Il presidente Usa Joe Biden (foto depositphotos)

Eppur si muove qualcosa nel dibattito su brevetti e produzione dei vaccini anti-Covid nel mondo. La Casa Bianca – secondo quanto annunciato domenica dal capo di gabinetto Ron Klain – avvierà nel corso di questa settimana colloqui con l'Organizzazione Mondiale del Commercio "su come rendere questi vaccini più ampiamente distribuiti, più ampiamente autorizzati e più ampiamente condivisi". A occuparsene sarà Katherine Tai, rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, che già nelle scorse settimane aveva auspicato uno sforzo da parte dei governi e del settore privato come quello che portò alla liberalizzazione dei farmaci antiretrovirali per il trattamento dell'AIDS.

La crisi indiana – definita un "crimine contro l'umanità" dalla scrittrice e attivista Arundhati Roy – ha messo in primo piano la necessità di una strategia davvero globale nella lotta alla pandemia di Covid-19, moltiplicando gli appelli a una sospensione temporanea dei brevetti o ad altre soluzioni che consentano di aumentare rapidamente la diffusione dei vaccini nei paesi più poveri.

Perché ciò che accade oggi in India rischia di ripetersi tra un mese da qualche altra parte, e qualsiasi ritardo produrrà altri morti, altre sofferenze, altre incognite nella nostra capacità di domare il virus.

Dopo premi Nobel, ex capi di Stato e di governo e leader religiosi, nelle ultime ore sono scese in campo anche le celebrities che hanno partecipato alla registrazione di "Vax Live: il concerto per riunire il mondo" che verrà trasmesso sabato prossimo. La kermesse musicale, organizzata da Global Citizen, è stata presentata da Selena Gomez e ha visto la partecipazione – in veste di presidente della campagna – del principe Harry, il quale ha chiesto dal palco che i vaccini vengano distribuiti "a tutti, ovunque". "Non possiamo riposare o sperare in una vera ripresa fino a quando non ci sarà un'equa distribuzione in ogni angolo del mondo", ha detto, secondo quanto riporta l'Associated Press. "Il virus non rispetta i confini e l'accesso al vaccino non può essere determinato dalla geografia". Il concerto includeva esibizioni di Jennifer Lopez, Eddie Vedder, Foo Fighters, H.E.R. e J Balvin. Ben Affleck, Chrissy Teigen, Jimmy Kimmel, Sean Penn e David Letterman sono intervenuti come oratori speciali.

Il presidente Joe Biden e la first lady Jill hanno inviato un video-messaggio. "Stiamo lavorando con i leader di tutto il mondo per condividere più vaccini e aumentare la produzione per assicurarci che ogni Paese abbia i vaccini di cui ha bisogno", ha dichiarato il presidente Usa, su cui nelle ultime settimane si è intensificata la pressione globale per un'azione più decisa. Il capo di gabinetto della Casa Bianca ha anticipato che nei prossimi giorni ci saranno comunicazioni a riguardo, mentre cresce l'attesa per i colloqui di Tai al WTO e la possibilità di nuovi sviluppi nell'ambito del G7 Esteri in corso a Londra, primo summit in presenza dall'inizio della pandemia.

Circa 60 paesi in via di sviluppo, guidati da India e Sud Africa, stanno elaborando una nuova proposta per rinunciare temporaneamente alle regole sulla proprietà intellettuale dell'Organizzazione mondiale del commercio. Il nuovo testo – riporta il Wall Street Journal - sarà presentato all'Organizzazione nei prossimi giorni. La settimana scorsa il premier indiano Narendra Modi ha chiesto al presidente americano di sostenere un'iniziativa che sta diventando sempre più popolare anche a Washington.

Oltre cento membri del Congresso si sono espressi a favore di una rinuncia dei monopoli. In una recente lettera indirizzata a Biden, dieci senatori democratici – tra cui Bernie Sanders ed Elizabeth Warren – affermano che ritardare la diffusione globale del vaccino "per blindare le protezioni di brevetti che spingono profitti" è una "minaccia per la sicurezza dei cittadini americani che in primo luogo hanno finanziato i vaccini", un riferimento agli ingenti fondi pubblici con cui è stata finanziata la fase di ricerca e sviluppo.

Le regole dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, note come Trips, sono state modificate in passato per consentire ai Paesi di produrre un medicinale in caso d'emergenza, dopo che India e Sud Africa avevano condotto uno sforzo per revocare i brevetti sui farmaci per l'AIDS negli anni '90, che secondo le Nazioni Unite hanno salvato decine di milioni delle vite nelle nazioni più povere. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha istituito uno speciale pool di trasferimento tecnologico per i vaccini Covid-19, ma finora nessun produttore ha contribuito. "Il mercato ancora una volta ha fallito nel soddisfare le esigenze sanitarie dei Paesi in via di sviluppo", dichiarava il mese scorso Tai, rappresentante per il Commercio Usa, durante una conferenza sull'equità dei vaccini. "Tempi straordinari richiedono una leadership straordinaria... Questa sfida vale anche per il settore".

Se la Casa Bianca sembra pronta a una svolta, restano le resistenze delle case farmaceutiche. Secondo le grandi aziende produttrici – AstraZeneca, Pfizer, Johnson & Johnson – la proprietà intellettuale ha poco a che fare con la scarsità di vaccini perché non risolverebbe il nodo della produzione, che è una questione complessa: poche strutture al mondo sono in grado di produrre vaccini su larga scala, un processo che necessità di tecnici specializzati e ingredienti capaci di soddisfare i controlli di qualità.

AstraZeneca ha costruito una rete di oltre 20 partner di produzione, incluso il Serum Institute of India, con piani ambiziosi per aiutare a fornire vaccini ai Paesi a reddito medio e basso attraverso Covax, una struttura supportata dall'OMS. L'enorme ondata di infezioni in India, tuttavia, ha spinto Nuova Delhi a fermare le esportazioni di vaccini. Covax ha spedito solo 50 milioni di dosi in tutto il mondo, su un obiettivo di due miliardi entro la fine dell'anno.

Finora Pfizer-BioNTech e Moderna non hanno concesso in licenza i loro vaccini Covid-19 a nessun produttore nei Paesi in via di sviluppo. La settimana scorsa, nel corso di un briefing con la stampa estera tedesca, l'amministratore delegato di BioNTech Uğur Şahin – l'immunologo di origini turche che insieme alla moglie Özlem Türeci ha avuto per primo l'intuizione di usare la tecnologia mRna per sviluppare un vaccino contro il coronavirus – ha dichiarato che la sua azienda potrebbe rilasciare licenze speciali ad altri produttori. "Posso immaginare una rete di produzione in Sud America e per l'Africa... stiamo anche parlando di siti di produzione africani". Şahin ha riferito di aver incontrato i rappresentanti di Gavi - The Vaccine Alliance mercoledì scorso su come rendere disponibili più dosi nei Paesi a basso reddito. Il ceo di BioNTech, che resta contrario a una revoca dei brevetti, ha quindi ipotizzato una licenza speciale per produttori competenti, pur ammettendo che tale produzione non sarà in grado di aiutare con la fornitura fino alla fine del prossimo anno. "Non vogliamo vedere un vaccino qualitativamente inferiore in Africa", ha commentato. "Tutto deve essere certificato. Questo è il motivo per cui stiamo parlando con le organizzazioni della concessione di una licenza per i produttori certificati".

Le discussioni in seno al WTO potrebbero indirizzarsi verso questo tipo di "licenze speciali", che potrebbero superare un altro ostacolo alla condivisione dei brevetti: quello geopolitico. Secondo il Financial Times, i produttori di vaccini hanno avvertito i funzionari statunitensi che una demolizione – anche temporanea - dei brevetti rischierebbe di consegnare nuove tecnologie a Cina e Russia. L'allerta riguarderebbe soprattutto i vaccini a base di RNA messaggero, i più sofisticati ma anche i più adatti a rispondere alla minaccia di nuove varianti. Le stesse che nel frattempo, mentre i Paesi ricchi corrono a immunizzarsi, si continuano a materializzare dal Brasile all'India, rifiutando l'idea di un mondo chiuso in compartimenti stagni.

DI GIULIA BELARDELLI