Destini paralleli che si incrociano dopo una vita vissuta da avversari nell’arena politica uruguaiana: ieri mattina Julio María Sanguinetti e José "Pepe" Mujica hanno lasciato insieme il Senato aprendo una nuova fase di rinnovazione all’interno dei loro rispettivi partiti. Ideologicamente opposti, i due ex presidenti hanno scelto di andare in pensione a 85 anni in contemporanea in quella che può sembrare una sceneggiatura degna di un romanzo. Entrambi sono nati nella metà degli anni trenta e hanno attraversato praticamente tutte le fasi della storia recente dalla guerra fredda alla dittatura, dal ritorno della democrazia al nuovo millennio.

Sanguinetti è il leader di "Batllistas", un settore del Partido Colorado che oggi fa parte della coalizione di centro destra -di cui lui è stato il principale artefice- al governo con Luis Lacalle Pou. Mujica guida invece il "Movimiento de Participación Popular" all’interno del Frente Amplio, la coalizione di centro sinistra che quest’anno è tornata all’opposizione dopo tre periodi consecutivi di governo in 15 anni. Seppur in ambiti molto diversi, Sanguinetti e Mujica hanno iniziato a fare politica nello stesso periodo agli inizi degli anni sessanta. Il primo è stato sempre un liberale "colorado" preferendo l’esperienza parlamentare, il secondo scelse la via della guerriglia con il Movimiento de Liberación Nacional-Tupamaros nell’epoca in cui l’America Latina si divideva due.

A cavallo tra gli anni sessanta e settanta i due furono protagonisti nei loro bandi opposti: "Pepe" portava avanti attentati, sequestri e altre azioni finendo in carcere mentre Julio María integrava il governo che dava la caccia a questa guerriglia occupando diversi ministeri fino al golpe di Stato del 1973. Al ritorno della democrazia quest’ultimo fu uno dei principali attori del delicato processo di transizione diventando nel 1985 presidente della Repubblica: una delle sue prime leggi fu l’amnistia dei prigionieri e la liberazione degli ex guerriglieri di cui si beneficiò, tra gli altri, anche Mujica che dopo il carcere approdò nel Frente Amplio mettendo così fine alla stagione della violenza.

Nel 1995 Sanguinetti iniziava il suo secondo mandato come presidente e Mujica entrava per la prima volta in Parlamento cominciando a far crescere una popolarità che esploderà alcuni anni dopo. Nel 2004, con l’arrivo del Frente Amplio al potere per la prima volta, entrambi vennero eletti senatori ma dopo pochi anni le strade si divisero: nel 2010 l’ex guerrigliero divenne presidente mentre il suo collega disse temporaneamente addio alla politica dedicandosi al giornalismo e alle conferenze. Il 2019 è una ripetizione di quanto già avvenuto nel 2004 questa volta però a ruoli invertiti tra i nuovi senatori: Sanguinetti torna al Senato con lo schieramento di maggioranza dopo una turbolenta lotta interna al suo partito, Mujica viene eletto senatore per la lista più votata. Incarico, questo, che decidono entrambi di abbandonare adesso lasciando un vuoto nella politica difficilmente colmabile.

Ma oltre a essere uniti dalle date e dal destino queste due figure emblematiche condividono anche le origini familiari portando dentro un po’ di Liguria. I Sanguinetti sono originari di Chiavari, i Cordano (la famiglia materna di Mujica) di Favale di Malvaro. Due famiglie della provincia di Genova distanti solo pochi chilometri tra la costa e l’entroterra. Il senso di appartenenza all’Italia però è stato vissuto in modo abbastanza diverso nel corso della loro vita pubblica: costantemente ostentato e celebrato per Sanguinetti, molto più intimo nel caso di Mujica. Entrambi hanno ricevuto la cittadinanza onoraria dei loro rispettivi comuni d’origine, solo due delle tante onorificenze ottenute in giro per il mondo.

Matteo Forciniti

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