79.339 casi di Covid-19 in 30 Paesi, con 2.619 morti. Numeri, questi, che fanno ammettere a Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms, che la situazione non è assolutamente facile: “Dobbiamo prepararci per una potenziale pandemia, anche se oggi possiamo parlare solo di un’epidemia in diverse parti del mondo visto che anche se l’allerta è alta non c’è ancora una diffusione del Coronavirus su larga scala a livello globale”.

Sincero, il numero uno dell’Organizzazione mondiale della sanità, quando ha detto di essere “profondamente preoccupato” per il numero di contagi in Italia, Iran e Corea del Sud. “In questo momento – le parole di Ghebreyesus – è importante che tutti i Paesi possano fare quanto ritenuto corretto per arginare la diffusione del virus. I paesi e le organizzazioni sanitarie mondiali e regionali rappresentano una forza collettiva formidabile”. Di certo il Coronavirus può ‘entrare’ in qualunque posto del mondo, come ha confermato il direttore esecutivo dell’Oms Michael Ryan: “Tutti i Paesi sono vulnerabili, sviluppati o meno. Tutti i sistemi hanno vulnerabilità, ma non si può isolare un Paese dall’altro, non funziona, il virus si diffonde lo stesso”.

La soluzione? “Bisogna lavorare sulla gestione e la riduzione del rischio, è possibile gestirlo e si può fermare la diffusione del virus”. Il capo della missione dell’Oms in Cina, Bruce Ayilward, ha detto poi che tutti i Paesi dovrebbero prendere esempio dalle azioni adottate da Pechino, nella fattispecie a Wuhan, da dove è nato tutto: “Le misure “incredibilmente difficoltose” intraprese dalla Cina nella lotta contro il Coronavirus hanno probabilmente prevenuto centinaia di migliaia di casi nel Paese, il mondo è in debito con la Cina stessa”.

In pratica, i Paesi dovrebbero imparare dalla Cina come frenare l’epidemia agendo con rapidità e in modo drastico: “A tale scopo, le azioni prese da Italia e Corea del Sud vanno nella giusta direzione”, le parole di Ayilward. La buona notizia? Eccola. Secondo l’Oms in Cina il Coronavirus ha raggiunto il picco tra il 23 gennaio e il 2 febbraio, “da allora ha cominciato a diminuire in maniera consistente”. In questo momento ci si può accontentare anche di poco.