Seimila e cinquecento abitanti, i Colli Berici sullo sfondo e la provincia di Verona a un sospiro, Montebello Vicentino è diventato nel tempo un importante polo nel campo della concia delle pelli. Paese del Vicentino a vocazione industriale, è noto anche nel mondo della moda con la Bottega Veneta e le auto di lusso della Fornasari. Giorni fa, giovedì scorso, la conceria aspettava un carico di pelli spedite dal porto di Santos, in Brasile. Il più importante scalo merci del Sudamerica. La città famosa per un suo particolare carnevale, le spiagge dorate, e la squadra di calcio. Il mitico Pelè fece grandissimo il Santos Futbol Clube. Le pelli non c’erano. Al porto di Livorno, un operaio della conceria ha trovato sette quintali di cocaina. Una scoperta a dir poco grottesca. Cinquanta bancali, circa dieci tonnellate di semigrezzo, prodotto con una peculiarità decisiva per chi vuole infilarci la droga: puzza di un puzzo ammorbante. Così tanto da trarre in inganno i cani antidroga della dogana. Il carico era in attesa di trasloco nel solito tir con la solita destinazione. Montebello Vicentino, una delle capitali mondiali dell’industria conciaria. Sette quintali di coca invece delle pelli da concia. Succede che i cinquanta bancali vengono portati nel capannone. L’operaio, evidentemente attento e zelante, scorge fra una pelle e l’altra qualcosa di strano. Di bianco, avvolto nel cellophane. Panetti di cocaina. Non l’aveva ordinata, e lui non è un tossicodipendente o uno spacciatore e neppure un trafficante. Informa il suo capo, che si premura di avvertire il proprietario dell’azienda. Anche perché sputano pannelli uno dopo l’altro, mai vista quella parti tanta cocaina in una volta. Sette quintali di roba. Il titolare allerta i carabinieri di Vicenza. I quali si trovano al cospetto di una scena mai vista prima. Settecento chili di povere bianca di ottima qualità. Finissima, pura. Il conteggio dei pannelli dà un risultato strabiliante. Il carico vale 80 milioni di euro. Un episodio decisamente sconvolgente, e tutti a segnarsi con la mano sinistra, come è che sia successo? Sembrava, a tutta prima, la cronaca già letta di un importante traffico internazionale di stupefacenti. Una roba da James Bond, l’agente 007 risolutore degli intrighi più incredibili nella finzione cinematografica. Proprio così? Ma no: prevale l’idea che possa trattarsi di un clamoroso errore. Appunto grottesco. Un incredibile lapsus. Secondo gli investigatori, è questa l’ipotesi meno peregrina. Un errore, ma si può? Una clamorosa “toppata” di spedizione la tesi più accreditabile attribuita da testimoni e investigatori. Il sospetto è che i trafficanti possano aver sbagliato destinatario. Incredibile, inconcepibile. Ma la domanda è innanzitutto una: visto il quantitativo, possibile che gli “spedizionieri” siano incorsi in un errore del genere? “Possibile sì”, secondo gli investigatori del Ros di Padova, che nelle indagini loro hanno affiancato i colleghi di Vicenza. Permangono comunque forti dubbi sulla dinamica dell’incredibile accadimento sfociato eventualmente nell’errore clamoroso. Sulla vicenda ora indaga anche la procura Distrettuale Antimafia di Vicenza. L’imponenza del quantitativo di cocaina sequestrata alimenta l’ipotesi sull’operato di una organizzazione criminale. Professionisti dei traffici di stupefacenti, incorsi nella circostanza nel più inspiegabile dei lapsus. La domanda finale tiene saldamente in piedi la trama gialla che attraversa l’inedita vicenda. A chi era destinata la droga? E a quale conceria era destinato il carico di pelli? Cosa c’è dietro il più ingente sequestro di cocaina mai effettuato prima in Italia? Questo portato involontariamente a termine nel Vicentino. Giallo e mistero. L’errore potrebbe svelare l’esistenza di una rete criminale che segue le rotte classiche della cocaina, per smerciarla su scala industriale. Dal Sudamerica all’Europa, poi l’approdo alle concerie. Nulla è certo, però. Il colossale affare andato in fumo non avrà mancato di mandare fuori dai gangheri qualcuno che ha visto sfuggirgli dalle mani una montagna di soldi. Con la poco piacevole prospettiva di ritrovarsi ora con investigatori e polizia alle calcagna. A Montecchio Vicentino, intanto, c’è una famiglia, quella del titolare della conceria, che sta vivendo giorni di terrore. Esagerazioni? Proprio no: il legale del titolare dell’azienda conciaria del Vicentino ha chiesto con forza che il nome dell’imprenditore non venga fatto. Ragioni di sicurezza, quelli della droga è gente spietata, dall’omicidio facile. Mentre monta la possibilità che dalle parti di Vicenza, nella valle del Chiampo, ci sia un crocevia della droga. Le strade del commercio di cocaina pura, finissima, che si nasconde, occultandosi agli occhi di tutti. La droga che sfrutta la complicità delle pelli e quell’odore penetrante, forte. Il puzzo che inganna e manda nel pallone anche i cani antidroga della dogana.