Ricardo Merlo e Michele Schiavone

"La stampa italiana all’estero è un bene prezioso quanto la lingua con cui essa si esprime". Segretario generale della Dante Alighieri, Alessandro Masi ha introdotto così il suo intervento al convegno sull’informazione italiana all’estero, svolto alla Farnesina all’interno della assemblea plenaria del Cgie.

"Agli Stati generali ci hanno detto che l’italiano è la quarta lingua più parlata al mondo, la 21esima lingua madre". L’italiano "è una lingua di fascino, con essa si trasmettono i nostri valori identitari, gli elementi più creativi, valori unici in un mondo globalizzato". L’unicità "è fatta di tante piccole cose, a sostegno di un Sistema". Un lingua unica e di grande fascino che, però, in Italia e nel giornalismo viene distorta e abbandonata a favore degli inglesismi. Cosa che per Masi "denuncia un certo limite e provincialismo".

La Dante "con Rai Italia sta facendo sforzi notevoli per divulgare l’italiano, a sostegno – ha ribadito Masi - di un sistema più complesso". Dunque "non basta dire che abbiamo la lingua più bella del mondo. Occorre formazione" anche perché la lingua "è un elemento vivo, che cambia" quindi dobbiamo "seguirne l’evoluzione", soprattutto chi fa informazione. "Con l’italiano si dia slancio anche all’editoria italiana nel mondo. Nelle librerie all’estero vedo sempre meno libri italiani, quando invece c’è una grande varietà di qualità che merita di essere portata all’estero".

"Lo sforzo continuo di chi fa editoria e informazione all’estero è un bene prezioso. La lingua – ha concluso – è nel cuore non è solo un carattere di stampa". Ampio il dibattito che ha coinvolto editori e consiglieri.

Vittorio Giordano (Cittadino canadese) si è detto fiero di essere caporedattore di un giornale con 76 anni di storia, "il più antico in Canada". La stampa italiana all’estero "è parte integrante se non fondante del Sistema Paese, promuove il Sistema Italia ogni giorno in diverse maniere: con la lingua, con la narrazione comunitaria – il nostro contenuto tipico specifico – con le storie di eccellenze del Made in Italy, con la presenza fisica di una redazione, avamposto di italianità, con lo stimolo al turismo di ritorno. Con l’allargamento della platea degli italofili che leggono i nostri giornali. La lingua è cultura. Ostiniamoci ad informare in italiano: siamo una risorsa da valorizzare e non una spesa da tagliare", ha concluso.

Dello stesso avviso Silvana Mangione (Usa) secondo cui i giornali italiani all’estero "danno una lettura, attraverso il nostro sistema di valori, di ciò che succede in Italia e all’estero". inoltre "hanno ancora e sempre la funzione di consolidamento della struttura dell’italiano: i bambini piccoli di nuova emigrazione assorbono la lingua, ma non ne conoscono la struttura", ha chiarito. Inoltre, la stampa veicola "il dibattito sui temi locali e generali. Pensare che l’innovazione significhi trasportare tutto su una piattaforma mi sembra una sciocchezza. Difendiamo la stampa italiana all’estero in ogni modo possibile".

Per Tony Mazzaro (Germania) "senza la stampa fatta da italiani per italiani forse non ci sarebbero i Comiets e il Cgie e forse neanche il voto all’estero". Mazzaro ha poi ricordato le trasmissioni italiane sulle reti estere radio e tv "che allo stato italiano non conoscono, e che negli anni hanno favorito la nostra integrazione socio linguistica. Senza gli italiani all’estero non si potrebbe neanche parlare di un Sistema Paese da esportare. Considero un fiore all’occhiello essere utenti della proposta quotidiana, settimanale o mensile della stampa all’estero. anche perche la stampa nazionale non parla di noi".

Nello Gargiulo (Cile) ha consigliato a Crimi di accompagnare il senatore Petrocelli nelle prossime, annunciate, missioni all’estero: c’è una storia di queste testate che, ad esempio in Argentina, inizia nel 1857. Gargiulo ha poi citato i contributi, i pareri dei Comites; "secondo Crimi dobbiamo annullare il passato e metterci nelle mani delle rete, cosa che ha portato loro al governo ma non rappresenta il sentire degli italiani all’estero. Dobbiamo insistere perché la rete non svuoti di italianità la circoscrizione estero. La nostra stampa – ha concluso – fa anche capire come noi dall’estero vediamo l’Italia".

Il Sistema Paese, ha ricordato Cesare Villone (Brasile) "poggia su due pilastri: sviluppo economico e culturale". La stampa "favorisce l’integrazione e lo sviluppo culturale delle nostre comunità e presenta alle comunità ospitanti le nostre realtà e il vivere all’italiana. Siamo preoccupati perché Crimi ha confermato il taglio delle risorse. Capiamo la fase di cambiamento degli strumenti di comunicazione, ma teniamo conto della generazione di mezzo, quella troppo adulta per stare al passo di questi cambiamenti. Non minimizziamo il tema dicendo che i mezzi tradizionali non sono interessanti per la nostra promozione all’estero. il taglio totale, per di più in un periodo così breve, provocherebbe la chiusura certa di numerosissime pubblicazioni di antichissima tradizione".

Molto appassionato l’intervento di Pietro Petraglia (Comunità Italiana - Brasile), che riferendosi a Crimi, andato via subito dopo il suo intervento, ha osservato: sembra che non vogliano approfondire le nostre realtà. Dicono che di dobbiamo reinventare? Lo facciamo ogni giorno, dobbiamo lottare per produrre le nostre pagine. Facciamo eventi promuoviamo incontri: la nostra testata ha favorito l’incontro dell’ambasciatore Bernanrdini a casa Bolsonaro, il nuovo presidente; suo figlio è nostro abbonato". "I miei genitori sono partiti dal Cilento, abbiamo, noi italiani all’estero, lavorato per l’Italia nei paesi che ci ospitano, ogni italiano all’estero è frutto di questa grinta trasformatrice", ha aggiunto Petraglia, rpima di ribadire che "i media sono fondamentali per il Sistema Paese, per la democrazia, e all’estero per la diffusione dell’eccellenza, della lingua e del made in Italy. Oggi molti politici non hanno la sensibilità né la cultura né la voglia di conoscere nostra la realtà. Sono outsider entrati a contatto col potere ed è una grande vigliaccheria parlare di togliere i contributi. Già la situazione è gravosissima per le nostre aziende, il supporto del governo è essenziale. Il Presidente Mattarella lo capisce e ci difende", ha ricordato Petraglia, applaudito dai colleghi.

Dato atto al "valore della lotta del sottosegretario Merlo", Petraglia ha concluso sostenendo che "come ambasciatori siamo più apprezzati nelle realtà locali che in Italia; devono riconoscere il valore che abbiamo perché non siamo burattini di partiti che si sottomettono a chi comanda". Il mondo Rai è stato al centro dell’intervento del direttore di Rai Italia Marco Giudici, che ha voluto spiegare che "facciamo il possibile con i mezzi che abbiamo".

"Io oggi conduco una navicella che svolge un ruolo molto tradizionale, porta le immagini in una "antologia" in famiglie lontane che ancora le guardano in salotto. Persone che lo faranno ancora nei prossimi anni; nel frattempo noi affianchiamo anche la possibilità di accedere al programma desiderato dell’offerta Rai. Ma il lavoro di scelta antologica è ancora necessario".

"Le nostre risorse sono molto limitate rispetto al passato: fino al 2007 la Presidenza del consiglio dava 35milioni di euro; poi, ridotti di anno in anno, oggi abbiamo di 6milioni e 700mila, fino a fine aprile, dopo non si sa. 4,5 milioni servono per comprare i diritti per il calcio. Il resto per fare il canale, comprese le acquisizione dei diritti per l’estero". Giudici ha quindi confermato che "entro primavera 2019 ci sarà il quarto palinsesto differenziato per Nord e Sud America", ha rivendicato la novità rappresentata da "L’Italia con voi", una "specie di Uno Mattina per italiani all’estero, con tutti i generi, ospiti, e un grande studio di serie A della Rai. Stiamo coinvolgendo i grandi volti della tv a fare cose specifiche per Rai Italia e sta per partire, forse a inizio anno, una rubrica di posta con Giancarlo Magalli". Proponiamo "un palinsesto aderente alla tv della sera prima in onda in Italia. Quella che vedete anche all’estero è la Rai di adesso".

Rimasta fino alla fine dei lavori, la senatrice Laura Garavini è intervenuta al dibattito per contestare le affermazioni del sottosegretario Crimi sui fondi per la stampa aumentati a fini "elettorali". "Molto scorretto da parte di Crimi non rendersi disponibile al contraddittorio, con una disponibilità all’ascolto solo apparente", ha accusato Garavini. "Non è serio da parte di un esponente del governo venire a dire "mi auguro che in parlamento si trovino le risorse" perché è compito del governo trovare le risorse". "La simpatia umana è una cosa, ma al dunque ci si misura in risorse o meno per italiani all’estero. Allora si vedrà se c’è la volontà politica o se sono solo chiacchiere", ha detto ancora la senatrice. Credo che il Cgie non abbia tempo per le parole al vento ed è grave che Crimi si sia permesso di fare un processo alle intenzioni riguardo a risorse vere, già spese e previste nelle precedenti leggi di bilancio. Frutto di una volontà politica, in più leggi di bilancio, non a fini elettorali ma perché noi, politicamente parlando, crediamo davvero nel valore dell’informazione per e degli italiani all’estero. La presenza non basta".

"Qua sono state dette cose false. È vergognoso. È un’offesa all’intelligenza venire a parlare di cambiamento epocale: qua si cerca di creare discrezionalità, si usano parole attraenti segnando la fine della libertà di stampa. Ed è inquietante – ha aggiunto Garavini - che Crimi dica che il governo reagisce così ad un certo tipo di informazione. Qua c’è un’informazione amica che viene favorita e poi quella nemica che attraverso tagli viene silenziata? Dispiace che il Cgie venga abusato per propagare anche qui una cosa così grave".

Prima di dare la parola a Schiavone per la chiusura formale dei lavori, il presidente della I Commissione e della Fusie, Giangi Cretti, ha fatto il punto sui lavori del pomeriggio. "Sono soddisfatto per il lavoro e la partecipazione, è stato anche un momento di formazione. Oggi è stato importante qui avere Crimi: certo non siamo d’accordo con quello che ha detto, ma volevamo sentire di persona, da lui, cosa hanno in testa di fare. Non ci piace quello che ha detto e nelle sedi che potrà usare ciascuno di noi cercherà di far cambiare strategia al Governo".

La lunga giornata di plenaria è stata chiusa da Schiavone che ha stigmatizzato anche lui il comportamento del sottosegretario: "se l’è svignata ed è increscioso che abbia sfuggito il confronto, ma almeno abbiamo capito le intenzioni del governo. Non ha portato delle proposte e quindi siamo ignari di cosa accadrà con la finanziaria. Aver fatto riferimento ai contributi pre-elettorali è riflessione di bassissima lega. Una grave disattenzione e un modo di agire sleale da parte di un governo che si definisce del popolo".

Rivolto a Garavini, Schiavone ha assicurato che "il Cgie con i suoi limiti ha delle capacità di critica, li esprimiamo quando serve: ora serve farlo ad alta voce. Ma abbiamo bisogno di confronto. L’informazione tiene in vita la liberà e la democrazia di un paese. Abbiamo sentito delle potenzialità della stampa estera, sostenuta da un contributo dello stato, ma c’è tanta voglia di fare e tanta professionalità. Speriamo nella disponibilità di Crimi ad un incontro, spero che il suo invito non siano state vuote parole. Il Cgie sostiene la stampa e la comunicazione e si spenderà con tutte le sue forze. Abbiamo il coraggio di portare avanti le nostre battaglie, abbiamo un ruolo diverso dal Parlamento, ma ci impegniamo ad esercitarlo senza fare sconti a nessuno".

M.C.\AISE