Il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella e il Presidente della Repubblica Federale di Germania Frank-Walter Steinmeier sono intervenuti ieri alla cerimonia di commemorazione del 75° anniversario degli eccidi avvenuti nel comune di Fivizzano durante la Seconda guerra mondiale. Al loro arrivo a Fivizzano, i due Capi di Stato hanno incontrato alcuni sopravvissuti alle stragi. Successivamente, prima della cerimonia ufficiale, hanno deposto una corona presso la lapide che commemora i Caduti degli eccidi e hanno scoperto una targa commemorativa dell’incontro. In Piazza Vittorio Emanuele II si è svolta, quindi, la cerimonia nel corso della quale, dopo i saluti del Sindaco di Fivizzano, Gianluigi Giannetti e del Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, hanno preso la parola il Presidente Steinmeier e il Presidente Mattarella.

Occorre “guardare con consapevolezza” agli orrori delle stragi nazifasciste. L‘Unione Europea, “uno degli spazi di libertà più grandi al mondo” è nata in reazione a quella tragedia, la cui responsabilità va addossata a “chi aveva in spregio la democrazia”, gente a cui fu permesso “di esercitare in potere assoluto”. Bisogna “impedire che si creino le condizioni in cui questo possa riprodursi”, ha detto Mattarella, ricordando insieme all’omologo tedesco Frank Walter Steinmeier la strage di Fivizzano. “La perdita di fiducia nei valori al centro della storia europea, come il rispetto della vita e della libertà individuale e collettiva, permisero a regimi che avevano in spregio la democrazia di giungere ad esercitare un potere assoluto”, esordisce. Fu “la notte delle coscienze che condusse a immani tragedie”, ed ora il ricordo ci “impone di guardare con consapevolezza mai attenuata a quei fatti”. Ben sapendo, però, che è qui che ha avuto inizio “il percorso che ci ha portato alle nostre Costituzioni ed al successivo percorso di integrazione europea, che è la nostra comune prospettiva storica”. A dimenticarsene si farebbe un danno senza precedenti o quasi.

Steinmeier non ha remore nel manifestare la sua “vergogna”. Lo dice in un intervento in un bell’italiano, in cui ammette: “è infinitamente difficile per un tedesco venire in questo luogo”. Se la Germania non ha fatto nulla per molti anni per riconoscere le proprie responsabilità, i superstiti e le loro famiglie mantengono intatto “il diritto alla memoria”. Perché “chi conosce il passato è pronto per lo spirito europeo” mentre “chi dimentica è esposto ai pericoli dell’intolleranza e della violenza. E questo vale soprattutto “in un momento in cui il veleno del nazionalismo torna ad infiltrarsi in Europa“. Dimenticare, gli fa eco Mattarella, equivarrebbe ad una “fuga da noi stessi, da quello che autenticamente è la nostra Repubblica”. Anche perché le cose hanno spesso la tendenza a ripetersi quindi “è nostro dovere impedire che si creino le condizioni in cui tutto ciò possa riprodursi”, soprattutto “nell’Unione Europea, uno dei più grandi spazi di libertà esistenti al mondo”. E che, come tale, va difeso.

IL 24 AGOSTO 1944 A VINCA

Il 24 agosto 1944 oltre cinquanta automezzi carichi di soldati tedeschi e militi fascisti salirono verso il paese di Vinca, toccando Equi Terme, Monzone altre frazioni limitrofe. La zona era conosciuta per essere sotto il controllo dei partigiani, essendo i vari valichi spesso percorsi dalle staffette che permettevano il collegamento con le squadre presenti sugli altri versanti. I soldati dell’Aufklärungs-Abteilung 16 (“Reparto esplorante 16”) comandato dal maggiore Walter Reder (dipendente dalla 16. SS-Panzergrenadier-Division “Reichsführer-SS”) arrivarono al paese di Vinca nella prima mattinata del 24 agosto, salendo da Monzone, mentre altre colonne accerchiarono la zona dalle valli sul versante della Garfagnana e da quello di Carrara.

Un centinaio di brigatisti neri di Carrara guidarono le SS lungo i sentieri nei boschi limitrofi per trovare la popolazione civile, che vi si era rifugiata all’arrivo dei convogli; difatti, la maggior parte delle vittime si rinvenne fuori dall’abitato. Una volta bloccato l’accesso al villaggio, i Nazifascisti iniziarono a uccidere gli abitanti rimasti (quasi tutti vecchi ed invalidi poiché chi poteva era fuggito nei boschi) e a saccheggiare e bruciare le case. A sera, rientrarono a valle. Il giorno seguente, molti degli abitanti che erano riusciti a rifugiarsi altrove tornarono in paese per cercare cibo, seppellire i morti e salvare quanto potevano dalle case in fiamme; tuttavia, vennero colti di sorpresa dall’improvviso ritorno dei Nazifascisti, che fecero ancora più vittime del giorno precedente ed estesero il rastrellamento a tutte le zone vicine.

Le vittime accertate furono 173: molti cadaveri vennero rinvenuti nudi, decapitati o impalati compreso un feto strappato al ventre della madre uccisa. Alcune testimonianze riportarono che gli aguzzini avevano un organetto che facevano suonare mentre uccidevano passando di casa in casa, dettaglio questo comune ad altre stragi perpetrate in zona.