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Un Paese, l’Italia, dove emerge la netta consapevolezza sulla diffusione oramai nazionale (26%) e, soprattutto, internazionale (45%) del fenomeno mafioso. Una mafia meno incline alla violenza rispetto al passato, ma dove emerge anzitutto la netta percezione, espressa dalla grande maggioranza degli intervistati da un’indagine di ‘Libera’, di una mafia sempre maggiormente legata ai professionisti/colletti bianchi (45%), cioè di una crescente parte di tali categorie contigua alle organizzazioni mafiose.Bocciato l’impegno della politica nel contrastare la mafia. E dove è forte la sfiducia soprattutto confronti di membri del governo e del Parlamento e dei partiti. Ben 83% degli intervistati ritiene che i politici nazionali hanno favorito l’espansione delle mafie in Italia, l’81% degli intervistati ritengono colpevoli i partiti politici e i politici locali. Un’Italia dove la corruzione politica si conferma un fenomeno profondamente radicato, nelle percezioni e nelle esperienze dei cittadini. Il 30% degli intervistati ritiene che i fenomeni di corruzione siano più diffusi rispetto all’epoca di tangentopoli mentre un’ampia maggioranza (58%) ritiene l’ammontare di corruzione sia equivalente – dunque capillare e sistemico. La fotografia sulla percezione e presenza delle mafie e della corruzione nel nostro paese nell’anno del Covid è stata scattata da Libera che ha raccolto i risultati dell’indagine curata da Demos su un campione di 995 persone intervistati nel mese di novembre all’interno del Rapporto ‘Il triangolo pericolo. Mafie, corruzione e pandemia con i commenti tra gli altri di Federico Cafiero de Raho, Romano Prodi, Carlo Cottarelli, Tito Boeri, Franca Maria Rita Imbergamo, Rosy Bindi, Giuseppe Lombardo, Maurizio Landini, Nando Dalla Chiesa e Gian Carlo Caselli.

“E la pandemia è tra i protagonisti del rapporto- spiega Francesca Rispoli, curatrice del Rapporto e ufficio presidenza di Libera – perché si è pensato che fosse particolarmente importante stimolare le risposte su come il virus sia un’occasione per le mafie e la corruzione e su quale destinazione fosse importante dare ai fondi dell’Unione Europea, per spingere la ripartenza. Come ha scritto Federico Cafiero De Raho, procuratore nazionale antimafia, “c’è il serio rischio che le mafie possano aumentare il proprio business in questa situazione di emergenza: penso all’offerta che hanno dato in alcuni territori alle famiglie in difficoltà, ma anche ai settori economici funzionanti come quello ortofrutticolo, della grande distribuzione agroalimentare o dei rifiuti speciali, in cui investono e che sono ora ancora più strategici. Con la Dia e la Guardia di finanza stiamo monitorando la situazione ed effettuando degli approfondimenti”.”

Un’ allarme dimostrato anche dall’incremento di alcuni reati spia. Nell’anno del Covid si registra un’impennata record del numero di interdittive antimafia: secondo i dati del Ministero dell’Interno nel 2020 sono state 2130, 177 al mese, sei al giorno con un incremento del 38% rispetto il 2019. Il 68% delle interdittive riguardano le regione del sud mentre il 24% sono state emanate nel Nord Italia. Le segnalazioni di operazioni sospette (SOS) ricevute dalla UIF( Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia-Banca d’Italia) nel 2020 sono state 113.187, con un aumento del 7 % nel confronto con l’anno precedente. A fronte di una diminuzione al Nord, in particolare in Lombardia (-6,2%) e Liguria (-10,4%),Friuli Venezia Giulia (-6,2%) nel resto del Paese le Sos sono in aumento:+35,6% nel Lazio,+20% in Puglia,+20% in Calabria, +14% in Campania e +23,7% in Sardegna, in Trentino Alto Adige (+23,5%). Da registrare anche aumenti nelle regione medio piccole Basilicata (+13%) Umbria (+6%) Valle d’Aosta (+15,7%).A livello provinciale, Prato, Milano, Napoli, Roma e Rimini si collocano ai primi cinque posti per numero di segnalazioni di operazioni sospette in rapporto alla popolazione.