Come in un film. O da inserire tra le rapine più clamorose, se fosse riuscita. Ma uno dei rapinatori ha peccato di eccessiva fretta, e il colpo milionario è andato in fumo. Anzi è finito in fiamme. Al rogo il tir e gli automezzi della banda di rapinatori, diciotto: sono diventati cartocci incandescenti nel giro di minuti. Fallito l’assalto notturno al portavalori sull’A1, non lontano da Lodi, all’altezza del casello autostradale di San Zenone Ovest. L’incauta frettolosa manovra del conducente del tir dei banditi la causa del fallimento di un colpo preparato nei minimi dettagli da un manipolo di autentici professionisti. Innanzitutto specialisti di provenienza pugliese, leggi criminalità foggiana. Quelli che si definiscono "artisti", leader in Europa, con precedenti di clamorosi colpi riusciti in Olanda, in Francia, a Chiasso (assalto a una società di trasporto di preziosi), Torino, Catanzaro. L’assalto al portavalori si è svolto con lo stile paramilitare della mafia foggiana. Preventivata una barriera di fuoco di diciassette auto per bloccare tre furgoni portavalori della ditta Battisoli di Vicenza. L’unica in Italia ad avere l’autorizzazione a trasportare valori durante la notte. I furgoni erano diretti all’hub di Battisoli a Bologna. I rapinatori hanno buttato al vento l’occasione di consegnarsi anch’essi alla storia. Quella delle grandi rapine, che nel tempo accesero la fantasia anche di famosi cineasti che ne fecero materia per film di successo. Ronnie Briggs e Bruce Reynolds, quelli della rapina da 2,6 milioni di sterline, nell’assalto al postale Glasgow-Londra. Il clamoroso episodio di cronaca del 1963, i due con il sostegno di quindici complici. La refurtiva non fu mai recuperata. Uno dei colpi del secolo, a ben vedere, a fare paio con l’italianissima rapina della banda di via Osoppo, a Milano. I banditi in tuta blu, non criminali, e neppure rapinatori per così dire seriali. Gente del Giambellino, Lambrate, e Porta Ticinese, messi insieme dall’ideatore Ugo Ciappina e da Enzo Cesaroni, professione droghiere. Oggetto dell’assalto, il furgone portavalori della Banca Popolare di Milano. Un colpo da 500 milioni di lire, al tempo in cui lo stipendio medio di un operaio era 50mila lire. I diciotto membri della banda foggiana dell’A1 armati fino ai denti, come fossero in guerra. Un colpo preparato in maniera minuziosa, mesi di appostamenti, lo studio esasperato della tempistica e l’attenzione ai particolari. È andata così. I tre furgoni portavalori viaggiano in colonna in direzione Sud lungo l’A1, preceduti da un mezzo civetta e seguiti da un furgone di sicurezza. Un tir della banda li rallenta per assaltarli qualche chilometro più avanti, dove il resto del commando è pronto per bloccarli. Le guardie giurate a bordo non si accorgono di nulla. Durante il sorpasso succede l’imprevisto. Il tir dei banditi urta uno dei mezzi portavalori. Il contatto contravviene i piani previsti, in prossimità dell’area di servizio di San Zenone Ovest. L’urto provoca la foratura di un penumatico del portavalori. La guardia giurata alla guida del tir con il copertone bucato imbocca l’uscita per l’area di servizio. Senza aver realizzato mai di essere scampato a un assalto programmato dai banditi. Il portavalori trova nell’area di servizio una pattuglia della Polstrada. Mentre il tir assaltatore prosegue verso il punto stabilito per l’assalto. La banda di rapinatori ha perso. I banditi appiccano il fuoco ai loro mezzi, escono a piedi dall’autostrada e fuggono con le auto che avevano abbandonato in una strada laterale. Il colpo è fallito, come pure la possibilità di un inserimento nell’elenco delle rapine storiche. Tipo quella all’ufficio postale di Frauagunster di Zurigo, del 1990, una roba da 53 milioni di franchi svizzeri. Domenico Silano e altri quattro caricarono cinque casse di valori sui mezzi appostati di fronte, e via verso l’irraggiungibilità. O l’altro, firmato nel 1986 da Valerio Viccei, alle cassette di sicurezza di Knightbridge, un colpo da 198 milioni di dollari. La storia delle rapine considera fra quelle eccellenti il colpo al Boston Museum. Accadde nel 1990, due ladri notturni si fecero consegnare tredici opere d’arte. Valore 300 milioni di dollari. Il colpo fallito lungo l’A1 risponde al protocollo della mafia foggiana. Il presunto ideatore è in carcere da qualche anno e deve scontare una lunga pena. Ma la famiglia di Paolo Sorbo pare non smetta di fare affari a Cerignola. Dove il ministero degli Interni ha ordinato lo scioglimento del consiglio comunale "per infiltrazioni mafiose". E dove esistono seimila metri quadrati di proprietà del padre di Sorbo, una lottizzazione ferma da anni. Bande come quella in azione sull’a1 dispongono di mezzi di primissimo livello. I primi a usare i droni sono stati loro. Posseggono jammer del valore di 20-30mila euro per bloccare le comunicazioni via radio delle forze di polizia. Attaccano come fossero in guerra: mitragliatori, lancia granate, kalashnikov, mitragliatore, bome, bazooka, cartepillar per aprire furgoni portavalori e altro. Il fuoco è un marchio di fabbrica. E pure l’incendio di tir e mezzi pesanti per bloccare le vie di fuga, pale macchine, gru, ruspe per scavare sotto i caveau. Mezzi esibiti e usati il giorno che a Foggia bloccarono un intero quartiere. Colonne di fuoco come via di fuga anche questa volta. Centinaia di automobilisti bloccati per chilometri verso Milano. In una scena definita apocalittica da chi si è trovato a viverla da vicino.

FRANCO ESPOSITO

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