Piazza San Marco allagata (Depositphotos)

Fuggi fuggi in massa. Fuga totale da Venezia. Annullati quattro viaggi su dieci. Una tragedia piena per il turismo a Venezia, dove per domani sono previsti 145 centimetri di acqua. L’allagamento riguarderà il sessanta per cento della città. Le prenotazioni da novembre a metà dicembre hanno registrato un poderoso quaranta per cento in meno. In pratica quasi il cinquanta per cento dei turisti ha annullato il viaggio in Laguna. Scatta quindi l’allarme per le prenotazioni di Natale. Gli albergatori, preoccupati dall’andazzo negativi dei numeri, lanciano messaggi in ogni direzione. E sperano che vengano raccolti e valutati. "Venezia non è una città sommersa, basta saper leggere i dati". La città che scoppia di norma di turisti ora si mette ad inseguirli. Visitatori abituali e potenziali messi in fuga dall’onda dell’acqua alta dello scorso 12 novembre. Centottantasette centimetri, la più alta nella storia di Venezia dopo i 194 del 1966. L’ondata ha ridotto alla grande le presenze alberghiere. Ma camminare per le calli, in questi giorni, non è comunque quello sport estremo praticato da veneziani e pendolari. Però, niente slalom tra le comitive al Ponte di Rialto e agli imbarcaderi dei vaporetti a San Marco e a Santa Lucia. Le file sono scomparse. Tutto ciò vale come immagine delle conseguenze postume all’accaduto: tra fine novembre e inizio dicembre le disdette, come già evidenziato, hanno superato il quaranta per cento. Imminente l’ingresso, il periodo strettamente natalizio è quello che preoccupa di più. E mette addosso l’ansia agli albergatori veneziani. Le prenotazioni sono in un momento di stallo totale. Il blocco, oltretutto, minaccia di allungarsi da ora fino al Carnevale. Un disastro. "I turisti non sanno come funziona la marea, pensano che Venezia vada sotto ogni volta che piove", chiarisce con straordinaria energia dialettica il direttore dell’Associazione degli albergatori, l’avvocato Claudio Scarpa, presente oggi a Roma. Ma per fare cosa? Il direttore illustrerà la situazione alla stampa internazionale. Venezia si rimbocca le maniche. Dopo la terribile notte del 12 novembre, la città si è rialzata, si è rimessa in piedi. Ma agli occhi di molti aspiranti turisti permangono le immagini dei vaporetti scaraventati sulle rive e delle gondole accatastate davanti a San Marco. Immagini rimbalzate sui network di tutto il mondo. Antonio Gutierres, segretario delle Nazioni Unite, ha confessato al Senato di essere scioccato della situazione a Venezia e dell’impatto "del cambiamento climatico su questa perla". Il calo delle prenotazioni e il drammatico andamento negativo in ambito turistico trovano ulteriore conferma dall’aeroporto Marco Polo, in località Tessera. Registrata nell’ultimo mese una flessione del venti per cento delle presenze giornaliere. Rischiano di dimezzarsi i tre miliardi di turismo prodotti dal turismo ogni anno. Miliardi in fumo, se non ci sarà una grandiosa improvvisa inversione di tendenza, oggi non ipotizzabile. I turisti, nel leggere i dati sull’acqua alta a Venezia, possono incorrere facilmente nell’errore: sbagliato pensare che una previsione di marea a novanta centimetri voglia dire camminare tra le calli in quasi un metro d’acqua. Laddove, con questa quota riferita al valore dello zero mareografico di Punta della Salute, Venezia se la cava con pochi centimetri a piazza San Marco. Gli albergatori chiedono quindi sempre "più informazione per promuovere il ritorno dei turisti". Realizzato anche un video, diffuso attraverso i social, per raccontare il ritorno alla normalità di albergatori, commercianti e artigiani. "Please, book a book Venice. Per favore, prenotare prenotate a Venezia". Because, eccetera eccetera, "perché siamo completamente operativi". Un appello in piena regola, ideato e lanciato dal management dell’hotel Monaco&Grand Canal. I caffè storici sono mezzi vuoti. L’associazione di categoria è costituita da 200 soci. "Abbiamo vissuto tutti un momento drammatico, ma tutti ci siamo ripresi. Non abbiamo mai visto così pochi turisti a Venezia". Gridi di dolore, i cori dello sconcerto. Gli incassi sono dimezzati. E il rischio più forte lo vivono le attività commerciali più piccole. Quelle gestite da chi ancora vive a Venezia, colpite dallo strascico dell’acqua alta. Arrigo Cipriani, patron dello storico Harry’s Bar, è letteralmente imbufalito. La colpa, a suo dire, è tutta di una narrazione catastrofica. "L’ultima marea è stata eccezionale, ma l’acqua alta qui c’è sempre stata. Anche noi l’avevamo dentro l’Harry’s Bar, ma il nostro locale non è stato mai chiuso". Dolente e insieme filosofica la considerazione finale. Il riferimento va a sei miliardi spesi per un’opera, il Mose, "che non funzionerà". Ma Venezia promette di resistere e di sopravvivere a tutto. Compresa l’acqua alta. "E i turisti torneranno", firmato Arrigo Cipriani, proprietario dell’Harry’s Bar. Lungi dall’affondare nella Laguna, resistono i locali storici. I monumenti, si sa, non affondano.

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