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Che cosa accade quando l’Anti-potere va al Potere? Semplice: si scioglie l’ossimoro. Nel senso che ne resta solo uno: il Potere. Di questi tempi incerti una sola cosa è certa: le (Cinque) Stelle risplendono di una ben fioca luce. Ovvero, il “Conte” (Giuseppe) è destinato a regnare su di un dominio in penombra, dove il Bel Principe si è tramutato in Ranocchio e difficilmente arriverà la Fatinadell’Urna a ridare smalto e vigore a una pianta secca e inaridita. Tale è l’immagine che rimanda quell’alberello digitale di Rousseau i cui frutti avvelenati hanno causato la catatonia del Movimento, costretto ad affidarsi a un salvatore della patria di democristianissima tradizione. Poiché a Beppe Grillo, con la scomparsa di Gianroberto (Casaleggio padre), mancava la “spalla” pensante, con autocratica decisione l’ha individuata in una figura che per certi versi si colloca esattamente all’opposto della prima. E, per la verità, neppure tanto inedita come funzione politica, in quanto a guardarla da vicino appare declinata con il paradigma del famoso “ma anche” di veltroniana memoria, nel cui pensiero ecumenico si rispecchiava di tutto e il suo contrario.

Ora, in questo particolare momento storico (molto alla Ennio Flaiano, per cui “la situazione è grave ma non seria”), riluce il dramma di chi, per l’appunto, incoronato principe trova sulla sua strada la strega cattiva del crollo elettorale, per cui molti eletti dovranno rinunciare alle loro comode poltrone parlamentari per un letto di spine, e tornare così alla definitiva anomia originaria. Del resto, chi è causa del suo mal… deve prendersela esclusivamente con se stesso, visto che ha realizzato l’inutile sogno del taglio del numero dei parlamentari e della cancellazione della povertà, resuscitando il mito perverso della stampa di moneta! Idee geniali alla rovescia, queste ultime, dal momento in cui il M5S rischia di veder ridotti a un terzo i consensi ricevuti nel 2018! Il dramma vero di tutti i movimenti politici antisistema è la loro definitiva precarietà. Nel senso che le spinte eversive che li hanno portati al governo del Paese evaporano al momento stesso in cui i loro vertici di agit-propcadono nella trappola dorata dell’accesso alle stanze dei bottoni e della gestione quotidiana del potere.

Fatto inevitabile quest’ultimo, dato che il Governo è fatto di praticissimi interessi materiali, compromessi di ogni genere e di una folla di clientes e di lobby che assediano ogni minuto secondo le cittadelle burocratiche e i palazzi governativi che loro, finalmente, hanno occupato. Ma i cosacchi insediatisi al Palazzo d’Inverno zarista sanno solo menare le mani (ovvero, farsi strada con la politica urlata degli slogan anti-establishment del duo Alessandro Di Battista-Luigi Di Maio), non avendo alcuna preparazione né competenza vera per amministrare quel potere conquistato con le armi (i voti, nel caso specifico). E, quando non sai, vieni fatto prigioniero dai macchinisti e dai loro capisquadra che stanno nelle sale macchine dei gabinetti e uffici legislativi dei ministeri, delle aziende di Stato e degli Enti pubblici economici, delle Regioni amministrate da super-potenti cacicchi che si fanno chiamare Governatori, e così via.

Il problema vero dei Movimenti alla Grillo (Beppe) è di non aver capito praticamente nulla del nodo dei nodi della questione italiana. Infatti, non è la ridiscesa verso il basso delle decisioni politiche che conta no (affidate alla mitica base degli iscritti a Rousseau, i cui algoritmi e gestione sono completamente oscurati ai loro fedelissimi adepti), quanto la risoluzione di due aspetti fondamentali che riguardano le tremende contraddizioni di una democrazia rappresentativa, privata dei suoi stessi principi fondanti a causa degli effetti devastanti della globalizzazione senza freni. Ovvero, nell'ordine: l’unicità di comando (la cui possibile soluzione è la Quinta Repubblica gollista rivista e corretta) e la democrazia diretta che nulla ha a che vedere con il voto on-line, ma che riguarda moltissimo la capacità dal basso di orientare la legislazione, proponendo leggi a iniziativa popolare sottoscritte da un numero sufficiente di firme dei cittadini elettori, che comportino una data certa per la loro approvazione/rigetto da parte del Parlamento e la contestuale possibilità di ricorso a referendum approvativo (qualora la Corte costituzionale l’abbia ritenuto ammissibile), in caso di mancato accoglimento.

L’Italia è un Paese che muore per mancanza di decisione a causa dei troppi centri di potere che drenano, inutilmente, immense risorse pubbliche. Finito il sogno riformista renziano, sono venuti a cadere anche i due formidabili strumenti di rottura della paralisi attuale, come la riduzione di migliaia di centri di spesa a poche decine di unità e una vera legge maggioritaria che consenta a chi vince di governare per un periodo certo. Lo vediamo oggi con il disastro della sanità regionale in epoca di pandemia quali guasti inenarrabili abbia comportato l’attuale ripartizione dei poteri tra Stato e Regioni, così come specificati dalla demenziale riforma(fortissimamente voluta dalla sinistra) del Titolo V della Costituzione. Ciò che affligge oggi i grandi schieramenti politici è la loro assoluta mancanza di prospettiva per quanto riguarda le riforme di sistema. Si gira a vuoto, preferendo concentrarsi sulle figure del leader che vengono quotidianamente svendute e depotenziate nelle scadenti, brevissime linee comunicative dei social network.

Nel caso del Partito Democratico, addirittura, si sceglie il ritorno al passato riproponendo tematiche come lo ius soli, l’equi-ripartizione per sessi delle cariche elettive, l’omofobia, il diritto all’emigrazione, e così via, che fanno dell’Italia lo zimbello d’Europa. Si fa finta così di non capire che il lavoro vero, quello che fa aumentare significativamente il Pil, bisogna crearlo attraverso la libera impresa e non dilatare a dismisura i posti (più o meno a tempo) del pubblico impiego che, invece, andrebbe spietatamente equiparato a quello privato dei costi/risultati. Politicamente, infatti, va rimossa l’ingiustizia sociale degli impieghi pubblici garantiti a vita, senza che chi li occupa sia mai sottoposto a verifica sulla relativa produttività e adeguatezza! Tuttavia, tramontate impietosamente le (Cinque) Stelle, bisognerà vedere chi cavalcherà domani la pancia ribollente di questo Paese, stremato dalla pandemia e dalla dis-Amministrazione sistemica.

MAURIZIO GUAITOLI