di ROBERTO ZANNI

È tutto pronto e non si vede l’ora. Perche il COVID se ne andrà presto e anche le partite di calcio si potranno vedere come una volta: uno appiccicato all’altro con il permesso di un abbraccio, non appena arriva il gol. Ma aspettando l’ok per un ritorno alla quasi normalità davanti a una tv, al pub, al bar o al ristorante, tra i tifosi italiani di tutto il mondo, all’improvviso è esplosa la rabbia. L’eventualità, sempre più concreta, di vedersi privati de La Giostra del Gol, l’unica trasmissione calcistica made in Italy per chi vive all’estero, curata da Fabrizio Failla e condotta da Giovanna Carollo coadiuvata da Piercarlo Presutti, Guglielmo Stendardo e Tiziano Pieri non si accetta. C’è chi non ci crede, chi è convinto che alla fine si troverà una soluzione, ma la maggior parte, purtroppo, parla già di resa. La fine di un’era.

Alberto, nemmeno quarant’anni, vive a Miami, fa il realtor, l’agente immobiliare. “E adesso si sta vivendo un altro boom – racconta – ma la domenica, anche se qui si lavora in pratica 24/7, no, almeno per qualche ora devo prendermi la mia sosta, c’è il calcio. Fino all’anno scorso eravamo quasi una quarantina gli aficionados che ci ritrovavamo nel retro del ristorante di un amico, appiccicati a a giore, insultarci e poi, vincitori o sconfitti, a darci appuntamento per la settimana dopo. Adesso, per ovvi motivi siamo meno della metà, ma io La Giostra non posso perdermela”. Una pausa, poi la domanda: “Ma davvero non la faranno più?”.

Angelo invece va subito all’attacco. “Non si tratta di cancellare una trasmissione televisiva – dice al cellulare mentre sta correndo dalla sua barca che lo aspetta alla Rickenbacker Marina – ma di alcuni milioni di tifosi. È una vergogna? No, molto di più”. Medici, ricercatori, ristoratori, realtor, vacanzieri a Miami sono rappresentate tante di quelle categorie di italiani che nemmeno si riesce a elencarle tutte, ma anche i club del tifo si sono moltiplicati negli anni: dall’immancabile Juventus, alla Roma, l’Inter e il Milan, ma spetta al Napoli il record, in fatto di numeri. Pur divisi dalla passione, peró, alla fine la maggior parte, almeno fino a quando non è entrata in campo la pandemia, si ritrovava sotto lo stesso grande schermo per salire sulla Giostra. A Miami come in tutti gli States.

Si chiama Caffe dello Sport, quanti ce ne sono in Italia? Beh ce n’è uno anche a Boston, a North End, la Little italy: e lì si continua a parlare italiano e a mangiare con pizze, sandwich e insalate che portano tutte il nome di un calciatore della serie A, di ieri o di oggi. Armando, che nel Massachusetts ci è arrivato da bambino con la famiglia, adesso che negli ‘anta’ ci è entrato da tempo (da quanto non vuol dire…) ancora non si è abituato a seguire una partita della serie A con il commento in inglese. “E non ci provo nemmeno – dice con orgoglio – la partita del mio Napoli, ma anche se ne guardo altre, deve avere la voce italiana: il gol, il rigore che c’era oppure no, me lo deve raccontare un italiano. Ma quale CBS o Paramount, io voglio la Rai come è stato da tanti anni. Quanti? Non lo ricordo nemmeno”.

L’abitudine di vedere il calcio della serie A con la Rai ha sempre contagiato non solo i piccoli ritrovi, ma spesso anche quelli che delle trasmissione tv di sport ne hanno creato un lucroso business. A New York addirittura si era arrivati a dividersi, tra ritrovi, a seconda della squadra per la quale si faceva il tifo: così al celeberrimo Smithfield Hall c’erano i nerazzurri New York,   insomma il covo dell’Inter, mentre un altro ritrovo famoso, Football Factory teneva, a distanza, juventini e milanisti. Il Roma Club invece aveva scelto il McHale’s Pub, mentre l’altro club giallorosso, i Lupi di New York, facevano tappa sempre allo Smithfield. Nei ristoranti più piccoli e nelle pizzerie invece si gridava soprattutto ‘Forza Napoli’. Ma adesso, come si riprenderà con la nuova stagione e le restrizioni che stanno diventando sempre meno?

“Questa, e mi riferisco alla cancellazione da parte della Lega Calcio del pacchetto per le comunità italiane all’estero – l’opinione di Luciano, da vent’anni nella Big Apple, dirigente di una multinazionale – è una decisione che frantumerà il tifo italiano nel mondo. Non dico che la gente non guarderà più le partite, ma si farà in modo diverso, si perderà quell’attaccamento e sì quel campanilismo che esisteva anche lontano dall’Italia. Vi immaginate i nomi di quei pochi giocatori italiani che ancora ci sono, pronunciati all’inglese, o all’americana, magari ogni tanto con pure l’accento sbagliato? E anche se poi ci sarà qualche commento nella nostra lingua, metti pure da un connazionale, giornalista, ex giocatore, quello che volete, l’atmosfera non sarà mai più quella che aveva creato nel tempo La Giostra del Gol“.

E fa rabbia assistere impotenti a quanto sta succedendo e la rivolta della Giostra, chiamiamola così, cresce dentro l’italiano all’estero costretto a incassare un altro colpo basso. È il sentimento che avvertono gli italiani negli Stati Uniti, ma anche anche in Europa, come nell’America del Sud e in Australia. Ad Alexandria, sobborgo di Sydney, c’è Curva Cucina & Bar Restaurant, lo dice il nome: covo di fanatici del calcio con la tv sempre accesa e un menù dal forte accento napoletano. Ma dal prossimo agosto? Ci mancherà La Giostra.