È trascorso un anno dall’incontro di oltre cento giovani italiani, coinvolti nel Seminario di Palermo organizzato dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) in collaborazione con i Comitati degli Italiani all’Estero (Com.It.Es.) e di parecchie consulte regionali italiane, ospiti della città del Sindaco Leoluca Orlando, dell’Università degli Studi di Palermo e della Regione siciliana. Quell’appuntamento ha rappresentato per le nuove generazioni di italiani all’estero l’alba di un nuovo cammino sul quale si sono avviati i protagonisti di un progetto ambizioso racchiuso nella “Carta di Palermo”: “Vogliamo impegnarci per accorciare le distanze tra gli italiani fuori dall’Italia e le istituzioni, con azioni concrete e con l’obiettivo di rendere protagonisti tutti i giovani”. Nell’articolato mondo degli italiani all’estero i nostri giovani nati fuori dai confini nazionali, spesso figli di due patrie e portatori di culture plurime, assieme ai coetanei trasferitesi in massa negli anni scorsi dal nostro Paese, sono un valore aggiunto per le nuove patrie, stanno scrivendo una nuova epopea della storia dell’emigrazione nonostante il disarmonico rapporto con gli usi e le tradizioni della nostra emigrazione storica. Sono cambiati i paradigmi della nostra emigrazione: si è passati dalle rimesse finanziarie degli anni del boom economico alle rimesse del sapere, della conoscenza e della solidarietà. Al tempo del corona virus la nostra emigrazione resta e continua ad essere un serbatoio di risorse umane, scientifiche, culturali, finanziarie, economiche e di professionisti dalle quali l’Italia può attingere per ripartire e competere a livello internazionale con gli altri paesi. Questi giovani dovranno far vivere le loro potenzialità nella narrazione e nel discorso pubblico nazionale, valorizzandole nelle forme e esprimendole nella rappresentanza. L’obiettivo del Seminario di Palermo di rendere protagonisti tutti i giovani italiani ha creato molte aspettative favorendo in alcuni Paesi la costituzione di gruppi giovanili, che auspichiamo andranno a rinverdire in forme moderne la saga dell’emigrazione italiana, costruita sul sacrificio e sul lavoro. Quel sacrificio è rappresentato validamente anche nella solidarietà incarnata dalla figura di Silvia Romano, la giovane cooperante italiana rapita in Kenya il 20 novembre del 2018, impegnata in un progetto di cooperazione e che vorremmo ritornasse al più presto libera per riabbracciare la famiglia e gli amici. Il lavoro, oggi, passa dalla manovalanza, attraversa i servizi, si esalta nella ricerca e si esprime con i riconoscimenti artistici e scientifici.

MICHELE SCHIAVONE, SEGRETARIO GENERALE CGIE