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Coronavirus non è il pericolo mortale che noi corriamo, il pericolo sono gli incapaci e inadeguati che ci guidano. Incapaci e protervi. Hanno tagliato i fondi alla Sanità lombarda, per darsi i premi. Ma la Lombardia non è una eccezione, è la punta dell’iceberg. E la pandemia da Covid-19, invece di metterli in un angolo, li ha balzati alla guida della nazione. Si sono seduti sulla pila dei morti, come su un trono. E hanno dettato legge più di prima. I filosofi del diritto discettano di premier e Parlamento. Ma il Parlamento è stato svuotato di buona parte della sua efficacia da un decennio in cui il suo ruolo è stato progressivamente limitato sempre più. Sinistra e destra d’accordo, pur con sfumature.

Un trono di morti

Ma lo sapete che a fronte di 30 mila morti per coronavirus, quest’anno in Italia ce ne sono stati altri 230 mila per tutte le altre cause possibili? Conte ha fatto l’unica cosa possibile, chiudendo tutto. Il Paese non era pronto all’emergenza. Tagli e sprechi avevano messo in ginocchio il sistema sanitario. Se l’Italia può vantare oggi un avanzo primario nel bilancio dello Stato, ciò è frutto dei tagli. Sanità in primis, visti gli sprechi. Solo che invece di tagliare gli acquisti di macchinari inutili e le assunzioni clientelari, hanno tagliato medici, infermieri e posti letto. Ora però Conte sta rivelando i limiti. Un avvocato non di primissima fila, balzato alla guida del Governo da una alchimia mai ben spiegata. Doveva tenere assieme Lega e Movimento 5 stelle. Riuscendoci per un po’, cadendo non per colpa sua. Se la stava cavando bene anche con il Pd al posto della Lega. Ma la prova del coronavirus si sta rivelando ardua. Essere un buon avvocato non vuol dire saper dominare la macchina amministrativa della nostra Italia del XXI secolo. Anche Cavour, senza adeguato training, fallirebbe. Così l’Italia è in mano a anonimi funzionari di enti e ministeri e regioni. Lottano per le loro idee, astratte e teoriche, per il territorio e il potere. Ormai le cause della pandemia sono chiare, le cause del lockdown anche. Cosa si dovrebbe fare è evidente. Invece escono dal Palazzo virtuale, che grava su di noi come il castello di Praga nella testa di Kafka, le idee più strambe e strampalate.

Vediamo nell’ordine

Il coronavirus ha colto tutto il mondo all’improvviso, un po’ meno di come vorrebbero farci credere. Molto invece ha colto i governanti alla sprovvista. Quando hanno ufficializzato la crisi, avevano già fatto i conti. Il sistema ospedaliero non avrebbe retto l’ondata di malati. Bloccando tutto, col ben noto lockdown, hanno ottenuto un drastico calo dei malati e dei morti. Morti, in prevalenza, nelle case per anziani e fra gli over 65 per due terzi dei casi. Non che ai politici interessi molto dei morti. Se no, non farebbero le guerre, non avrebbero esitato tanto con i caschi e le cinture di sicurezza. I morti per coronavirus, giorno per giorno, raramente hanno superato il quarto del totale. Dal primo gennaio a ieri, sono morti e morte, per cause riconducibili al coronavirus, poco meno di 31 mila residenti in Italia. Nello stesso periodo, sempre in Italia, sono morte 246.265 persone. Il rapporto è di uno a 8. Ma a nessuno è venuto in mente di bloccare le automobili o imporre rigide norme di sicurezza per i lavori domestici. Eppure essi sono forse la principale causa di infortuni. Eppure, davanti al coronavirus, sono andati tutti in tilt. Se però guardiamo bene, il problema, specialmente al Nord, specialmente in Lombardia, era di capienza degli ospedali.

Il taglio del tamponi per il coronavirus

E ora ne è venuta fuori un’altra. Se ricordate, non ci si riusciva a spiegarsi perché in Lombardia non riuscissero a eseguire un numero di tamponi adeguato. Fabrizio Gatti sull’Espresso ha spiegato il perché. Un anno fa la Giunta regionale della Lombardia aveva deliberato premi per i dirigenti della Sanità. Come ritagliare lo stanziamento? Tagliando le scorte. Tra queste, i reagenti per i tamponi.

L’esperienza qualcosa ha insegnato

Alla luce di quel che è successo in Italia e nel mondo, chiave per contenere il dilagare del Covid-19 sono:

- Sottoporsi a tampone o altra rilevazione di infezione/immunità;

- Tenersi a distanza di un paio di metri dalle persone di cui non si conosce la situazione medica;

- Indossare la mascherina in presenza di estranei;

- Lavarsi le mani, disinfettare tutto quel che si può, anche suoceri e cognati, non toccarsi gli occhi, avere rapporti intimi sempre con protezione, congiunti a parte, purché tamponati;

- Uscire il meno possibile, per niente gli anziani, usando internet chi fa lavori da ufficio.

Tutto il resto sono follie. Rappresenta il frutto delle menti un po’ perverse di funzionari senza nome né volto, che si annidano negli enti e nei ministeri. Non c’è niente di scandaloso. I tecnici portano avanti le loro idee, i politici sono lì per smussare, mediare, rendere ragionevole e razionale. Non a caso i peggiori governi sono quelli tecnici. Come il Governo Monti ha ampiamente confermato. L’adesione data dal Pd di Bersani a un governo tecnico conferma il declino della sinistra. Per anni il Pci aveva giustamente equiparato i governi tecnici a forme di fascismo.

Con la crisi da coronavirus, Conte ha toccato il limite?

Di fronte a un Paese in emergenza, l’esecutivo appare incapace persino di convocare un Consiglio dei ministri, rivela Francesco Verderami sul Corriere della Sera. "L’epicentro della crisi per ora è palazzo Chigi, dove un Conte bifronte ha adottato il presenzialismo come un surrogato del presidenzialismo. Ma alla sua sovraesposizione pubblica non corrisponde una capacità di fare sintesi nelle riunioni di governo". Conte non riesce a esprimere una linea che unifichi. E alla fine rimanda, ha raccontato un insider. Esempio clamoroso il sempre rinviato Decreto Rilancio. L’accusa mossa a conte è che le norme non esprimono una linea di politica economica ma sono «l’affastellamento dei fondi di magazzino dei direttori generali dei vari dicasteri». Vediamo i casi concreti di confusione della pubblica amministrazione.

Coronavirus e contagio in azienda?

È infortunio sul lavoro, gli imprenditori rischiano il processo. I datori di lavoro corrono il pericolo di una denuncia penale nel caso in cui un loro dipendente si ammalasse (fino al decesso) a causa del Covid-19 contratto sul posto di lavoro. Lo spiega Isidoro Trovato sul Corriere della Sera. Inail ha iscritto la morte del Covid-19 in quella categoria. E subito sono scattati gli allarmi per le conseguenze che ciò comporterebbe. Per i consulenti del lavoro, "è un problema non da poco che rischia di bloccare la riapertura di molte piccole e micro aziende intimorite da questo rischio". L’equiparazione fatta dall’articolo 42 del d.l. n. 18/2020 tra infortunio sul lavoro e contagio da Covid-19, meritevole di ricevere la copertura assicurativa Inail, potrebbe dunque portare al coinvolgimento dell’imprenditore sul piano penale per i reati di lesioni o di omicidio colposo, nel caso di decesso. Anche nel caso che l’azienda abbia rispettato norme e regolamenti. E vai a dimostrare che quello si è ammalato in azienda e non in discoteca, al bar o in famiglia…

Le distanze nei ristoranti

La rigorosa applicazione delle norme sulle distanze fra clienti e tavoli e le modalità di acquisizione delle comande nei ristoranti rischia di far fallire metà degli esercizi in Italia. Vale per tutti il grido di Vissani. "Asporto? Per chi, per i cinghiali?" E che dire degli ombrelloni? Sapete come finirà? Che molti stabilimenti saranno chiusi. Le spiagge diventeranno libere. La gestione degli accessi sarà affidata a qualche cooperativa. Già in parte è così in certe spiagge libere, almeno al Nord. La differenza sarà che i balneari saranno tenuti a pagare i canoni demaniali, le cooperative avranno tutto gratis.

MARCO BENEDETTO

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