14 aprile, siamo ancora qui, oggi come 22 anni fa… E 22 anni, permettetemi di dirlo, non sono pochi. Ma evidentemente se oggi siamo ancora qui lo dobbiamo proprio a voi, cari Lettori. Ci avete accompagnato in questa splendida avventura, standoci vicino e apprezzando il nostro lavoro di cronisti.

Certo, non sono mancate anche alcune critiche, ma questo è il sale della democrazia. ‘La Gente d’Italia’ è un giornale che nacque per essere il punto di riferimento degli italiani all’estero per dar loro voce e per raccontare quanto di buono (e meno buono) c’è nel nostro amato BelPaese. Sin dalle origini l’obiettivo principale era quello di fungere, in qualche modo, da collante con l’Italia, per tessere un filo immaginario indistruttibile tra il mondo e una Patria che è sempre nel nostro cuore.

Come sapete, da anni vivo tra la Florida (Gente diventa da settimanale a “quotidiano” proprio a Miami nel 2003) e l’Uruguay (siamo a Montevideo da oramai 15 anni) e quindi conosco bene il sentimento che gli italiani che vivono all’estero (mi riferisco anche a chi è di origine) hanno nei confronti dell’Italia stessa: di un amore senza… confine, è proprio il caso di dire. Un amore vero, verace e sanguigno quello che qui, dal Sudamerica, proviamo verso una Nazione che con tutti i suoi difetti, resta sempre nel nostro cuore, ora anche di più per colpa di questo maledettissimo Coronavirus. In 22 anni questo quotidiano ha combattuto e resistito a tante battaglie. Ed ha dovuto respingere attacchi da parte di chi era ed è contrario alla libertà di opinione.

Noi, come sapete, non abbiamo alle spalle nessun potente o potentato, non siamo i cosiddetti editori puri che hanno a disposizione chissà quali cifre da investire. Siamo solo giornalisti che hanno cominciato investendo parte della liquidazione per pagare i costi della tipografia, lavorando GRATIS… Poi, dal 2003, confortati dalle vendite e dalla pubblicità, abbiamo assunto un aspetto più editoriale con l’assunzione di giornalisti, collaboratori, impiegati, commercialisti, grafici… Da 22 anni siamo al Vostro servizio con un grande un “vizio”: raccontare i fatti, senza peli sulla lingua.

Ma questo lo sapete già… Più che un vero lavoro la nostra è una missione, iniziatasi con una sorta di patto con voi: lavoreremo per Voi e con Voi. Non pensate al luogo comune del giornalista=casta. Non è così. La nostra vita, così come sicuramente la maggior parte della Vostra, è votata al sacrificio: non esistono orari, non esiste vita privata, bisogna ‘stare sul pezzo’ 24 ore al giorno, oggi anche di più (due decenni fa internet era agli inizi del suo percorso in pratica). Ma lo facciamo con passione e i nostri sforzi sono ripagati dal vostro affetto. 22 anni…. il 22 come numero nella cabala è riferito al pazzo. E ricordo benissimo quando, a pochi mesi dalla pubblicazione del primo numero de ‘La Gente d’Italia’ qui in Sudamerica amici, colleghi, ma soprattutto il professor Gianni Raso, a quei tempi capo della Rai in America Latina, mi diedero del pazzo per l’avventura che da lì a poco avrei iniziato.

All’epoca pensai a una frase di Erasmo da Rotterdam: “Le idee migliori non vengono dalla ragione, ma da una lucida, visionaria follia”. Oggi, 22 anni dopo, mi sento di dire: avevamo ragione noi. Ma su un punto voglio soffermarmi che è anche il cardine del “successo” di questa pubblicazione: nelle pagine che seguono troverete tanti messaggi…

Dai responsabili del Pd a quelli di Fratelli d’Italia, dal Ctim al Cgie, dalla Federazione della Stampa alla Presidenza della Repubblica, dalla Federazione Italiana Liberi Editori alla Federazione stampa italiana all’estero, e poi colleghi, associazioni, Comites, il nuovo Ambasciatore in Uruguay… Non i soliti “grazie, bravi” di prammatica… ma un riconoscimento vero e tangente per la pluralità delle idee negli scritti che ogni giorno fanno di questo giornale, del nostro e vostro giornale, consentitemelo: un esempio di vera informazione democratica.

 

22 anni di Gente d'Italia
22 anni di Gente d’Italia

E dopo 22 anni oggi riconfermo e prometto: continueremo a parlare di politica, ma non al mondo politico bensì ai cittadini. Senza distinzioni di colori e di idee. Dando spazio a tutti… come sempre…. Me l’ha insegnato soprattutto mio padre. E’ stato un grande medico mio padre: un “barone” della medicina che ha lottato però tutta la vita per concedere l’assistenza sanitaria gratis agli italiani. A tutti… E qui ripeto qualcosa che scrivo ogni anno, e riguarda loro due ma anche il sottoscritto… Avevano opinioni divergenti mio padre e mio nonno, colonnello dei carabinieri prima e gerarca fascista poi…

E lo scontro più frequente si verificava sempre il 25 aprile, data in cui ricorre il mio compleanno…. (sono nato il 25 aprile 1945 data per molti fausta e per altrettanti infausta….) Immaginate quindi lo scontro, per fortuna solo concitato, che accadeva ogni anno mentre eravamo a tavola…. tra un fascista convinto e un socialista praticante… Per fortuna al culmine dello scontro interveniva mia madre e i due contendenti la smettevano con la solita frase rivolta al sottoscritto: “Tu decidi, hai ascoltato le due campane….”

Riscrivo questi episodi perchè sono vivi nella mia mente e perchè il loro è diventato il mio verbo: tutti devono poter esprimere le proprie opinioni…tocca a noi poi decidere quale sarà la nostra di opinione… Ho voluto fare questo mestiere perché sono curioso. E mi sono innamorato di questo lavoro perché mi piace capire come funziona il mondo che mi circonda. Comincio a pensare al giornale e all’informazione tutti i giorni, quando mi sveglio e lo faccio fino a sera.

La tipografia, i colleghi, IL GIORNALE… lasciatemelo dire: non mi sarei mai aspettato di fondarne uno. Per 35 anni sono andato in giro per il mondo a raccontare storie di vita, terremoti, guerre, elezioni, mafie, epidemie… E ho scoperto gli italiani nel mondo… Migliaia, milioni… L’altra Italia innamorata del Tricolore e di Mameli, di Michelangelo e del Colosseo, di Giuseppe Verdi e del Brunello di Montalcino, di Renzo Piano e della mozzarella di bufala… E ho deciso di dar voce agli “italianuzzi”, di raccogliere le loro istanze, ma soprattutto di far conoscere loro la nuova Italia… Con me un manipolo di “matti”, una vita trascorsa insieme a raccontare i fatti del mondo… E così il mensile, il quindicinale, il settimanale, il quotidiano…

In 22 anni, piano piano, il cambiamento, le trasformazioni, la cultura digitale come dominante dell’epoca. Sono cambiati i mezzi di fruizione ma il dna del giornalismo è lo stesso. Ieri sera ho riletto il primo numero di Gente d’Italia e le cose che mi hanno colpito sono le cose che mi colpiscono adesso: la volontà di rispondere agli interrogativi dei lettori. E penso “forse questo si è perso nel giornalismo degli ultimi tempi. Chiarezza, pulizia, sinteticità. Questo non è cambiato: ecco le risposte che devi dare”.

22 anni di Gente d’Italia

Il giornale è fatto dalla realtà: e la realtà oggi è molto più complessa. Il progresso tecnologico, internet che comprime la geografia e abbatte la storia. Il giornale è diventato una macchina della conoscenza: ecco forse bisogna cercare qualcosa in più… Ho sempre creduto che per fare un buon giornale bisogna metterci dentro poche ma semplici parole: libertà, eguaglianza, fraternità, giustizia, democrazia, diritti e doveri. Libertà eguaglianza fraternità, derivano dall’Illuminismo inglese e soprattutto francese e dalla grande rivoluzione del 1789 quando il Terzo Stato diventò costituente e il potere assoluto cadde per far luogo al potere costituzionale.

Libertà e eguaglianza: l’una non può vivere senza l’altra perché libertà senza eguaglianza diventa privilegio dei forti sui deboli e eguaglianza senza libertà diventa una caserma dove comandano demagoghi e tiranni. La giustizia è il canone giuridico dell’eguaglianza, i diritti e i doveri sono reciprocamente dovuti dallo Stato ai cittadini (i diritti) e dai cittadini allo Stato (i doveri). Questi sono i miei valori e questa è la pubblica opinione della quale vogliamo essere la voce. Un’opinione fortemente cattolica che ha condiviso Papi innovatori e perfino rivoluzionari come sono stati Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e soprattutto Francesco, il più rivoluzionario di tutti i suoi predecessori.

Se guardate papa Francesco anche da laici e da non credenti – perché in queste pagine, le nostre pagine, vengono ospitate anche opinioni diverse dalla mia – vi accorgerete che quella voce esprime i nostri valori, li condivide tutti e in particolare quelli sulla fraternità, sull’eguaglianza, sulla giustizia. I tempi in cui viviamo oggi sono drammatici e in certi casi tragici, ma la luce dell’autocoscienza e del bene verso il prossimo ci inducono a non disperare. Continueremo su questa strada.

Supereremo anche il Coronavirus…. Insieme con Voi ce la faremo. Lo ripeto ogni sera da 22 anni, prima di dare l’ok alla stampa di questo mio nostro e vostro giornale. Insieme ce la faremo….

Ps: Tra le cose che ricordo con più piacere in tutti questi anni, la gratificazione ricevuta dall’allora Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi per la questione della tragedia dell’emigrazione italiana relativa alla miniera di Monongah, la targa che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ci donò qui a Montevideo qualche anno fa per il nostro lavoro dedicato agli italiani all’estero.

MIMMO PORPIGLIA