Beppe Grillo (foto depositphotos)

M5s, prima e dopo. C’erano una volta i Cinquestelle del Vaffa. Duri e puri. Avevano i loro punti fermi. Vaffa ai partiti, ai voltagabbana, no Tav (Torino-Lione) e no Tap (gasdotto trans Adriatico). E poi: l’ex Ilva di Taranto è da bonificare e riconvertire. Dopo il secondo mandato “ tutti a casa “. I fondi Ue “ vanno cancellati “. Macché Euro e Nato. Attenzione, qui non si scherza: “Chi è indagato si deve dimettere”. Infatti i sindaci Raggi, Nogarin e Appendino sono ancora in sella.

Retromarcia su tutto. Ma che succede? Il Potere sta ubriacando a tal punto da rinnegare se stessi, i loro dogmi, la loro mission rivoluzionaria?

O c’è dell’altro? Occorre indagare. E forse mica è finita qui. Il Movimento sta rotolando dalla collina di Cartagine in un botte irta di chiodi. Beppe Grillo come Attilio Regolo? Chi ci capisce qualcosa è bravo. Da quando sono in Parlamento (191 deputati, 92 senatori) è stata una giravolta continua. Un festival di sgommate all’indietro, di ipocrisie tanto da sconcertare la base elettorale, oggi più nera di un prete del Gabon in una notte senza luna.

Esempio. Un tempo Beppe Grillo e i suoi “Marines “ sbertucciavano Scilipoti e tutti i voltagabbana. Solo 4 mesi fa, Luigi Di Maio tuonava contro il “mercato delle vacche “ e rilanciava l’introduzione del vincolo di mandato per frenare l’emorragia di parlamentari 5 Stelle verso altri lidi. Erano contrari alle “ stampelle per i governi “. Oggi  li cercano per Conte. Non più voltagabbana ma “costruttori”.  Tombola.

Altre tre perle. Primo, la Tav. Ovvero la Torino-Lione. “Opera già vecchia prima ancora di nascere, inutile, costosa”. I Cinquestelle ne hanno fatto un mantra cavalcando i movimenti in Val di Susa. Il governo Conte Uno il 23 luglio 2019 ha firmato il via libera.

Secondo, il condottò Tap o gasdotto trans Adriatico. Anche questa “ opera inutile e dannosa per l’Ambiente”. Morale: nel 2018 il governo Conte ha dato il suo ok. Il gas metano dell’Azerbaijan è già nel Salento da oltre un mese.  Il tratto salentino è costato 400 milioni.

Infine l’ex Ilva di Taranto. I 5 Stelle volevano la chiusura delle acciaierie con tanto di bonifica e riconversione per creare occupazione. Ma proprio Di Maio, nel Conte Uno, ha trovato un accordo con ArcelorMittal molto simile a quello del suo predecessore Carlo Calenda.

Ricordate? Di qua Bersani, di là il palermitano Vito Crimi e la ciociara Roberta Lombardi. Di qua il segretario del Pd (poi sostituito da Dario Franceschini), di fronte il senatore venuto dal Brancaccio (dove nel 1993 la Mafia ha ammazzato don Pino Puglisi poi proclamato Beato nel 2013) e la giovane mamma deputato, oggi consigliere comunale a Roma.

Il vecchio Bersani fu addirittura umiliato. Troppo. Uscì dal confronto con le ossa rotte. Se ne tornò a Bettola sconcertato. Ora i pentastellati lo cercano. Pur di non  perdere la poltrona sembrano disposti a tutto. Ma certi giochi sono come le bugie: hanno le gambe corte.

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