Sergio Mattarella (foto: depositphotos)

"Il 2 luglio del 1940 affondava l’Arandora Star, la nave britannica carica di internati da deportare in Canada, silurata al largo delle coste irlandesi da un sommergibile tedesco, che l’aveva scambiata per una nave da guerra. Un episodio atroce, non sempre adeguatamente ricordato, nella tragedia immane della guerra, che provocò la morte per affogamento di 865 persone, di cui 446 immigrati italiani, presenti in Inghilterra anche da tempo, ma definiti indesiderati dopo l’entrata in guerra dell’Italia" ha dichiarato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. "A ottant’anni da quel tristissimo avvenimento – ha continuato il capo dello Stato – desidero commemorare quelle vittime innocenti, esprimendo sentimenti di vicinanza e solidarietà ai loro discendenti. Il ricordo della loro sofferenza costituisce un monito perenne contro le guerre e a favore dell’amicizia e della collaborazione tra i popoli". La storia - Alle ore 6 del 2 luglio 1940, a pochi giorni dall’entrata in guerra dell’Italia (10 giugno), l’U-Boat 47 colpì l’Arandora Star: un evento che, con 446 vittime italiane, resta tra i più drammatici nella storia dell’emigrazione. Avevano infatti una sola "colpa" i cittadini strappati alle famiglie, alle case, alle attività costruite in anni di duro lavoro, quella di aver cercato in suolo britannico la speranza, un futuro per loro e per i loro figli. Emigrati che per il governo altro non erano che nemici, spie, persone private all’improvviso, in seguito all’entrata in guerra dell’Italia, dei loro diritti, anche quelli sanciti dalla Convenzione Di Ginevra. La nave, salpata da Liverpool il 1 luglio con 1.564 deportati, 712 erano italiani, gli altri di nazionalità austriaca e tedesca, era destinata ad un campo di prigionia canadese. 86 erano i prigionieri politici, gli altri, uomini tra i 16 ed i 75 anni, furono rubati alle loro famiglie, ignari del proprio destino, caricati in sovrannumero sull’Arandora Star, stipati nelle cabine, in ogni angolo della nave incapace di contenere quel numero eccessivo di passeggeri, persino il salone un tempo utilizzato per le serate danzanti, quando l’Arandora Star era un’elegante nave da crociera, venne trasformato in un dormitorio. Il viaggio si interruppe, per sempre, al largo della costa nord-ovest dell’Irlanda. 35 minuti, questo il lasso di tempo impiegato dall’Arandora Star per affondare mentre 800 cittadini perdevano la vita. Numerose, troppe le "coincidenze" sfavorevoli che provocarono il gran numero di vittime: dalla mancanza di un qualsiasi segno di riconoscimento in grado di far capire al sommergibile tedesco che la nave trasportava deportati, compreso il simbolo della Croce Rossa, e quindi, come affermò l’equipaggio dell’U-boot, l’Arandora Star era facilmente scambiabile con un mercantile militare, anche per il suo colore grigio. Nessuna istruzione sulle procedure di emergenza. 14, infine, le scialuppe… In Sopra, l'Arandora Star. Sotto, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella pratica, la cronaca di una morte annunciata. Fu un prigioniero, il comandante della nave tedesca SS Adolph Woermann, Otto Burfeind, a guidare le operazioni di evacuazione, mentre l’incrociatore canadese St. Laurent, grazie all’SOS, riuscì a portare in salvo 586 passeggeri. Ma anche per i sopravvissuti, nessuna pietà: il 10 luglio vennero di nuovo imbarcati su una nave con destinazione Australia. E forse la tragedia, il dolore più grande, fu l’indifferenza con cui la stampa italiana diede la notizia: non una parola sulle vittime, ma solo la soddisfazione di una "vittoria" nei confronti del nemico, mentre per i familiari iniziava un lungo periodo di attesa tra speranze e sofferenza. Numerose le vittime dell’Emilia Romagna, della Toscana e del Lazio, ma c’erano anche lombardi, piemontese, campani, molisani, sardi, abruzzesi, siciliani...al pari di altre tragedie dell’emigrazione che toccavano tutte le regioni, in questo caso, persino la Val d’Aosta. Tra i più giovani, Luigi Gonzaga, di appena 16 anni, nato a Bedonia, in provincia di Parma. E proprio la provincia di Parma è la più colpita: erano di Bardi 48 deportati, in prevalenza emigrati nel Galles dove vivevano da anni, molti avevano figli nell’esercito britannico. A Bardi, il Comitato Pro Vittime Arandora Star, ricorda ogni anno le vittime del naufragio. Numerose anche le altre cerimonie organizzate nel corso degli anni per mantenere viva la memoria delle nostre 446 vittime. Il 2 luglio del 2008, una delegazione delle Regioni Emilia-Romagna, Lazio, Toscana, e le province di Parma, Piacenza e Lucca, si è recata a Liverpool per una commemorazione che ha visto, per la prima volta, anche la partecipazione delle autorità britanniche. "A ricordo dei laboriosi emigrati pontremolesi in Gran Bretagna sui quali l’entrata in guerra dell’Italia gettò l’ombra ingiusta del sospetto e che, destinati dal governo inglese alla prigionia, perirono nel tragico affondamento dell'Arandora Star il 2 luglio 1940". Questa la frase dedicata dall’Istituto Storico della Resistenza Apuana e dall’Amministrazione Comunale di Pontremoli ai 17 pontremolesi emigrati in Inghilterra, a 70 anni dalla tragedia. Il 16 maggio 2011 è stata inaugurata a Glasgow, in Scozia, l’Italian Cloister Garden, un monumento nei pressi della St. Andrew's Cathedral che ricorda le vittime dell'Arandora Star ; erano presenti oltre alle autorità, l'ultimo superstite, Rando Bertoia, di Montereale Valcellina.