Lo ammetto, é stato uno shock scoprire, in una tranquilla giornata del giugno del 2019, di essere figlio di Matteo Salvini. "Se mio figlio ha fame e mi chiede di dargli da mangiare e Bruxelles mi dice ‘no’, secondo me viene prima mio figlio, i miei figli sono 60 milioni di italiani, se hanno fame devo dargli da mangiare", ha proclamato il "Capitano" in uno dei suoi frequenti deliri (di onnipotenza e non solo).

Mi sono ritrovato ad essere, da figlio unico, ad avere 60 milioni tra fratelli e sorelle. Famiglia piuttosto numerosa ed un padre che definire prolifico è poco. Per smaltire il trauma dell’inaspettata paternità, mi sono messo a navigare nel sito Eligendo del ministero dell’Interno (che altro non è che l’ufficio di papà dal quale, però, il genitore è spesso assente), dove sono riportati i dati relativi alle consultazioni elettorali e dal quale si deduce che, inclusi gli italiani all’estero, alle ultime elezioni europee avevano diritto di voto quasi 51 milioni di elettori ma soltanto poco più della metà (27 milioni 780mila) hanno approfittato di questa occasione d’oro.

Un terzo di quella metà (poco più di 9 milioni di soggetti) hanno votato per papà, unico politico nostrano a presentarsi capolista in tutte e cinque le circoscrizioni, segno evidente che lui si fida solo di se stesso. Però c’è un conto che proprio non torna perché la "grande famiglia Italia" è composta da circa 60 milioni e 500mila anime e papà Matteo pretende di rappresentarla tutta con meno di un sesto dei consensi e questo ci sembra un po’ presuntuoso. Mi sa che mi conviene restare fedele al mio papà (quello vero) che adesso purtroppo non c’è più ma che non ha mai fatto una fotografia con un barattolo di nutella o con piatto di spaghetti ma, soprattutto, non era capace di odiare.

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