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È in dubbio che c’è una marcata curiosità sul futuro del movimento politico dei 5 stelle. E questo non solo per le recenti e fragorose polemiche dopo il video spartiacque di Grillo e la rottura tra il vertice del partito e Casaleggio. Due elementi che, come ovvio, sono destinati a incidere profondamente sul futuro di questo singolare movimento politico. Ma la crescente attenzione di molti osservatori, commentatori e opinionisti della politica italiana verte, semmai, sul significato della “rifondazione” di questo partito annunciata ormai da settimane dal futuro leader, Giuseppe Conte. E questo perché la “rifondazione” dei 5 stelle, sempre che ci sia, interessa quasi tutta la politica italiana. Perché si tratta pur sempre di un partito che appena 3 anni fa ha ottenuto alle elezioni politiche quasi il 33% dei consensi anche se adesso si è ridotto a circa un terzo, almeno stando ai sondaggi. Comunque sia, la trasformazione di questo partito interpella e riguarda tutti i partiti. Nessuno escluso. Ecco perché, discutendo del cambiamento radicale del partito dei 5 stelle si incrocia anche, e soprattutto, il tema dell’elettorato di quel partito. O meglio, quale sarà la futura base elettorale. E questo per un motivo molto semplice: ovvero, anche se i 5 stelle non hanno mai avuto alle spalle una specifica cultura politica - anche perché le hanno sempre ripudiate alla radice - era pur sempre un partito con un profilo politico chiaro ed immediatamente percepibile. Non a caso deve a questo profilo il boom elettorale del 2013 e soprattutto del 2018. Ma, adesso, almeno così pare, tutto cambierà. E anche profondamente. Certo, ad oggi resta ancora nebuloso questo cambiamento. Nessuno sa con certezza in che cosa consista. Ma quello che adesso è anche importante sapere - e non solo per i grillini ma per tutta la politica italiana - è quale sarà la futura base elettorale dei 5 stelle. In altre parole, chi saranno i futuri elettori dei 5 stelle dopo un potenziale cambiamento radicale della “mission” del partito? Ora, è noto a quasi tutti che Grillo, cioè “l’elevato” dei 5 stelle, è tuttora un grande riferimento del suo partito. Non credo che, al di là del video pubblicato nei giorni scorsi, la base dei 5 stelle non si riconosca più nel suo fondatore. Ma andiamo con ordine. L’ex presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, negli ultimi tempi non perde occasione per sostenere che intende “rifondare” il partito, cambiare il suo profilo, la sua identità, il suo progetto politico, e la sua stessa “mission”. Un cambiamento radicale che dovrebbe portare il movimento di Grillo a essere un partito “né di destra e né di sinistra”. Un partito che non farà più Pieri. Fa sentire l'italiano all'estero ancora a casa e, non c'è niente di male ad ammetterlo, ce n'è bisogno, ogni tanto, oppure spesso anche una volta alla settimana, quando la propria squadra entra in campo. È così a New York come a Mosca, a Tokyo come a Sidney, a Buenos Aires come a Montevideo e a Miami. Non importa se in Florida sono le 8,30 del mattino: magari all'inizio le tribune non sono piene del tutto, ma poi andando avanti con i gol, i commenti, gli arbitri, insomma quello che il tifoso vuole sentire, di posti vuoti non ce ne sono più. Capita lo stesso in tutta la Florida: se Rai Italia non puoi (o non vuoi) seguirla da casa, la scusa è il breakfast: caffè e cornetto e sali su 'La giostra'. Diversi sono i bar e ristoranti che hanno creato dei piccoli ritrovi, salotti per i tifosi italiani. Social distancing generalmente rispettato, anche se non c'è l'arbitro a misurare i 6 piedi regolamentari, da South Beach a North Miami, da Key Biscayne ad Hialeah (si anche lì, nonostante la totale maggioranza, si sfiora il 100%, parla spagnolo e ovviamente preferisce un gol di Messi a una parata di Gigi Buffon, è sempre lo juventino l'azzurro più popolare al mondo). Juventus, Milan come Napoli e Roma oppure Inter, ma ci sono rappresentanze, grandi e piccole, anche di tutti gli altri club. Sono tanti gli italiani che vivono nella contea di Miami-Dade, diverse migliaia e di questi quanti vibrano con il calcio? Molti. C'è il medico super tifoso della Beneamata, l'Inter ovviamente, che finalmente dopo anni di passione sta per festeggiare, ci sono i napoletani soprattutto a South Beach per i quali ogni incontro è una finale. E per scoprire dove si ritrovano abbiamo cercato quei posti che, anche con la scusa della pandemia, hanno creato dei piccoli angoli d'Italia domenicali dedicati a 'La giostra del gol' e ai suoi fan. In particolare ce n'è uno, proprio dietro alla US1. È l'arteria più importante e famosa degli Stati Uniti: corre sulla costa Est per quasi 4.000 chilometri, parte da Fort Kent nel Maine, al confine con il Canada, per spegnersi a Key West con la celeberrima 'Mile 0'. E passando da Miami sfiora anche quel parcheggio semi nascosto, ci si arriva dalla porta posteriore del bar, trasformato in un mini-stadio: megaschermo, sedie a distanza, a volte con il posto vuoto come vuole la pandemia-rule, e mascherina obbligatoria anche se il grido per il gol segnato o subito spesso la fa saltare. E i proprietari non cercano pubblicità perchè i posti sono già tutti esauriti, li chiamano abbonati... Ecco come si passa qualche ora seguendo i ritmi dettati da Fabrizio Failla e il suo team: conduttori, ospiti, commentatori tutto il calcio che si vuole vedere e soprattutto ascoltare. Dalla partita agli arbitri, dal gol contestato alla vittoria immeritata. Ci si siede sulla 'giostra' al mattino, si scende qualche ora dopo, assieme vincitori e sconfitti: siamo a Miami, dopo il calcio c'è la spiaggia. Affidamento, almeno così sembra, sulla piattaforma Rousseau. Un partito che stringerà una alleanza “organica e strutturale con il Pd”, per la gioia di Letta e Bettini e, infine, un partito che archivia definitivamente tutto ciò che lo ha caratterizzato sino ad oggi nella pubblica opinione. Ma, se tutto ciò è ovvio perché campeggia su tutti i giornali, c’è una domanda - ripeto - che continua a non avere una risposta seria e convincente. E cioè, chi saranno i nuovi e futuri elettori del partito dei 5 stelle? Se è vero che si parla di un partito “liberal moderato” credo sia legittima questa domanda. Ovvero, sino a oggi - e per molti anni - questo partito si è caratterizzato per alcuni elementi costitutivi che provo a sintetizzare brevemente: movimento populista, anti politico, antiparlamentare, alfiere della “democrazia diretta”, radicalmente anti sistema, “uno vale uno”, “contro la casta”, oppositore delle grandi opere, sostenitore del “doppio mandato e stop”, contro le alleanze con gli odiati partiti del passato, senza una cultura politica specifica perché tutte le culture politiche del passato erano da radere al suolo, contro il “professionismo” dei politici e, infine, per una classe dirigente che ripudiava alla radice il modello dei partiti tradizionali. Ora, di grazia, cosa resterà di questa, seppur legittima, “rivoluzione” nel futuro partito di Conte? Sempre che, come ovvio, nasca in alternativa al suo fondatore e ripudiando tutto ciò che ha storicamente contraddistinto questo partito sin dalla sua nascita. Ed è qui che si inserisce la riflessione più importante. Ovvero, chi saranno gli elettori del nuovo partito? Gli antichi elettori - cioè quelli che hanno votato convintamente i 5 stelle per i motivi che ho poc’anzi ricordato sintetizzati dal celebre slogan del “vaffaday” - voteranno un partito del tutto nuovo che rinnega alla radice tutto ciò che l’ha giustificato sin dal suo esordio? Quando si cambia radicalmente identità, mission e prospettiva, si cambia di diritto anche l’elettorato? Oppure l’elettorato resta quello di prima, seppur fortemente dimagrito, ma che sposa un progetto politico alternativo e radicalmente diverso da quello precedente? Ecco, dunque, la domanda centrale: quando un partito cambia pelle - sempre che ciò accada, come ovvio - cambia anche il suo elettorato? Quasi per decreto o per fiducia illimitata e fideistica nel suo nuovo capo? Un dibattito, credo, aperto e carico di incognite per tutta la politica italiana.