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La sfilata dei candidati si è già iniziata. Centinaia, migliaia, in cerca di un posto al sole. Un cocktail variegato. Figure di ottimo livello professionale onesti comprimari della politica, molta gente che corre per partecipare, per verificare, per testare il proprio consenso. Ma c’è un dato che fa riflettere. Il richiamo costante all’antipolitica, quel diffuso senso di disagio verso le istituzioni, quel persistente rischio del malaffare dovrebbero in teoria allontanare molti dalle liste elettorali, sviluppare una lunga serie di dinieghi e rinunce. Invece, in modo inversamente proporzionale al clima che la circonda, la politica raccoglie masse di candidati, li moltiplica, li espande.

Sarà bene approfondire e porsi qualche perché, soprattutto in una campagna elettorale atipica come questa, svolta in gran parte sotto l’ombrellone. Perché, quindi, ci si candida? Le risposte sono tante. Tradizione familiare, innanzitutto, soprattutto a livello comunale dove esistono autentiche dinastie amministrative. Ma ancora, si scende in campo per misurare la propria forza, per comprendere su quanti amici poter seriamente contare, alla ricerca di una qualsiasi legittimazione, magari in vista di altri appuntamenti politici. Inoltre, molte candidature, soprattutto tra i giovani, nascono dietro qualche promessa elettorale.

Candidarsi vuol dire offrire una disponibilità e questa disponibilità potrebbe presto essere premiata con un posto di lavoro, con un corso di formazione che schiude le porte dell’occupazione, con una qualsiasi prebenda che ti può aprire realmente un futuro, almeno in teoria. Ovviamente, poi, più voti prenderai, maggiore sarà il tuo peso specifico. Una motivazione che mette a correre tutti, con grande tenacia, nella ricerca petulante dell’amico, del parente, del conoscente.

Inoltre, si vive indiscutibilmente, anche di storie di imitazione. Se qualcuno che non conosce l’inglese, che non si è mai laureato, che non ha mai lavorato può fare il ministro riverito, rispettato e scortato, perché non ci posso provare anch’io? Cosa mi manca, sottolinea il candidato medio? Ho un curriculum assolutamente identico, sono anche più giovane, ho la stessa voglia di potere, posso tranquillamente aspirare a fare almeno il consigliere regionale. Parole e musica di tanti aspiranti che popolano le affollatissime liste proposte, in questi giorni, sui giornali.

Così gira il mondo in questa appendice dell’estate abitata dai contagi che crescono, dalla paura che ritorna, dalla reale difficoltà di sviluppare contatti e proporre manifestazioni elettorali. Anche stavolta, la sfida, per larga parte, si muoverà sul web. Messaggi in bottiglia da lanciare a 360 gradi. Con la speranza che possano raggiungere e convincere realmente l’esercito che si muove sui social network. Mentre il triste rapporto tra numero dei candidati e votanti resta un’equazione facilmente prevedibile.

ANONIMO NAPOLETANO