Beppe Grillo (foto depositphotos)

Ma Draghi vi ha detto che farà un governo di soli tecnici? "Il problema è proprio quello: Draghi non ci ha detto nulla", osserva pensieroso un ministro. Il Movimento 5 stelle è un caos dentro a un caos dentro a un caos. C'è il macro problema di come tenere insieme la truppa parlamentare, che rischia di spaccarsi sia con il sì già strombazzato sia con un sorprendente no, con le sue sfumature astensionistiche.

C'è il problema di che "per noi è già difficile accettare Draghi, ma entrare senza nessuna garanzia della "politicizzazione" della squadra forse noi in Parlamento lo reggiamo, ma la base ci prenderebbe per il collo". C'è il problema di una comunicazione caotica, confusa. Il non entriamo detto a caldo è diventato un forse, poi un sì, poi un sì ma votano gli attivisti, poi un fermi tutti, aspettiamo. Questa mattina Vito Crimi e Davide Crippa vengono intervistati da due giornali. "Non entreremo a tutti i costi", dice il capo politico, "Non ci sono ragioni per dire no", replica il capogruppo alla Camera. Due che stavano insieme nella stessa stanza con Draghi, che si sono riuniti prima e dopo con Grillo, e che dicono due cose sostanzialmente opposte.

La speranza che il fondatore calasse a Roma, toccasse Draghi e lo trasformasse in oro, assicurasse i suoi che lo avrebbe aperto come una scatoletta di caviale (copyright Guido Crosetto) si sono rivelate se non un'illusione, per lo meno parziali. "La verità - dice un esponente di governo - è che se avessimo votato oggi e domani su Rousseau saremmo andati sotto". Questa è una metà del cielo. L'altra è che ieri, per la prima volta, i 5 stelle si sono resi conto che i margini di trattativa con Draghi sono scarsi, se non nulli e che se sostegno ci deve essere lo si deve dare praticamente al buio.

E quindi non basta il generale Grillo, che con un messaggio dei suoi, di quelli che necessità di parafrasi, di telefonate agli esegeti per capirne fino in fondo senso e confini, mette a tacere tutti. Non ce lo ha fatto quando ci ha messo la faccia durante il primo giro di consultazioni, attirandosi le critiche di chi ha convocato i Vaffa day digitali per Draghi, non ce l'ha fatta su un rinvio delle consultazioni online, indette con una tempistica sbagliata, che ha generato forte nervosismo sull'asse con Casaleggio, nervosismo che si è allargato a macchia d'olio includendo tutti i vertici parlamentari. I vertici smentiscono, ma il sospetto che circola a Palazzo è che si sia di nuovo cambiato idea, che adesso prevalga l'idea di astenersi e di far pesare il proprio peso sui singoli provvedimenti, perché senza garanzie al governo non si può entrare.

Il buon Crimi si è intestato la sospensione del voto su Rousseau, un post sul blog tempestato dalle critiche. Primo commento: "Tutto questo è solo indice di confusione, dilettantismo e mancanza di visione". Secondo commento: "Ma chi è Grillo che si permette di prendere simili decisioni! È preda di un delirio di onnipotenza?". Terzo commento: "Questo rinvio non lo capisco, a meno di pensare male. Il governo Draghi sarebbe la pietra tombale del movimento". Si potrebbe andare avanti a lungo.

Il problema è che nemmeno i più stretti collaboratori di Grillo né i vertici del Movimento hanno ben capito quale possa essere la via d'uscita, incastrati in quella clausola capestro posta dall'ex comico: "Aspettiamo che Draghi dica pubblicamente quel che ha detto a noi". Peccato che, a meno di stravolgimenti del protocollo, il premier incaricato ha salutato molte delegazioni con un eloquente "Ci vediamo in Parlamento", e la prima volta in cui è previsto che parli è al Quirinale, con la lista dei ministri in mano approvata da Sergio Mattarella, a giochi fatti. La speranza è che un segnale arrivi prima, magari stasera, alla fine delle consultazioni con le parti sociali, in modo da poter fare il passaggio su Rousseau tra stasera e domani, ma nessuno ne ha certezza.

Come ne uscite? "Non lo so - spiega un esponente del governo - noi abbiamo detto che ci stiamo, ma il filo è molto sottile, e si può rompere". A Grillo la coabitazione con la Lega non va giù, lo ha fatto capire con parole ambigue, relative al super ministero della Transizione ecologica sul quale, per citare un parlamentare, "si è fissato lui, perché qui nessuno lo aveva nemmeno in mente". Questa è la chiave, un ministero che riunisca le deleghe di Ambiente, Infrastrutture ed energia, che rivendica per un uomo 5 stelle. E su questo tasto è tornato a battere con un post sul suo blog, mettendolo al centro di una trattativa che non c'è, lanciando messaggi in bottiglia: "I banchieri hanno la leva principale per cambiare ma non hanno capito che bisogna cambiare. Anche un banchiere e finanziere lo capisce, ma non può dire: Sì, ma non adesso!". Ogni riferimento a fatti, persone o interlocuzioni in corso è puramente voluto, un rebus che al momento non trova soluzioni, un generale che ha avuto intuizioni geniali, che ha spostato il Movimento a destra o a sinistra per anni con lo schioccare delle dita, e che sembra aver condotto la propria truppa all'interno del suo labirinto. Come ne uscite? "Non lo so".

Pietro Salvatori