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La carriera di Andrea Iannone forse è ai titoli di coda. Il pilota abruzzese si era rivolto al Tas di Losanna, a cui aveva chiesto la revoca della sospensione di 18 mesi inflitti lo scorso 17 aprile in seguito alla positività al drostanolone, uno steroide androgeno esogeno anabolizzante rinvenuto nelle sue urine durante un controllo successivo al Gran Premio di Malesia del 3 novembre 2019.

Lo stop si sarebbe concluso il prossimo 16 giugno, ma il Tas non solo ha confermato la squalifica, ma l’ha addirittura inasprita: quattro anni di stop, fino al mese di dicembre del 2023. Praticamente altre tre stagioni lontano dal circus della MotoGP. 

Al dibattimento presso l’alta corte di arbitrato dello sport, Iannone è stato difeso dall’avvocato Antonio De Rensis e ha portato a suo sostegno il lavoro del dottor Alberto Salomone e il parere di altri luminari. Ma il Tas ha sposato la tesi della Wada, l’agenzia mondiale antidoping, arrivando quasi a triplicare la portata della condanna.