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di Antonio Buttazzo

Dopo un Generale dei CC è arrivato un ex Questore. Da Saverio Cotticelli, carabiniere, a Guido Longo, poliziotto. Non può essere un caso. Che la scelta sia ricaduta ancora una volta su di un (ex) alto esponente delle Forze dell’Ordine mi pare sveli però qualche altra cosa. E cioè che la Sanità in Calabria sia più una faccenda di ordine pubblico e quindi di questurini. Che un problema di gestione e governo di un importante comparto della cosa pubblica.

Ma è davvero così? O non è piuttosto una scelta ideologica. Per mezzo della quale rappresentare l’idea di uno sforzo dell’Autorità centrale di porre fine ai fenomeni criminali. Che gravitano intorno alla Sanità calabrese?

Ragioniamo su due dati. L’incarico di un commissario “ad acta” è per sua natura  transitorio. Dopo più di dieci anni non ha più senso parlare di commissariamento.

Si è istituzionalizzata l’emergenza - Perché mai non vi è stato l’impegno, da parte dei Governi centrali o territoriali di normalizzare la gestione della Sanità in Calabria?

Secondo punto. Le indubbie criticità che esistono nell’ambito della sanità in Calabria, sono gestionali, amministrative, economiche, oppure sono di ordine pubblico?

Per quanto riguarda il primo punto, è chiaro che politicamente non è per nulla semplice accontentare i tanti appetiti che gravitano intorno alla Sanità.

Le scelte operate con l’imperio che è proprio di una autorità svincolata dai poteri locali, potrebbe essere una soluzione per accontentare un po’ tutti. Fermo restando che non c’è alcuna certezza che questo potere decisionale, in tal modo adoperato, finisca dall’essere svincolato dalle logiche spartitorie che si vorrebbero combattere.

Ordine pubblico la sanità in Calabria? No fallimento dello Stato - Per quanto riguarda il secondo punto – duole ammetterlo – l’aver considerato la Sanità calabrese un mero problema di ordine pubblico è la riprova dell’ennesimo fallimento dello Stato al Sud.

Il presidio di quel territorio dovrebbe infatti essere assicurato dalle forze di polizie coordinate dalle Procure della Repubblica.

Credere di poter risolvere la grana delle infiltrazioni mafiose nella sanità, ponendo al suo vertice un poliziotto, significa aver rinunciato alla gestione della cosa pubblica. Con i mezzi di ordinari utilizzati per altri comparti.

Altrimenti si dovrebbe pensare di porre al vertice di tutte le amministrazioni pubbliche un esponente delle forze dell’ordine. Perché ovviamente tutte, e maggiormente al Sud, sono istituzioni permeabili alle infiltrazioni criminali.

Resta un dubbio - Se non sia più comodo gestire l’emergenza nominando commissari straordinari a raffica. Che impegnarsi responsabilmente, con gli strumenti ordinari, per trasformare una sanità disastrata in una efficiente.

Una Sanità che risolva i problemi dei cittadini calabresi, gli unici che alla fine pagano lo scotto di questa tragica realtà italiana.