Fagocita il virus, in Italia requisisce pagine su pagine dei giornali. Quotidiani e periodici pare abbiano dimenticato che nel Paese esiste anche altro, dalla cronaca nera all’economia. Il virus a rapida pazzesca diffusione si prende almeno dieci pagine al giorno dei maggiori quotidiani. E sembra addirittura che in Italia non accada altro, in questo mese segnato da numeri, statistiche, indicazioni, suggerimenti: gli effetti dell’epidemia d’importazione e come affrontarla. Colpiti praticamente a morte, nel senso che siamo ormai un Paese blindato, in quarantena, invitato a cambiare stile di vita, se vuole sopravvivere, cioè ad annullarsi completamente, rischiavano di dimenticare che la donna ha diritto alla sua giornata. Che è qui, puntuale come sempre, ormai da decine e decine di anni. Accade oggi otto marzo. Ignorarne avvento e celebrazione sarebbe un’imperdonabile dimenticanza, al netto del fatto che i pensieri sono interamente rivolti in altra direzione. Invece, per fortuna, le donne fanno sentire la loro voce, in questo loro giorno, in maniera incisiva e profonda. Che poi è la loro maniera migliore, la più efficace ed efficiente. Mimose a parte, fioriscono le iniziative finalizzate alla manifestazione di una presenza che nel tempo è riuscita a conquistare (a prenderseli, a strapparli) spazi sempre più vasti e importanti. E qua e là totalizzanti. Pregevole la manifestazione organizzata ieri a mezzogiorno a Roma, in piazza di Spagna. Titolo della campagna “Prenditi cura di chi si prende cura”, dedicata alla caregiver. Nella giornata dei diritti della donna vanno in pagina le storie di chi ha superato il gap generazionale. Storie che tornano puntuali tutti gli anni in questa giornata. Quella del magistrato che, con tenacia e gioco di squadra, ora è al vertice della procura di Torino. Anna Maria Loreto, anni fa, aveva abbattuto un altro tabù sabaudo: è arrivava alla guida del pool dei reati della Direzione distrettuale Antimafia. Storie emblematiche, scelte per dimostrare e ricordare. Ma anche ammonire? Proprio no, le donne non hanno più bisogno di dimostrare. Sono e punto. Beatrice Venezi, direttore d’orchestra, si è sempre rifiutata di vestire da uomo quando dirige. Si conserva se stessa e ci tiene a mostrarlo, ad esibirlo. Dirige con in tacchi e crede nella rete al femminile. Bionda, una cascata di capelli. Vistosa di proposito? Assolutamente, afferma con sicurezza, forte di una convinzione: avere i capelli biondi e lunghi di certo non aiuta, “però poi di fronte alla professionalità tutto cambia”. Storie simbolo, come questa di Gaya Spolverino, chirurga. Studiosa, dirigente medico al Policlinico di Padova, divisione oncologia, è la fondatrice di una importante associazione. Presenza significa e di grande efficacia dal punto di vista dei risultati pratici. L’associazione “Women in surgery” per sostenere il cammino di tutte le colleghe mediche discriminate. I risultati personali, molto importanti, acquisiti con grande studio per sfidare sapete cosa? La casta dei dottori. Anche per loro, le donne che oggi fanno festa nel modo sobrio che richiede e impone il grave momento del Paese aggredito dal virus, dice di battersi il ministro delle Pari opportunità. Una donna pure lei, come ce ne sono altre in questo singolare e discutibile governo cosiddetto giallorosso. Elena Bonetti, 45 anni, agita, sventola, la bandiera della parità di genere necessaria “anche a far crescere il Pil”. La promessa ministeriale è rivolta alla cancellazione di un male atavico: l’arretratezza italiana. Promesse, ma poi non succede mai quasi niente. Nel giorno della donna, il ministro donna si lancia in discorsi che dovrebbero risultare musica buona per le orecchie delle rappresentanti del gentil sesso in Italia. “Salari uguali e lavoro da casa”. Addirittura solenne il tono, sarebbe bello se quanto promesso in questo giorno arrivasse a compimento, superando anche gli effetti micidiali del coronavirus. “Garantire la parità arricchisce il Paese”. Nello specifico valutazioni e spiegazioni di Elena Bonetti, il ministro delle Pari opportunità, dicono in particolare che “le ragazze che si laureano sono in media più numerose e brave dei ragazzi, ma il dato si inverte dopo la fine degli studi”. Da donna a donna, con il rispetto e la considerazione che si devono verso il sesso cosiddetto forte, la dichiarazione finale del ministro non contiene i suoni del peana. Lei ci tiene che venga considerato come una conclusione obiettiva. “Basta guardare alle nostre eccellenze: le ricercatrici hanno isola il coronavirus, ma affermarsi è una strada in salita”. Meditate gente, meditate. Soprattutto le donne, oggi come sempre alla riscossa, nel giorno a loro dedicato. Questo, otto marzo 2020.

FRANCO ESPOSITO