Giuseppe Conte (Depositphotos)

Nel silenzio. L’annuncio dell’Ocse che l’Italia comincia a riprendersi e il Pil a crescere: +0,2% nel 2019, +04% nel 2020 e +0,5% nel 2021 è caduto nel vuoto o quasi. Qualche “comodino” nelle pagine interne dei giornali, qualche citazione “en passant” nei Tg e nient’altro. Evidentemente, nessuno ci ha creduto. Il tentativo di dare, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, un po’ di “ossigeno” all’esecutivo suddito dell’Europa, sperando che i media sostenitori del governo giallorotto, rilanciassero la notizia, stavolta non è servito. È difficile credere di punto in bianco alla crescita di un Paese; solo una settimana addietro, era dato per spacciato; vede sempre più a rischio la sopravvivenza dell‘Ilva e dei suoi 20mila posti di lavoro, dell’Alitalia e dei suoi 12mila dipendenti e altre 158 aziende in crisi e 300mila posti di lavoro.

Un Paese, il cui governo da decenni non mette a punto politiche industriali e con quello attuale – diviso su tutto, unito solo dalla voglia di evitare il voto e privo di leader veri, col Pd che si aggrappa ora all’ambientalismo gretino, ora alla Carola Rackete e magari a sardine, fravagli e lucci e il M5s che insegue Rousseau – che confonde lo sviluppo, con la decrescita (in)felice. La cui manovra finanzaria 2020 – che da domani comincia il proprio iter parlamentare di approvazione – come quelle precedenti antepone tasse, balzelli ed imposte, a cittadini ed imprese. Tant’è che all’articolo 96, per fortuna non ancora approvato, prevede che dal 1° gennaio prossimo “l’avviso di accertamento inviato dal Comune al contribuente conterrà l’intimazione ad adempiere” per cui trascorsi i 60 giorni per la presentazione dell’eventuale ricorso, diventerà immediatamente esecutivo. E, in caso di mancato pagamento, il Comune potrà procedere al pignoramento del c/c del contribuente non in regola con il pagamento dei tributi.

Certo, a motivarne la scelta, una giusta causa: la lotta all’evasione fiscale. Ma può una ragione – per quanto condivisibile – trasformarsi in un sopruso e diventare un’arma di ricatto ai danni di cittadini e imprese? Per voi, non lo so, per me, assolutamente no. Tanto più che non è l’unico. Non meglio, infatti, stanno messi i pensionati. Tartassati con la riforma Fornero e umiliati dalla legge di bilancio 2019 del Conte “uno” con Di Maio, ministro del lavoro. La prima, bloccando l’adeguamento delle pensioni al costo della vita sulla base dell’indice Istat, ha consentito alle casse dello Stato di risparmiare – a danno dei pensionati – dal 2012 ad oggi ben 45,5 mld di euro. La seconda, invece, ha permesso di prevedere un aumento delle pensioni, ma solo per quelle al di sotto di 1,522,26 euro di ben “udite, udite” 40 centesimi di euro lordi (22 netti) al mese. Un adeguamento soltanto parziale, che permetterà allo Stato di continuare a fare cassa “derubandoli” e senza che neanche se ne accorgano.

Sempre con la riforma Fornero, nel 2011 il governo Monti, decise – “usanza che ancora continua” – di prendere a prestito (meglio: “sequestrare”, visto che non è previsto alcun indennizzo per il prestatore “forzato”) per due anni, ritardandone la liquidazione, la cosiddetta indennità di buonuscita dei dipendenti pubblici che annualmente maturano i requisiti per il pensionamento. Ancora. Il 14 marzo 2014, Renzi a “Porta a porta” di Bruno Vespa, giurò che entro il 21 settembre di quello stesso anno, avrebbe saldato tutti i debiti della pubblica amministrazione. Altrimenti, “si sarebbe recato a piedi da Firenze a Monte Senario“. Da quel giorno, sono trascorsi altri 5 San Matteo, Renzi non risiede più a palazzo Chigi dal dicembre 2016, ma stando alle stime di BankItalia, i debiti commerciali stimati della PA italiana ammontano ancora a 53miliardi. Sicchè, da quelle stesse imprese, cui non riesce ad assicurare certezze nelle riscossioni dei propri crediti nei suoi confronti, pretende la massima puntualità – pena interessi di mora pesantissimi e pignormenti dei c/c – nel pagamento dei propri debiti con lo Stato. E la legge di bilancio 2020 prevedendo le manette per gli evasori “per difficoltà” e niente penalità per lo Stato cattivo pagatore, non faciliterà le cose.

MIMMO DELLA CORTE