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Siamo, ormai, nel pieno della Settimana Santa, in cui ogni Cristiano nel mondo partecipa ai riti preparatori alla Resurrezione di Gesù nel giorno della Pasqua. Questa Settimana Santa del 2020, com’è ormai noto, è inedita, vista la pandemia in corso, e costerà sicuramente un ulteriore sacrificio a tutti i fedeli, specie in quelle realtà cittadine dove il rito pasquale è più "plasticamente" visivo.

E così la celebrazione della "Via Crucis", il Venerdì Santo in solitudine, come succederà in ogni città e paese. E le tradizioni in ogni dove sono cancellate, soprattutto il Venerdì Santo, in cui i Cristiani commemorano la passione e la crocifissione di Gesù Cristo, che viene osservato con speciali pratiche e riti dai fedeli di quasi tutte le confessioni cristiane. Giusto per fare qualche riferimento nel mondo, in Spagna a Siviglia non vi sarà la nota processione del "silencio del Santisimo Cristo del Rebate", o a Malaga dove le donne indossano elaborate "mantillas", copricapi di pizzo bloccati sulla testa da un fermaglio.

E negli Stati Uniti, dove il Sabato Santo a Los Angeles si fa la benedizione degli animali, o a Brooklyn, sul famoso ponte dove lungo il percorso avviene la processione chiamata "the way of the Cross" ( la via della Croce ) con canti e cori Gospel. Nella Repubblica Ceca, poi, ed anche in Ungheria i fedeli sfilano con lunghi abiti neri con cappuccio e sul volto una maschera bianca. In Messico il venerdì i "Penitenti" sfilano portando catene e grossi tronchi sulle spalle. A Gerusalemme, infine, la "Cristianità" ha un valore ancora più simbolico: si visita a migliaia la cosiddetta "pietra dell’agonia" dove Gesù fu flagellato dopo una un’enorme processione che ha termine nella Chiesa del Santo Sepolcro; il Giovedì Santo è famoso per la "Lavanda dei Piedi".

Potrei dilungarmi a dismisura, Direttore, perché il Cristianesimo è in tutto il mondo, anche se in misura prevalente nel nostro Occidente. Non nomino le varie tradizioni in Italia, conosciute da tutti e partecipate da folla enorme. Io credo, però, che sino ad ora non avevamo compiutamente realizzato il momento molto critico che stiamo attraversando. Le tante limitazioni alla nostra libertà di movimento sono state "ammortizzate" dal fatto di restare in famiglia, per molti riscoperta come nucleo fondamentale della propria esistenza, ritrovando e riprovando quegli affetti abbandonati dalle nostri abitudini di un mondo edonistico e consumistico.

Certo, mi rendo conto di una Umanità meno fortunata, fatta di persone sole, abbandonate, ghettizzate, e, forse, questo maledetto virus potrà svegliare nei loro confronti le nostre coscienze sopite dal benessere; ma le tante morti del cui numero ogni giorno ci fornisce il "bollettino di guerra" della Protezione Civile ci mettono di fronte ad una terribile realtà, ricchi o poveri, potenti e viandanti, capi e sottomessi: la nostra protervia umana, che nel terzo millennio ha celebrato missioni su altri pianeti; mezzi di comunicazione in tutto il mondo contenuti in involucri grandi come un piccolo orologio da mettere al polso; aerei ultrasonici che fanno raggiungere mete, impensate prima, in poche ore; treni che viaggiano alla velocità di 600 KM/h; televisori ultrapiatti con schermo gigante e centinaia di canali; macchine che ti avvisano se ti viene un colpo di sonno; ed ancora tanto altro, ebbene, questa "potenza dominante" di tutto il globo, l’homo sapiens sapiens" è stato messo in ginocchio da un virus "grande" al massimo un "micrometro", cioè un millesimo di millimetro!

Grande l’Uomo, che nel terzo millennio si era posto sulla cima più alta del mondo ed aveva urlato al Cielo e a Dio: "Più non ti temo"! E così, in un mondo in cui quasi un miliardo di persone, tra cui soprattutto bambini, soffre e muore per fame; dove il 15% possiede la ricchezza mondiale; dove appena 26 (ventisei!) persone posseggono ricchezze pari a 3,8 miliardi di popolazione, noi "eletti" ci accorgiamo quanto, invece, siamo fragili! E, soprattutto, in questi giorni in cui la liturgia della Passione e della Risurrezione viene "confinata" nel chiuso della propria anima, costretti a rinunciare non solo ai "riti" religiosi , che possono sembrare anche travolti dai tempi "moderni", ma anche allo sfrenato edonismo, per cui, era d’obbligo"" non solo la "Pasquetta" per i meno abbienti, ma la "settimana nella casa al mare o in montagna" per i più fortunati, od anche le "passerelle" capresi o dei paradisi tropicali per i "paperoni" con il loro arem di "attrici", "attricette", e relativi "paparazzi" per immortalarsi sulle solite riviste patinate, soprattutto oggi, dicevo, la riflessione del "chi siamo?" viene prepotentemente a galla nelle nostre coscienze.

Il grande pittore Paul Gauguin nel famoso dipinto "Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?" propone una riflessione sull’esistenza umana: all’inizio del quadro c’è un bambino abbandonato in un sonno innocente e spensierato, protetto da due donne dall’espressione serena; al centro la figura illuminata di un giovane nel pieno della sua forza e giovinezza; l’ultimo personaggio, a destra del quadro, una donna anziana che stringe tra le mani il viso, ricordando a tutti il passare del tempo. Sembrerebbe un fatale riferimento al medievale "memento mori" che oggi ci angoscerebbe ancor di più nella tragedia di questo Coronavirus.

Gauguin, invece, a lato della vecchia morente pone una fulgida fanciulla distesa al suo fianco che la guarda intensamente, quasi a dirle che la vita è sempre presente nella nostra Anima! Dopo la pandemia, molti dicono: "Non sarà più come prima"; nella mia matura età spero che sarà così soprattutto per le giovanissime generazioni. Non più le corse a chi ha la macchina più costosa; non più lo sfoggio della propria ricchezza, con il prossimo che ha al massimo una stazione o marciapiedi dove ricoverarsi per la notte; non più l’uso smodato dei micidiali smartphone, che annullano anche quel poco tempo per ogni dialogo familiare; non più bambini cui la mamma non può dare nemmeno il latte dal seno, perché non mangia da giorni!

E, soprattutto, non più spazio nelle Istituzioni ai "fedeli di turno", posti ai vertici, che procurano più danni dello stesso coronavirus, come , ahimè, vediamo in questi giorni, ma ai più bravi e meritevoli! Buona Pasqua a Lei, ai giornalisti, ai collaboratori e a tutti i lettori!

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