Sei feriti e tre persone fermate. Movida violenta, a Napoli. Forse addirittura di più, l’inferno del sabato sera. Movida inquinata, è successo a Napoli, la notte tra il sabato e la domenica. Monta una moda, la rivoluzione del sabato sera. Non solo a Napoli, sia chiaro. Firenze per dirne un’altra, stretta nella morsa di notte affollate di urla e alcol, e anche di botte.

Protestano tutti, si lamentano tutti, si disperano tutti: bottegai, proprietari di locali, ristoratori, cittadini residenti. Napoli però si distingue, è particolare, eccessiva come da sua abitudine. Mezz’ora d’inferno in uno dei centri della movida napoletana. Tra via Caracciolo, via Partenope, il quartiere Chiaia? Questa volta no, il gran casino è esploso a piazza Bellini, a monte di piazza Dante, due stazioni della metro a meno di un sospiro. Un normale controllo di polizia sul rispetto del distanziamento sociale ha provocato la reazione di una dozzina di giovani (o giovinastri, fate un po’ voi) presenti a ridosso del Conservatorio San Pietro a Majella e Port’Alba. Un gruppo di antagonisti riuniti in piazza si sarebbe lasciato andare in slogan contro gli agenti.

Il riverbero, il riflesso, la conseguenza del clima di scontro in atto negli Stati Uniti dopo l’assassinio di George Floyd. Di pari passo si è sviluppata la contestazione a decine di persone presenti per il mancato impiego delle mascherine e l’applicazione della regola sul distanziamento, mai rispettato. Due i cori ad attraversare la piazza ormai immersa nella confusione totale. “Vergogna, vergogna”, verso le forze dell’ordine e quant’altri stavano in quel momento protestando perché uno tra i più esagitati era stato fermato per un controllo. Stava bevendo birra fuori dai locali. L’origine degli incidenti è dunque attribuibile ai controlli per comportamenti corretti anti Covid 19.

“Questi sono i problemi di Napoli”, l’altro coro, rivolto in direzione degli agitati rivoltosi. Alcuni avevano già sfiorato il corpo a corpo con gli agenti, al grido “non ho fatto nulla”. Prima di abbandonarsi alla richiesta: “quali i motivi dell’arresto di tre nostri fratelli?”. Bloccato anche lui. La situazione è presto degenerata, a piazza Bellini. Nell’emergenza è stato richiesto l’intervento di un gruppo di militari presenti nelle vicinanze. Ma la situazione ormai era precitata, fino a rivelarsi incontrollabile. Gli agenti circondati e poi schiacciati verso la loro auto. Laddove altri manifestati, a monte della piazza, sversavano cassonetti dell’immondizia. Notevole lo sparpaglio di vetri sul selciato.

La fine del mondo, ma davvero. Una successione di atti vandalici, comportamenti violenti e gesti arroganti. Prepotenze vere e proprie. Una barriera umana ha impedito a una volante della Polizia di ripartire dalla piazza. Gli agenti finiti sotto il tiro della protesta hanno chiesto rinforzi. Nella zona sono confluite undici volanti, in aiuto dei poliziotti sottoposti a ogni genere di violenza verbale. E anche nei gesti, alcuni clamorosi. Come quello della volante rovesciata e della diga umana attrezzata sul posto per impedire ai poliziotti di lasciare la piazza, se non dopo aver affrontato angherie e comportamenti violenti. La piazza è diventata una bolgia, laddove in altre città d’Italia i giovani si limitano (clamoroso eufemismo, questo) alla formazione di gruppi anti distanza sociale, autentiche pericolose ammucchiate, le bicchierate di gruppo, e senza mascherina. Comportamenti che ne offendono indubbiamente l’intelligenza.

A Napoli no, lunga la faticosa improba salita post coronavirus è attraversata e segnata anche dalla protesta dei centri sociali. Disturbatori storici, soffiatori sul fuoco, approfittatori ad arte dell’evidente previsto disagio sociale conseguente all’epidemia. Nel caso in questione, questo di piazza Bellini, nel cuore della movida napoletana, si è adoperato il Centro Mezzocannone Occupato, che ha confermato la partecipazione di alcuni suoi attivisti alla rivolta di piazza Bellini, in qualità di protagonisti. La piazza messa a soqquadro. Urla, sirene, lampeggianti blu, gente preoccupatissima affacciata alle finestre. Voleva capire cosa stesse succedendo. Alla fine la polizia è riuscita a guadagnare l’uscita dalla piazza, con tre giovani fermati a bordo della volante rientrata poi nella sede della Questura, in via Medina.

Dove hanno cominciato a radunarsi i simpatizzati dei centri sociali, chiamati a raccolta dal tam-tam attivato da Facebook. Il raduno a qual pro? “Tre nostri attivisti sono stati bloccati ingiustamente a piazza Bellini”, la protesta nella nota del centro sociale. A corredo, la pubblicazione di un video girato dagli attivisti. Il filmato che, secondo il gruppo Mezzocannone Occupato “documenta gli abusi perpetrati dalle forze dell’ordine”. E la richiesta di “dire basta a qualsiasi forma di abusi in divisa”. La movida trasformata in violenza usata come pretesto. Il virus, la quarantena, il lockdown, la paura, le rinunce, le privazioni, l’obbligo della mascherina e il distanziamento sociale: non siamo diventati migliori, proprio no; manifesti e preoccupanti i peggioramenti sono evidenti. Falsa rabbia e la pretesa di presunti diritti perduti ci rendono abitanti di uno strano mondo. Peggiore di quello che abbiamo lasciato, in mezzo a una crisi economica spaventosa.

di FRANCO ESPOSITO