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di Maria Antonietta Calabró

 

Una grande operazione di intossicazione via web è partita negli stessi giorni in cui il Congresso americano doveva ratificare l’elezione di Joe Biden come 46esimo Presidente degli Stati Uniti d’ America. Uno scandalo presuntivamente costruito in Italia ( #Italiadoit) e relativo ai presunti brogli elettorali che avrebbero permesso la vittoria di Biden su Donald Trump. Il quotidiano​ La Stampa di oggi racconta in dettaglio​ l’operazione, e come essa non regga ad un accurato riscontro dei fatti .

 

Le accuse (su cui sta indagando anche l’AISE, il nostro servizio segreto estero) riguardano anche un presunto imponente finanziamento (400 milioni) ​ che sarebbe stato usato per l’operazione e soprattutto la “copertura“ di alti prelati del Vaticano, anche grazie alla sempre presunta loro “ influenza” ​ sull’azienda della difesa italiana, Leonardo. ​

 

Com’è’ universalmente noto, almeno tra gli addetti ai lavori, il generale Luciano Carta (oggi Presidente di Leonardo), ai tempi in cui era capo dell’AISE fu colui che si oppose alla gestione del presidente del Consiglio Giuseppe Conte nei rapporti con il ministro della Giustizia di Trump, William Barr (giunto a Roma per indagare su un altro presunto scandalo elettorale americano, quello del Russiagate del 2016) e vanta un solido rapporto decennale con alte sfere vaticane, da ultimo anche con monsignor Angelo Becciu, quando era sostituto della Segreteria di Stato vaticana. L’azienda Leonardo , come riporta La Stampa, ha scelto di non commentare le presunte rivelazioni per non alimentare il polverone.

 

Il sito web che ha pubblicato le accuse, il 7 gennaio scorso, si chiama Databaseitalia.it, con il titolo: “Già partita. L’inchiesta sui 400 milioni di dollari inviati da Obama per agevolare la frode elettorale USA, sotto L’ ombra occulta del Vaticano”. Lo stesso sito aveva attaccato qualche giorno prima Matteo Renzi (che ha preannunciato querela) come sponsor politico italiano dell’operazione. Ma esso si è scagliato anche contro Conte-Giuseppi (il nomignolo affibbiatogli , dopo il celebre errore su Twitter di Trump nell’endorsement pubblico al premier). Conte che non avrebbe fatto nulla o non sarebbe stato in grado per impedire i brogli (avvenuti il 4 novembre 2020) .

 

Su questi temi scottanti (informazione, controinformazione, nuova presidenza americana) si gioca in questi giorni anche il grande intreccio sulla delega sui servizi segreti italiani. Chi è in grado di gestire questo calderone che ribolle? Chi ha la clearance internazionale per farlo da adesso e nei prossimi mesi?

 

Come in ogni storia complessa che si rispetti c’è anche un “pentito”, cioè Arturo D’Elia (l’uomo arrestato nel dicembre 2020 a Napoli per hackeraggio ai danni di Leonardo) che ha confessato di essere stato lui materialmente ad effettuare i brogli ai danni di Trump e a favore di Biden usando i server di Leonardo e la crittografia militare e satellitare dell’azienda.

 

D’ Elia, ha firmato un affidavit (riprodotto in rete in jpg ) proprio il 6 gennaio 2020 (giorno dell’assalto al Capitol e che doveva essere il giorno della proclamazione di Biden) consegnato alla magistratura di Napoli che sta indagando su di lui.

 

Quanto al Vaticano, è significativo che stia iniziando ad accadere proprio quello che si era augurato Mons Carlo Maria Vigano nell’intervista rilasciata pochi giorni fa​ a Steve Bannon​ la pubblicazione di documentazione in possesso di servizi segreti contro Pontifex e la sua presunta cospirazione a favore del Presidente, Joe Biden.

 

Alla prossima puntata…