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Sedici senatori e cinquantadue deputati M5s chiedono, con una lettera indirizzata ai vertici pentastellati, che le loro richieste sulla riforma del Mes vengano accolte altrimenti il 9 dicembre voteranno contro. "L'unico ulteriore passaggio che i parlamentari del Movimento 5 Stelle avrebbero per bloccare la riforma del Mes - si legge - sarebbe durante il voto di ratifica nelle due Camere".

Ecco la minaccia di voto contrario che, numeri alla mano, potrebbe portare alla caduta del governo, ipotesi che resta comunque remota perché è in corso una trattativa. E infatti d'urgenza è stata convocata per domani, venerdì un'assemblea congiunta di tutti i parlamentari grillini.

Ecco intanto i ribelli, i 16 senatori firmatari della lettera: Abate Rosa Silvana, Angrisani Luisa, Corrao Margherita, Croatti Marco, Crucioli Mattia, Di Micco Fabio, Granato Bianca, Guidolin Barbara, Lannutti Elio, Lezzi Barbara, Mininno Cataldo, Morra Nicola, Romano Iunio Valerio, Trentacoste Fabrizio, Vanin Orietta.

L'oggetto della lettera è "Risoluzione sulla Riforma del MES del prossimo 9 dicembre 2020". Il destinatario principale è Vito Crimi, il quale ieri aveva assunto una posizione favorevole alla riforma del Meccanismo europeo di stabilità. "Stiamo parlando di una modifica del regolamento e chiudere questo capitolo, vecchio, del regolamento è anche un modo per aprire nuovi scenari, nuove possibilità sull'Europa", aveva detto il capo politico scatenando l'ira dei colleghi che oggi hanno deciso di rispondere.

"Il nuovo contesto - si legge in questa lunga lettera - dovrebbe portarci a riaffermare, con maggiore forza e maggiori argomenti, quanto già ottenuto negli ultimi mesi: no alla riforma del Mes. Consci delle diverse posizioni nella maggioranza, che non vogliamo in nessun modo mettere a rischio, chiediamo che nella prossima risoluzione parlamentare venga richiesto che la riforma sia subordinata alla chiusura di tutti gli altri elementi (EDIS e NGEU) delle riforme economico-finanziarie europee in ossequio alla logica di pacchetto, o in subordine, a rinviare quantomeno gli aspetti più critici della riforma del MES".

Viene ricordato che con una risoluzione a firma M5s-Lega nel 2019 la maggioranza di allora aveva impegnato il Governo "in ordine alla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità, a non approvare modifiche che prevedano condizionalità" che sarebbero finite "per penalizzare quegli Stati membri che più hanno bisogno di riforme strutturali e di investimenti" che avrebbero minato "le prerogative della Commissione europea in materia di sorveglianza fiscale". La risoluzione impegnava invece il governo "a promuovere, in sede europea, una valutazione congiunta dei tre elementi del pacchetto di approfondimento dell'unione economica e monetaria, riservandosi di esprimere la valutazione finale solo all'esito della dettagliata definizione di tutte le varie componenti del pacchetto, favorendo il cosiddetto 'package approach', che possa consentire una condivisione politica di tutte le misure interessate, secondo una logica di equilibrio complessivo".

Poi sempre nella lunga missiva indirizzata ai vertici M5s si sottolinea che "a prescindere dal cambio di maggioranza, la cosiddetta 'logica di pacchetto' riguardante MES, BIIC ed EDIS venne ripresa nella risoluzione Silvestri - Del Rio approvata l′11/12/2019".

"Gli atti parlamentari - si legge ancora - sono stati suffragati da numerose prese di posizione contrarie alla riforma sui canali ufficiali del Movimento e la proroga ottenuta lo scorso anno è stata salutata come una vittoria politica in linea con il programma del Movimento che ne prevede lo 'smantellamento'. Ciò premesso, ricordiamo quindi che, se non per l'anticipo del cosiddetto backstop all'SRF (condizionato preliminarmente al bail-in bancario di azionisti e obbligazionisti), l'ipotesi di riforma - si sottolinea ancora - non è cambiata rispetto allo scorso anno, in particolare per quanto riguarda il ruolo rafforzato del MES nella procedura di valutazione di accesso alle linee di credito, la nuova suddivisione tra paesi 'virtuosi' e 'viziosi', secondo le stesse logiche e parametri che diciamo di voler cambiare, a linee di credito differenziate (aiutando i virtuosi e penalizzando i viziosi) e l'introduzione delle clausole CACs-single limb che semplificherebbero la ristrutturazione del debito pubblico. Punti evidenziati chiaramente anche da 32 economisti ed accademici italiani in un appello al Governo. Il combinato disposto di queste riforme, nel contesto di un maggiore debito pubblico causato dal Covid, potrà mettere sotto seria pressione il nostro Paese nel giro di un paio di anni, anche senza attivare una linea di credito Mes".

"Inoltre, nella cosiddetta logica di pacchetto, non si registra - si sottolinea nella lettera - alcun avanzamento sul completamento dell'Unione Bancaria, che dovrebbe prevedere, nel suo terzo ed ultimo pilastro, l'istituzione di uno schema europeo di tutela dei depositi, e volendo prendere il progetto di Next Generation EU (temporaneo) per il BIIC (permanente) dobbiamo riconoscere che, nonostante i numerosi e positivi passi in avanti, questo risulti ad oggi ancora sostanzialmente bloccato". "In questi ultimi mesi, quindi, non sono mutati né i termini della riforma, né il 'pacchetto completo'. Ciò che è cambiata invece è la volontà di quasi la metà del parlamento di accedere al Mes - si spiega -, rendendo de facto questo strumento più vicino al nostro paese, ed il contesto macroeconomico legato alla pandemia Covid che rende ancora più inadeguato questo strumento".

Gabriella Cerami

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