Effetti collaterali da coronavirus incidono direttamente e pesantemente sull’economia dei Comuni d’Italia. Efficaci al punto di causarne in alcuni casi il collasso. I piccoli Comuni, in particolare, accusano le conseguenze di mancati introiti. Le casse comunali sono destinate allo svuotamento totale per effetto della sparizione della tassa di soggiorno. L’equazione, palesemente disastrosa, diventa di elementare soluzione.

Niente turisti, niente incassi da tasse di soggiorno. La riduzione prevista mediamente è di 1,4 milioni, limitata soltanto ai piccoli Comuni d’Italia. Soffriranno maledettamente quelli delle grandi città d’arte: Firenze, Venezia, Roma, Napoli già denunciano incipienti mal di pancia e forti mal di testa. Vogliamo mettere poi i centri turistici? Il disastro non tarderà a manifestarsi in tutti i suoi drammatici aspetti. “Saremo costretti a ridisegnare i servizi cercando di tutelare almeno quelli per le famiglie”, avvertono in coro le amministrazioni di molti Comuni, in presenza di previsioni che non possono che essere nefaste.

L’assenza di turisti stranieri – certa al cento per cento, purtroppo – lima pesantemente le entrate, riducendole ai minimi termini. “Serve un fondo di governo”, è il grido d’allarme dei sindaci di alcuni piccoli comuni della Toscana, solo per usare una sorta di campionatura. Siena, che poi piccolo comune proprio non è, Montalcino, San Gimignano, San Vincenzo. Ma il caso più eclatante è intitolato a Palazzo Vecchio. L’amministrazione comunale di Firenze è destinata a fare i conti con 43 milioni di euro in meno. Le entrate da imposta di soggiorno, l’obolo che ciascun turista versa ai Comuni, per ogni giorno trascorso in albergo. Il discorso, amarissimo, coinvolge strutture turistiche, portali online di intermediazione, B&B, e le strutture ricettive del territorio.

Ma quanto e più del capoluogo di regione sono i piccoli Comuni a patire il disagio causa la perdita dell’imposta in conseguenza della cancellazione dei flussi turistici. In sindaci in palese crisi: sono a rischio i servizi fondamentali in moltissimi comuni. Quasi tutti. Alcuni esempi. Meno di ottomila abitanti ma tre milioni e mezzo di visitatori all’anno e seimila posti letto nel territorio, il comune di San Gimignano perde 600mila euro di tassa di soggiorno.

Le mancate entrate da turismo rappresentano il dieci per cento del totale; il cinquanta per cento almeno, a fronte di dodici milioni di entrate annue complessive. Cinque milioni e mezzi di euro arrivavano da imposta di soggiorno, ticket dei musei, check point dei bus, parcheggi, matrimoni, bagni pubblici. Quest’anno non più, l’azzeramento è totale. Sotto minaccia anche i servizi essenziali, San Gimignano patrimonio dell’Unesco rischia il tracollo sociale. Salta in aria l’economia delle piccole imprese, che si basa sul vino, sulla campagna, sulle bellezze naturali e monumentali. “Due le soluzioni da adottare, o l’una o l’altra. La richiesta al Governo di costituzione di un fondo nazionale compensativo verso i piccoli Comuni delle mancate entrate; o una robusta iniezione di liquidità da restituire in cinque-dieci.

“Città come Firenze potranno recuperare risorse attraverso bandi per le periferie e fondi strutturali, le altre no. E non solo i piccoli Comuni. Siamo davanti a una cosa di enorme gravità”. Pisa e Montecatini incassano oltre 1.8 milioni ciascuno dai visitatori. Turisti incantati dalla torre pendente e clienti delle terme. Viareggio va poco oltre gli 800mila euro. Ricchezze che sembrano appartenere al tempo che fu. Anche nel caso di posti che non sono esattamente città d’arte. Il Comune di Sesto Fiorentino ha goduto nel 2018 di entrate da tassa di soggiorno per oltre 800mila euro; minuscoli Comuni come Monticiano, Londa e Dicomano hanno sfiorato quota 300mila euro, che non sono una cosa da poco, proprio no. Su queste entrate da tassa sul turismo non potrà contare quest’anno la famosa Montalcino.

Grido di dolore e allarme arrivano dal sindaco della cittadina del vino Brunello, eccellenza mondiale, attrattiva da un milione e mezzo di turisti all’anno. “Tra tassa di soggiorno, ingressi a musei e monumenti, parcheggi eccetera, avremo una riduzione di entrate di 1,4 milioni. Pari al venti per cento del bilancio comunale. Saremo costretti a usare i fondi di bilancio disponibili e a rimodulare il sistema dei costi per il 2020”. Discorso a parte per Siena, seconda dopo Firenze per gettito d’imposta. In anni recenti le entrate da tassa di soggiorno sfioravano 2,5 milioni.

“Difficilmente incasseremo qualcosa, quest’anno. Il Covid-19 ha messo al tappeto il Comune, siamo ko”. Soluzioni riparatorie? In realtà non ci sono, non esistono. L’ipotesi più ottimistica è questa: Siena prevede di incassare quest’anno appena 300mila euro da cassa di soggiorno. Un problema grosso per la città. Il Palio di luglio non ci sarà, come pure quello del 16 agosto. Le contrade sperano che si faccia a settembre/ottobre. Ma quanti saranno i turisti intorno alla pista in tufo di piazza del Campo? “Quasi niente. L’epidemia non guarda in faccia alla storia e neppure alla tradizione”.

Franco Esposito