Conte e Renzi (foto tratte da Facebook)

Recovery fund: accordo raggiunto. Almeno a livello europeo, s'intende. E' questa, infatti, la sede in cui i leader dell'Unione hanno trovato un punto d'intesa sotto la guida della Germania di Angela Merkel. E' stato, infatti, grazie al compromesso a cui ha lavorato la cancelliera stessa che Polonia e Ungheria hanno fatto cadere i loro veti accendendo così, di fatto, il "semaforo verde" al piano di rilancio economico più grande della storia del Vecchio Continente. "Ora possiamo cominciare con l'attuazione e la ricostruzione delle nostre economie. Il nostro monumentale pacchetto di ripresa guiderà la transizione verde e digitale" ha scritto il presidente del Consiglio Ue Charles Michel su Twitter. "Questo significa poter sbloccare le ingenti risorse destinate all'Italia: 209 miliardi. Approvato anche il Bilancio pluriennale. Ora avanti tutta con la fase attuativa: dobbiamo solo correre", ha commentato, dal canto suo, il premier italiano, Giuseppe Conte. Il capo dell'esecutivo giallorosso è apparso raggiante per l'obiettivo raggiunto. Ed ha cantato vittoria. "A livello Ue - ha detto - è stato siglato un accordo storico". Ora, però, ha poi ammesso, serve un "confronto con la maggioranza". Sì, perché qui sta la nota dolente: il confronto con le forze politiche che reggono il suo esecutivo dove Italia Viva appare sempre più intenzionata a mettersi di traverso. Il nodo del contendere? La solita "task-force" varata da Conte per la gestione delle risorse del Recovery che proprio non piace ai renziani. Ad evocare senza giri di parole la possibilità di una crisi di governo è lo stesso Matteo Renzi che, in un'intervista a El Pais, mette subito le cose in chiaro: "Se Conte vuole pieni poteri come li chiese Salvini, io dico di no. In quel caso ritireremo l'appoggio al governo". Non è un "problema di posti nel governo", assicura Renzi, che pure "sono stati offerti" a Italia viva, ma "il meccanismo di dibattito previsto dalle regole istituzionali non può essere sacrificato con un piccolo accordo. Non posso accettarlo", ribatte il fondatore di Iv che ribadisce la centralità del suo partito, "siamo decisivi per il governo". Insomma, tira le somme Renzi, per evitare che Iv tolga l'appoggio al governo, Conte deve "chiedere scusa" e ritirare la proposta di una cabina di regia per la gestione dei fondi europei. In caso contrario, i numeri per una nuova maggioranza potrebbero esserci. L'ex premier, dunque, non esclude un possibile governo alternativo (in caso di crisi "scommetto sulla presenza di un'ampia maggioranza parlamentare", dice infatti in un'altra intervista). Conte non intende sfuggire al confronto e assicura che questo avverrà "nelle prossime ore e nei prossimi giorni con le singole forze politiche di maggioranza e poi collegialmente", annunciando quello che potrebbe anche essere definito come una sorta di 'tagliando' al governo. Ma a sua volta precisa: "Per andare avanti dobbiamo essere trasparenti". "Ci sono delle istanze molto critiche, dobbiamo capire cosa nascondono, quali obiettivi", scandisce ancora il premier che poi conclude: "Io ho la piena responsabilità e consapevolezza di questo incarico e sono pienamente edotto del fatto che andrò avanti se ci sarà la fiducia di ogni forza di maggioranza".

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