(foto depositphotos)

Il debutto ieri sera. La prima di ventuno serate in programma fino al 28 gennaio 2020. Protagonista un artista sempiterno, cantante e autore, showman a tutto tondo, Gianni Morandi. Un ragazzino di settantaquattro anni, titolare di inesauribile energia. L’inossidabile torna sul palco a casa sua, Bologna. “Stasera gioco in casa – Una vita di canzoni”, il titolo dello spettacolo dice tutto, Morandi dalla nascita a oggi, in uno straordinario caleidoscopio. L’uomo e l’artista al Teatro Duse, il delirio di pubblico a certificare un successone annunciato. Gianni sempiterno porta sul palco non solo Bologna, anche un pezzo di storia d’Italia pieno di canzoni e di tanto altro. Nato a Monghidoro, Bologna, seicento canzoni nel suo repertorio. “Stasera gioco in casa” non è solo il titolo dello show, è anche quello di una nuova canzone scritta da suo nipote, Paolo Antonacci, figlio di Marianna e Biagio Antonacci. La cara Bologna, il ricordo di Lucio Dalla, amico e maestro, le canzoni, Morandi a casa sua. “C’è sempre un momento della vita in cui si sente forte il desiderio di tornare nel luogo da dove si è partiti. Questo è un ritorno in famiglia”. Ritorno e ripartenza con un nuovo spettacolo. Attraverso il concerto in forma acustica, l’inossidabile artista bolognese ripercorre le emozioni della sua musica e della sua vita. Uno spettacolo, “Stasera gioco in casa – Una vita di emozioni” intessuto anche di parole, non solo di canzoni, e di ricordi intimi e personali. Il papà non voleva che cantasse, “non lo riteneva un mestiere, per me che prendevo la corriera da Monghidoro per suonare con l’orchestra Scaglioni”. Scaglioni chi? Il proprietario dell’orchestra che pagava quasi niente gli orchestrali. “Cinquecento lire per la mia prima volta. MI tremavano le gambe, cinquantacinque anni fa”. Adesso lo show, dopo decenni e decenni di successi, Morandi presentatore a Sanremo, attore di cinema, simbolo del made in Italy nel mondo. E questo show, una cosa nuovissima. Sarà diverso ogni sera, un copione vero e proprio non c’è. Prevede quindici canzoni fondamentali del repertorio storico di Gianni Morandi. Da “C’era un ragazzo… a Fatti mandare dalla mamma…”. La seconda parte dello show è aperta alla partecipazione degli ospiti. “Un cantante, un calciatore, un bolognese doc…”. E anche alle richieste del pubblico. “Spero di ricordare tutte le parole delle seicento canzoni che ho pubblicato in carriera”. Il bilancio è ampiamente positivo. L’Italia spesso si è divertita, ha cantato e trascorso le vacanze con le canzoni e la voce di Morandi. Che riconosce “ce ne sono alcune poco significative, altre proprio brutte, davvero brutte”. Innanzitutto una, ammissione e riconoscimento sono spontanei. “Il titolo? Chissà, per fortuna è sparita subito”. Un puntino nero in un repertorio rutilante, apprezzato e cantato in tutto il mondo. Morandi sente tre brani più di tutti gli altri. “Andavo a cento all’ora”, la sua prima canzone, la prima ascoltata in un jukebox. “Dentro ci sono i ricordi della mia adolescenza”. E le tracce di una lotta mai dimenticata per imporre “C’era un ragazzo”. Non rientrava nel suo repertorio melodico e nessuno voleva che nascesse. Ma lui la voleva a tutti i costi, ne pretendeva la pubblicazione. “Anche perché dentro c’erano gli ideali per cui ha combattuto mio padre”. E che dire di “Uno su mille ce la fa”? Beh, questa è una canzone molto cara a Morandi. Racconta una rinascita, è la sua storia. “Sono rinato tante volte, ho avuto momenti brutti, ma anche se sei a terra non devi strisciare mai. La canzone ha uno sprone, una suggestione particolare. Tocca il mio cuore e tocca il cuore di tanti”. E quasi gli scappano i lucciconi. Morandi inguaribili romantico sul palco, nelle adiacenze dello stesso, e nella vita. Ma la canzone scritta dal nipote Paolo? Confida che quando la canta prova brividi di emozioni. Vere emozioni, nessuna finzione. “Mi metto nei panni di mia figlia che ha un figlio che scrive per suo nonno: fa uno strano effetto. Mai pensato che una cosa così capitata nella vita anche a me”. Nello spettacolo c’è spazio anche per il ricordo di Lucio Dalla. Il pensiero dell’amico spinge Gianni a chiudere gli occhi. Anche i sospiri sono veri. “Abbiamo passato una vita insieme e fatto centotrenta concerti. Lucio ha scritto per me diverse canzoni. A Bologna il profumo di Lucio lo senti ancora. Lui c’è sempre”.