Trema il vertice del Consiglio Superiore della Magistratura. Investito da un autentico terremoto, lo scandalo del pm Luca Palamara indagato per corruzione, il Csm si ritrova al cospetto del redde rationem. Che si prospetta piuttosto lungo. E lascerà in terra feriti e morti. La resa dei conti sarà decisamente cruenta. Altre venti toghe sarebbero coinvolte nello scandalo delle nomine. Come richiesto dal Csm, ieri la Procura di Perugia ha trasmesso a Palazzo dei Marescialli la parte degli atti istruiti nel corso di quattro mesi di intercettazioni telefoniche e ambientali. Il poderoso e attento lavoro condotto dal Gico della Guardia di Finanza di Firenze. Atti fin qui coperti dal segreto istruttorio relativi al dimissionario ex presidente del Csm Luca Palamara, indagato per corruzione, e sulla sua rete di opache relazioni.

Nel fascicolo le prove dell’intreccio di potere tra politica e magistratura. I primi pasticci sono datati 2104. Dalle conversazioni emerge anche il ruolo di Luca Lotti, ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e ministro, e Cosimo Ferri, magistrato già segretario di Magistratura Indipendente. Questi avrebbe ridotto al ruolo e alla figura di mero cavalier servente David Ermini, attuale vice presidente del Csm, eletto con i voti proprio di Magistratura Indipendente e Unicost. Il cosiddetto Cencelli di Palazzo dei Marescialli, messo a quel posto per normalizzare, nell’immediato, le procure di Roma e Perugia. La tipica utopia italiana. Fonti qualificate vicine agli inquirenti riferiscono che sarebbe “devastante” il quadro che documenta gli atti arrivati da Roma. Ne uscirebbero sbriciolate l’immagine e la credibilità dell’intera magistratura italiana. Non solo i singoli magistrati coinvolti.

Le toghe non pulite sarebbero oltre venti. Comunque, non meno di una ventina. Incappati, imbrigliati, finiti nella rete a strascico delle intercettazioni. Una sorta di retata tra magistrati attratti per contagio nell’inchiesta di Perugia dalla frenetica attività di relazioni che Luca Palamara ha continuato a intessere in forza di un ruolo fondamentale. Quello di leader di Unicost, king mater delle correnti. In maniera costante, anche dopo essere uscito dal Consiglio e al ritorno in Procura a Roma. Una costante attività non limpida, anzi sporca, macchiata dalle intercettazioni. Si tratterebbe di almeno due momenti fondamentali. In quello più vicino, cominciato nell’autunno del 2018, sarebbero coinvolti tre consiglieri del Csm: Carboni, Lepre, Spinai. Il momento precedente, compreso nel periodo 2014-2018, sarebbe esplicativo sull’attività svolta da Palamara, nella sua qualità di componente togato del Consiglio. L’inchiesta ha acquisto importanti dettagli. Particolari che svelerebbero quale è stata in questi anni la trama degli accordi tra le correnti. E non solo: è infatti possibile riscrivere la storia recente della magistratura in Italia. Un’infernale battaglia combattuta sotto traccia all’interno e intorno ad alcuni uffici del Csm titolari di inchieste che hanno segnato il destino di maggioranze politiche discusse e discutibili.

Un esempio illuminante: l’inchiesta Consip. E il destino di società definite strategiche e come tali identificabili e identificate. Come Eni: da Trani a Gela per fermare i pubblici ministeri sulle tangenti. Le Procura di Roma, Milano e quelle del Sud imbrigliate e imbracate nel Sistema Amara, dal nome dell’ideatore Pietro Amara. L’avvocato siciliano all’Eni, da cui riceve da sedici anni parcelle per undici milioni di euro. L’arresto del faccendiere per corruzione in atti giudiziari (reato patteggiato con tre anni) ha portato alla luce lo squallido mercato delle poltrone. Ed egli stesso è l’autore del falso complotto che doveva servire a spiare e boicottare l’indagine sulle mazzette in Africa. Le stesse qualificate fonti vicine agli inquirenti riferiscono che le carte sarebbero in grado di documentare l’arroganza e la costante invadenza della politica. Manifestazioni in grado di incidere, poste in essere dai parlamentari vicini a Lotti e a Ferri. Uno spettacolo punto edificate. Esattamente disgustoso. Molto probabilmente addirittura peggiore di quanto si potesse immaginare. Nessuna delle correnti del Consiglio Superiore della Magistratura sembra desinato a scampare al massacro. Siamo alla rappresentazione di una sanguinosa tonnara. Ricatti antichi e nuovi, la tela di un ragno che ora appare in tutta la sua evidenza per quella che è stata e è servita. La tremenda conclusione, inevitabile a questo punto della fiera, sembra destinata a sporcare ancora di più l’immagine del nostro Paese. Quest’Italia martire, alla mercè di corruttori e corrotti.

Franco Esposito