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Accerchiati, anzi peggio, aggrediti dal virus, siamo tutti destinatari di un monito, noi italiani: dovremo cambiare stile di vita. Intano lo fanno, lo stanno facendo, molte aziende e fabbriche in Italia. Riconvertono la loro produzione. Una riconversione a tutti i livelli, in alcuni casi è un rinnegare a quanto di ricco prodotto finora. La riconversione aziendale in Italia ha come oggetto primario la produzione immediata, rapida, veloce, di cose che rientrano nella sfera della lotta al contenimento del coronavirus. Le mascherine divenute introvabili, a dispetto anche delle indispensabili necessità a protezione dell’eroico, straordinario, meraviglioso personale sanitario che opera in primissima linea. E di ventilatori polmonari. In Italia sono in tanti a correre, in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana. Al di là delle iniziative spontanee e altamente meritorie come quella di un tappezziere con bottega a Grosseto, in via Santorre di Santarosa, due passi due da Porta Vecchia e dal Centro Storico. Origini campane, l’artigiano di San Giuseppe Vesuviano, Adolfo Lettieri, ne ha già consegnate ottomila, realizzate e prodotte interamente a sue spese. Le ha date in regalo alle persone che ne hanno fatto richiesta. Prima di essere obbligato a uno stop, il benefattore tappezziere ha esaurito le scorte di Tnt. Lo speciale tessuto da tappezzeria impiegato per la realizzazione delle mascherine, tutte perfettamente idonee nella difesa dal Covid-19. Fermo momentaneamente il tappezziere di Grosseto, in Toscana sono parecchie le aziende in piena riconversione. La Giuntini Spa di Peccioli, Pisa, la fabbrica della moda con 140 dipendenti, ha già consegnato al governatore regionale tremila mascherine. E la Regione Toscana è pronta a comprarne almeno altre cinquemila. La Giuntini un primo risultato lo ha raggiunto, di orgoglio e soddisfazione. Proprio mentre gli operai, non assistiti dai dispositivi di protezione ripetutamente richiesti, minacciavano uno sciopero. Un migliaio si sono rivolti alle associazioni sindacali e a quelle di volontariato. Un aiuto ad affrontare l’emergenza mascherine arriva quindi dal mondo del lusso. La Giuntini spa si è attrezzata per produrne un milione. Ma non solo mascherine, anche indumenti utili per combattere l’invisibile micidiale nemico, talvolta anche mortale. Tute in particolare da consegnare a chi è impegnato in prima linea, al fronte, negli ospedali, a combattere il Covid-19. Ma anche per proteggere lavoratori impegnati nello svolgimento delle mansioni quotidiane, Chiarisce subito la Giuntini spa: non si tratta assolutamente di dispositivi chimici, però aiuteranno a bloccare la diffusione del virus. In pochi giorni questa azienda leader nella produzione di abbigliamento per conto dei prestigiosi brand della moda ha convertito parte della propria produzione. Mascherine e tute produttive, altrettanto preziose, introvabili e un po’ dappertutto vendute a caro prezzo. L’idea è nata da uno dei clienti della Giuntini, Celine. “Ci ha fatto sapere che la Regione Toscana era in difficoltà per la mancanza di presidi sanitari”, riferisce Caterina Masi, responsabile della conformità della catena di fornitura. “Inizialmente ci hanno chiesto le tute per i soccorritori del 118. Ci siamo subito attivati, secondo il protocollo della Regione e relativa certificazione”. La richiesta iniziale è stata di 100mila tute protettive in Tnt, tessuto non tessuto. L’azienda ne produrrà mille al giorno per tre mesi. Realizzato inoltre un nuovo prototipo di mascherine, presentato alla Regione Toscana. Il contratto non è stato ancora concluso, ma la produzione è già partita alla grande. Servirà per tutto l’indotto. Si tratta di mascherine composte da tre strati di Tnt da 30 gr/mq, con tre pieghe per aderire al volto dal naso fin sotto il mento. Assimilabili alle chirurgiche, hanno una durata di cinque- sei ore. La Giuntini Alta Moda si è impegnata a consegnare mille mascherine a settimana all’Unione Valdera, per otto settimane consecutive. In modo da fornirle agli operatori della polizia locale. L’accordo con Estar sta per essere perfezionato. Dalla catena di produzione dell’azienda escono attualmente 15mila mascherine al giorno, prodotte con l’acquisizione di una grande quantità di materie prime. Quando i prezzi non erano ancora arrivati alle stelle. Adesso sarebbe impossibile, alcune materie hanno raggiunto quotazioni insostenibili. Da quando si è diffusa la voce sulla riconversione, la Giuntini di Peccioli è subissata da decine e decine di richieste. Alcuni comuni della zona pensano di distribuirle ai cittadini. Alle associazioni di volontariato serviranno per andare a fare la spesa agli anziani. Alla lista dei richiedenti si sono aggiunte la Protezione Civile, la Croce Rossa, la Croce Verde. Nel frattempo, dall’azienda manifatturiera di Peccioli, continuano a uscire capi di abbigliamento per Yves Saint Laurent, Celine, Belstaff, Burberrys. Oggi è prevista anche la prima consegna di mille tute all’Estar, l’Ente di supporto tecnico-amministrativo della Regione Toscana. Ma la notizia più clamorosa arriva da Pontedera. La Piaggio acquisterà altri stock di mascherine. Allo stabilimento ne occorrono 3.500 per ogni turno di lavoro. La consegna delle prime tremila mascherine ha evitato lo sciopero delle maestranze della Piaggio. Un piccolo miracolo nel cuore della tragedia italiana.

di FRANCO ESPOSITO