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Non bisogna aver conseguito il Nobel per la medicina per comprendere che oramai siamo fuori dall’emergenza sanitaria. Checché ne dicano i novelli Savonarola del Comitato tecnico-scientifico, i quali ci ricordano con cadenza ossessiva che tutti dovremmo prima o poi morire, i dati aggiornati della pandemia non sembrano dare adito a dubbi. Dai primi di aprile i principali ospedali del Paese non ricoverano alcun paziente nei reparti di terapia intensiva e il numero complessivo degli ospedalizzati con sintomi gravi risulta in rapido dissolvimento.

Tutto questo a quasi due settimane dall’avvio della cosiddetta "Fase 2", che secondo molti di questi cervelloni avrebbe potuto causare un’altra ecatombe di decessi. Ma, come ognuno di noi può tranquillamente sperimentare nell’ambito della propria comunità, nulla di quanto paventato è accaduto. I mefitici podisti e/o semplici passeggiatori si sono riversati in massa nei parchi pubblici della propria città, con o senza mascherina, e non si è verificato il temuto Armageddon. Ciononostante molti, forse troppi sindaci sceriffi hanno continuato a sigillare panchine, tavoli e altalene come se si trattasse di elementi radioattivi. Mentre gli appartenenti alle varie forze di polizia, volenti o nolenti, hanno proseguito con una preoccupante intensità la loro opera repressiva a colpi di multe salatissime.

Ma al di là dei tanti episodi inquietanti che segnalano una sorta di impazzimento istituzionale – come quello capitato ad un signore sanzionato pesantemente reo di aver bevuto un caffè da asporto troppo vicino al bar in cui lo aveva acquistato – se tanto mi dà tanto non c’è da essere molto ottimisti per la ripartenza del Paese, principalmente dal lato fondamentale dell’economia. E per quanto una buona metà degli italiani vivano da decenni, con relativa comodità, sotto l’ombrello protettivo della spesa pubblica, se non ci diamo molto presto una raddrizzata, nessuno potrà più nemmeno sognarsi di mantenere l’attuale tenore di vita.

Se il Governo, alias Comitato di salute pubblica, insisterà nella linea folle fondata su un evidente eccesso di precauzioni, con tutta una serie di misure tese in sostanza a paralizzare l’attività dei settori produttivi, il sistema nel suo complesso è destinato in breve tempo a precipitare nel sottosviluppo. Nel guazzabuglio politico di una maggioranza divisa su tutto e incapace di uno straccio di visione strategica, in un caos aggravato da una inverosimile, elefantiaca sovrastruttura composta da task force e commissioni di ogni genere, non possono che generarsi altre mostruosità normative, sempre col crisma dell’emergenza nazionale, con effetti deflagranti per l’economia italiana, già profondamente provata dal più insensato lockdown d’Europa.

Già si sentono riecheggiare nei palazzi che contano le linee guida di un futuro economico e sociale del Paese che dovrebbe già terrorizzarci. Distanziamenti perenni, ristoranti, bar e stabilimenti balneari suddivisi in cellette di plexiglass, mascherine e guanti che diventano quasi una appendice corporea, sanificazione metodica di ogni superficie, termoscanner per la febbre e ogni tipo di marchingegno elettronico per controllare i possibili infetti. Il tutto sovrastato da uno spietato regime sanitario di polizia che da transitorio tenderà a divenire stabile per il nostro bene.

Forse sono troppo pessimista, ma in tutta onestà non riesco proprio ad intravedere gli anticorpi politici e sociali in grado al momento di contrastare la dilagante avanzata, malgrado l’evidente ritirata del Covid-19, di un integralismo sanitario che nessuna persona di buon senso avrebbe mai potuto auspicare. Un integralismo che, anche in virtù di una efficace opera di comunicazione terrorizzante, è riuscito in un lampo a paralizzare un sistema avanzato di 60 milioni di abitanti. Ma il peggio, con questa gente al timone, deve ancora venire.

CLAUDIO ROMITI

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