(foto depositphotos)

C’è chi ha percorso chilometri cavalcando da giorni per giungere a Montevideo. Chi espone orgoglioso la bandiera e resta in attesa del grande momento. Siamo nei pressi del Palacio Legislativo dove si vive una festa democratica accompagnata da un caldo torrido di una soleggiata giornata estiva: questo primo marzo del 2020 segna un cambiamento epocale per l’Uruguay che svolta a destra dopo 15 anni di governo del Frente Amplio. Finisce un’era e se ne apre un’altra. Ad assumere la guida del Paese oggi è il predestinato Luis Lacalle Pou, il terzo presidente di una stirpe politica che ha segnato la storia del Partido Nacional e della Repubblica. Nel giurare sulla costituzione al suo fianco, nel ruolo di vicepresidente, c’è Beatriz Argimón, la prima volta di una donna nel ricoprire questo incarico per volontà popolare. All’interno del Parlamento il primo discorso pronunciato da Lacalle è in linea con quanto affermato nei mesi scorsi. Si parte dall’elogio del sistema democratico della Repubblica, una certezza negli ultimi 35 anni di vita di questa piccola nazione sudamericana modello di convivenza pacifica e istituzionale come si conferma ulteriormente anche oggi: “Siamo inquilini del potere, siamo impiegati dei cittadini e siamo qui per servirli. Il governo che oggi inizia pretende avere un rapporto trasparente con i suoi datori di lavoro per creare fiducia”. Al suo secondo tentativo, Lacalle è riuscito ad arrivare al trionfo per una manciata di voti a capo di una coalizione multicolore che ha messo insieme ben 5 partiti per riuscire a far cambiare il colore della maggioranza. Replica l’esperienza del padre (presidente tra il ‘90 e il ‘95 E riceve in eredità un paese notevolmente cresciuto rispetto al decennio passato ma con ancora diversi problemi da risolvere: “La cittadinanza ha espresso un messaggio chiaro, un cambiamento accompagnato da accordi tra diversi partiti. Adesso è l’ora di compiere la volontà popolare. I discorsi sono finiti, arriveranno presto le azioni per raggiungere questo cambiamento. Faremo un governo come abbiamo fatto la campagna elettorale, non cambieremo una metà per un’altra. Manterremo quello che è stato fatto bene, correggeremo quello che è stato fatto male e faremo quello che non è stato fatto”. Sicurezza, economia, educazione: sono diversi i punti all’ordine del giorno nell’agenda governativa che si appresta a partire in questo nuovo Uruguay che parte già abbastanza diviso con una frangia del mondo sindacale in piede di guerra in attesa dei tagli. Lacalle elenca tutti i punti a cominciare dalla preoccupazione per una “si tuazione economica deteriorata” che invoca risposte urgenti ma anche austerità: “L’inversione è diminuita. La disoccupazione è al livello più alto negli ultimi anni. Dobbiamo riprendere la competitività nazionale. Questo governo ha il dovere di portare avanti un gestione in forma austera. Impulseremo una vera regola fiscale e un monitoraggio in tempo reale delle politiche pubbliche”. Sulla sicurezza, il cavallo di battaglia di una buona parte politica, parla di “emergenza nazionale nonostante gli investimenti economici quadruplicati”. È per questo motivo che, come prima cosa, domani mattina alle 9 ( oggi per i lettori ) convocherà le autorità di polizia per rispondere alle domande della cittadinanza: “Recupereremo il controllo di ogni angolo del paese proteggendo le forze dell’ordine e lotteremo contro il narcotraffico”. Altra svolta annunciata è nel sistema educativo, uno dei punti dove ci sarà maggiore tensione: “Anche in questo campo negli ultimi anni c’è stato un grave arretramento. Non abbiamo potuto migliorare la qualità dell’apprendimento da parte di chi studia e questo ha provocato una frattura sociale. Ci dovrà essere un cambiamento nei programmi scolastici e nei metodi di insegnamento e tutto ciò che verrà fatto lo si farà nel rispetto dell’autonomia dell’insegnamento”. Nella cerimonia di insediamento c’è anche spazio per la questione abitativa e il rispetto delle minoranze: “Una delle priorità di questo governo sarà quella di risolvere il problema dell’abitazione di 160mila uruguaiani che, nonostante la crescita economica vivono in insediamenti. Assumiamo il compromesso di rispettare i diritti di tutti, di chi ci ha votato e di chi non l’ha fatto, i diritti di uomini e donne senza importare il loro orientamento sessuale”. Dopo la cerimonia del Parlamento Lacalle e Argimón salgono sullo storico Ford V8 del 1937 che li porterà in Plaza Independencia dove Tabaré Vazquéz consegnerà la fascia presidenziale e dove prenderà materialmente forma il nuovo governo della coalizione con la proclamazione dei ministri. Con Lacalle ci sono 3mila gauchos che, a cavallo, accompagnano il presidente nel cammino di un avenida del Libertador in festa e danno un tocco di autenticità e folclore alla cerimonia. Il nuovo Uruguay parte da qui.

MATTEO FORCINITI