Il carcere di Poggioreale e la protesta dei navigator

Lo hanno riportato in carcere, a Poggioreale, da dove è evaso con gesto da acrobata, scavalcando letti e mura, primo vero evasore nella storia centenaria dell’orribile istituto di pena. Il carcere più sovraffollato d’Europa, un migliaio di ospiti oltre il massimo consentito, un numero ridicolo di agenti e tre padiglioni lager.

La fuga del polacco Robert Lisowski, recluso per omicidio, è durata poco più di 24 ore. Un’evasione breve. Si è conclusa non lontano dal carcere, a Corso Garibaldi, sempre affollata. Circondato da poliziotti e agenti della penitenziaria, l’omicida ha chiesto dell’acqua. “Fatemi bere, ho sete”. Assiderato e affamato, non ha opposto resistenza. “Sono io, Robert”. Liberata da un patema, Napoli è tenuta a fare i conti con un nuovo disagio. Immancabile, ma non classico, non di stagione.

Un disagio nuovo: quello dei navigator. Tornati in piazza, annunciano l’inizio dello sciopero della fame. Una protesta estrema. Un atto disperato, a ben vedere. Protagonisti i vincitori della selezione pubblica dello scorso mese di giugno. Enunciato anche in una sorta precedente sorta di marcia di Roma, l’obiettivo è sempre lo stesso. Convincere il governatore della Campania a firmare la convenzione con Anpal. Passaggio e condizione necessarie per la firma del contratto con i Centri per l’impiego. “Siamo qui anche di notte”, sembrava una minaccia, è diventato un fatto reale. Teatro della protesta, il palazzo della Regione in via Santa Lucia, non distante dal lungomare di Napoli e da piazza del Plebiscito. La strada immortalata in cento canzoni.

Resteremo qui per qualche giorno, anche di notte, se necessario. Un posto per dormire lo troverò”, al navigator venuto da Bari non manca la determinazione. “È in gioco in mio futuro e quello di 470 persone nella mia stessa condizione”. Sciopero della fame per essere impiegati per ventuno mesi nei centri per l’impiego della Regione a supporto del reddito della cittadinanza. Uno dei tanti guasti, delle tante incongruenze firmate dal Governo finito gambe recentemente gambe all’aria. Come avvenuto in tutte le altre regioni italiani, anche i navigator in sciopero della fame davanti al palazzo del governo della Regione hanno partecipato al bando al bando nazionale, scegliendo la Campania come destinazione. Semplice il motivo: offriva un maggior numero di posti disponibili rispetto ad altre regioni.

Ma in ragione di cosa? Dell’elevato numero di percettori in Campania del reddito di cittadinanza: 101.416 sulle 214mila domande presentate fino ad oggi. “Il presidente Vincenzo De Luca, governatore della Campania, pensa ai suoi concorsi come piattaforma per ricandidarsi alle elezioni regionali. L’avessimo saputo prima, avremmo fatto altre scelte per la selezione”, puntualizzano i navigator provenienti da regioni vicine alla Campania. Alcuni hanno già scritto al presidente Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato intervenga, ne ha facoltà. Tirato in ballo, il governatore della Campania risponde che la Regione non c’entra nulla in questa storia. La vicenda è stata gestita direttamente, in esclusiva, dall’Anpal, dipendente del ministero del Lavoro, attraverso una selezione nazionale. “Il problema è stato creato appunto all’Anpal”, anno sapere dagli uffici della Regione. In questa storia, chiaramente, c’è qualcuno che racconta bugie. Secca è infatti la replica dell’Anpal. “Siamo pronti a firmare i contratti dei navigator campani non appena la Regione si renderà disponibile a sottoscrivere la relativa convenzione”.

Ma per il governatore De Luca vi sono due ostacoli insormontabili. Il doppio lavoro “visto che i navigator durante i ventuno mesi potranno svolgere anche un’altra professione”, e il “contratto precario” offerto. De Luca assicura che la Regione Campania “è impegnata nel varo di un contratto vero per assumere 620 dipendenti nei centri per l’impiego”. Il presidente regionale invita inoltre l’Anpal “ad affrontare la questione in tempi rapidi”. Al vetriolo la replica dei consiglieri regionali del M5S, Valeria Ciarambino e Gennaro Saiello. Normale che non abbozzino. “De Luca è l’unico interlocutore che deve dare conto della sua assurda decisione di non firmare la convenzione con l’Anpal.

E’ istituzionalmente scorretto quando si assume i meriti del concorso per 650 dipendenti nei centri per l’impiego. Potrà realizzarli solo grazie a uno stanziamento del nostro governo di 120 milioni per l’assunzione di oltre quattromila dipendenti in tutta Italia”. De Luca è oltretutto “scorretto e ipocrita”, secondo i consiglieri regionale M5S, “quando parla di dei navigator come di lavoratori precari, gli attuali 55 sono utilizzati nei centri per l’impiego campani proprio grazie a un accordo che risale all’epoca del governo Renzi”. E giù con l’ultima accusa, la più grave, che però non sorprende in quanto è una chiara rappresentazione del populismo imperante nel governo scaduto.

“In realtà De luca vuole impedire che grazie all’impegno dei navigator sarà finalmente trovata un’occupazione ai percettori del reddito di cittadinanza”. Non originale, però significativa di un certo modo di pensare. Disperati i navigator in sciopero della fame. “Stiamo diventando merce politica”. In quattro però non perdono la speranza che la loro questione possa diventare “un punto di incontro nella trattativa tra Pd e M5S per la formazione del nuovo governo”. Alla fine è tutto un incrociare di dita e di occhi rivolti al cielo. I sospiri per dirlo.

di FRANCO ESPOSITO