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È iniziata, per i vertici di viale Giuseppe Mazzini, la stagione del bilancio dei tre anni del Consiglio di amministrazione nominato nel settembre 2018 dal primo governo Conte. Un bilancio difficile, pieno di polemiche, con tre governi e due ondate pandemiche. Non manca, in queste settimane, il ritornello fuori la politica dalla Rai. Si dimentica nelle polemiche contrapposte sulla tv generalista e sul concetto di servizio pubblico che l’azionista di riferimento dell’azienda di viale Mazzini è il Ministero dell’economia e Finanza (Tesoro) che quindi sceglie i vertici, i manager.

In definitiva è la politica che comanda l’azienda. Una profonda delusione viene intanto dagli italiani all’estero, ai quali viene tolta una trasmissione domenicale molto cara: “La giostra del gol”. Cosa è successo? Dalla prossima stagione calcistica (ossia da agosto) la trasmissione guidata all’inizio del 1997 da Gianfranco De Laurentiis e ultimamente da Fabrizio Failla viene cancellata dalla programmazione Rai. La Lega calcio, infatti, ha venduto il pacchetto dei diritti televisivi e li ha acquistati in esclusiva per gli Usa dalla Cbs sport che trasmetterà così 400 partite tra campionato, Coppa Italia, Supercoppa sulla piattaforma streaming Ott di Paramaount+.

Saltata la clausola dello specifico pacchetto riservato alla “comunità italiana all’estero” la Rai è obbligata, come servizio pubblico e sulla base della convenzione Stato-Rai, ad inventarsi nuove trasmissioni per conservare il legame che univa gli italiani all’estero alla madrepatria tramite lo sport più popolare. La Lega calcio ha ottenuto 63 milioni dal gruppo americano e altri 129 milioni da Infront per i diritti nel resto del mondo. Un duro smacco per i vertici in scadenza di viale Mazzini. Il danno, osserva il giornale degli italiani all’estero “Gente d’Italia”, è enorme anche perché la trasmissione in lingua italiana poteva raggiungere un vasto bacino dei 5,5 milioni di italiani sparsi nel mondo. Lo sport come veicolo della lingua e della cultura italiana.

E pensare che con la riforma voluta dall’allora ministro Mirko Tremaglia venne esteso il voto per far entrare a Montecitorio 12 deputati e a Palazzo Madama 6 senatori in rappresentanza delle varie comunità all’estero. Nell’attuale Rai in piena bufera dopo il caso Fedez al Concertone del primo maggio s’inserisce un altro capitolo d’insensibilità verso una Comunità che stenta a rimanere legata a tradizioni, cultura e linguaggi dei propri paesi d’origine. Eppure, in un articolo della Concessione Stato-Rai sulle trasmissioni radio-televisive c’è l’obbligo per la Rai di predisporre programmi radiofonici e televisivi destinati a stazioni estere per la diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo attraverso convenzioni pluriennali.

A tale scopo lo Stato s’impegna a versare quasi 36 milioni per 700 ore annue di programmi tv a colori e per 1.380 ore di produzioni radiofoniche. Il Tesoro sborsa altri 1.500 euro+Iva come contributo per programmi e notiziari sulla rete “Euronews” dedicati alla lingua e alla cultura italiana. D’altra parte, anche i residenti all’estero devono pagare il canone di 90 euro all’anno se detengono in un’abitazione in Italia un apparecchio televisivo. L’Italia ha una lunga tradizione di programmi per gli italiani all’estero. Famoso il saluto di Nunzio Filogamo dal Festival di Sanremo” Cari amici, vicini e lontani, buonasera, ovunque voi siate”. “La Giostra del gol” come “Sport Italia” rappresentano trasmissioni storiche della Rai.

di Sergio Menicucci per l'Opinione