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Continua a crescere l’emergenza agricola che sta vivendo l’Uruguay offuscata per ovvie ragioni dall’altra emergenza, quella sanitaria dovuta al coronavirus. Pochi giorni fa il Ministerio de Ganadería, Agricultura y Pesca ha ampliato per la terza volta in poco più di un mese la zona in stato di emergenza aggiungendo nuovi dipartimenti: Rocha, Lavalleja, Cerro Largo e Treinta y Tres. Questi si vanno ad aggiungere al lungo elenco che comprende già: Montevideo, Canelones, Lavalleja, San José, Maldonado, Florida e Colonia. Guardando la mappa del paese si capisce come oltre la metà dell’intero territorio nazionale sia in emergenza e questo vale soprattutto al sud praticamente lungo tutta la costa. Dai 2,6 milioni di ettari inizialmente individuati, oggi l’area che soffre la siccità supera i 4 milioni di ettari distribuiti su 11 dipartimenti e dove sono presenti circa 6500 produttori familiari. Il numero dei 4 milioni di ettari però è solo indicativo: secondo i calcoli ufficiali gli effetti sul livello di produzione si sentiranno su un’area molto più vasta che inizialmente era stata calcolata su oltre 6 milioni di ettari e che adesso inevitabilmente crescerà. “Fin da quando questo governo ha assunto l’incarico sapevamo delle condizioni di deficit idrico che sta andando avanti da diversi mesi e che riguarda principalmente il sud del paese” ha spiegato il sottosegretario Juan Ignacio Buffa. Il provvedimento del Ministerio de Ganadería, Agricultura y Pesca assicura una linea di credito a tassi privilegiati per una cifra totale di 7 milioni di dollari. Allevamento, industria lattiero casearia, settore ortofrutticolo e apicoltura: sono questi i principali destinatari delle nuove misure stabilite dall’esecutivo di Lacalle Pou che potranno chiedere prestiti fino a 20mila dollari. “La siccità si è fatta sentire a partire dai mesi di novembre e dicembre e ciò ha influito nel raccolto tra febbraio e marzo ma gli effetti si sentono ancora oggi” hanno raccontato a Gente d’Italia diversi produttori italiani di Canelones. Le condizioni climatiche hanno pesantemente influito sui loro frutti tanto nella quantità come nella qualità. In alcuni casi la produzione è crollata fino a tre volte tanto rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. “Il piano del Ministero certamente può aiutare ma le conseguenze si faranno sentire ancora a lungo. Ci vorrà tanto tempo per uscire da questa crisi che al momento non si può risolvere solo con il denaro” sostiene Domenico Calandrello, produttore beneventano residente nella zona di Progreso pur cosciente della “difficile situazione” che sta vivendo il paese: “Sappiamo che non possiamo chiedere più di tanto perché attualmente ci sono altre priorità eppure la situazione per noi continua a restare critica”. All’11 marzo risale la prima dichiarazione dello stato di emergenza agricola da parte del governo, quasi in contemporanea con l’emergenza sanitaria dovuta al coronavirus iniziata il 13 marzo con i primi casi. “Da allora il settore agricolo non si è mai fermato, questa attività deve proseguire” ha dichiarato il ministro Carlos Uriarte nell’ultima conferenza stampa dove ha anche illustrato il panorama generale di questo settore fornendo degli esempi: “Abbiamo concluso la raccolta di riso. Adesso stiamo portando a termine la vendemmia e stiamo cominciando la raccolta della soia”.

MATTEO FORCINITI