Il Consiglio generale degli italiani all’estero è tornato a riunirsi online per discutere delle elezioni dei Comites insieme ai 18 parlamentari eletti all’estero, ai presidenti delle Commissione Esteri di Camera e Senato, Fassino e Petrocelli, dei rappresentanti dei partiti e dei presidenti di alcuni comitati nel mondo, alla presenza del Direttore generale per gli italiani all’estero Luigi Vignali e del capo ufficio I della Dgit, Giovanni De Vita.

In questa occasione, il Cgie è tornato a chiedere un rinvio del voto previsto il 3 dicembre e la riforma delle leggi istitutive di Comites e Cgie.

Ad aprire i lavori il segretario generale Michele Schiavone che ha ancora una volta sottolineato l’urgenza di “fare chiarezza sul processo organizzativo e sulle modalità di voto, alla luce delle incertezze prodotte dal covid che limita sia la mobilità che i servizi consolari” in sedi in cui, ha ricordato, “da 15 mesi si lavora a distanza e con turni settimanali”, modalità per altro “protratta fino alla fine del 2021”. Poco personale significa tanti “arretrati da recuperare”, cui si aggiungerebbero anche le operazioni di voto.

“C’è forte incertezza sulla preparazione dell’amministrazione che sarebbe circoscritta a 3 mesi dall’indizione del voto”, ha detto Schiavone, riferendosi al periodo seguente al decreto di indizione che – se si votasse il 3 dicembre – sarebbe emanato a settembre; invece, ha aggiunto, “c’è bisogno di più tempo per informare, ridurre i disagi per la raccolta delle firme a sostegno delle liste o la composizione dei comitati elettorali e, da ultimo, svolgere una sana campagna elettorale”. Senza contare “l’esiguità dei fondi” stanziati dalla Legge di bilancio, cioè 9 milioni di euro – di cui 1 destinato alla sperimentazione del voto telematico – “insufficienti per permettere a tutti di partecipare al voto”.

A Della Vedova, ha ricordato Schiavone, “abbiamo chiesto un’assunzione di responsabilità governativa per svolgere elezioni in sicurezza, garantendo la partecipazione di tutti gli aventi diritto al voto”. Il sottosegretario, che ha rimandato tale competenza al Parlamento, “ha risposto che i tempi sono estremamente esigui” per qualsiasi riforma, pur assicurando il suo “impegno a far presente la questione al governo”, ma comunque auspicando una “iniziativa parlamentare degli eletti all’estero per trovare una soluzione congrua”.

Schiavone ha quindi richiamato i cinque punti salienti della risoluzione approvata dal Cgie tre settimane fa: “approvazione delle riforme delle leggi istitutive e convocazione delle elezioni nel rispetto dell’universalità della partecipazione; difficoltà dello svolgimento delle elezioni nei continenti e Paesi in cui il covid è ancora presente e compromette la mobilità; posticipazione del voto ad una eventuale data nella primavera 2022; lancio immediato di una massiccia campagna di comunicazione gestita secondo le leggi vigenti (privacy e utilizzo dei fondi pubblici); adeguamento del personale della rete diplomatico-consolare per gestire le operazioni; allineamento della norme a quelle che riguardano i consigli regionali italiani”.

Obiettivo del Cgie, ha concluso, è quello di “avvicinarsi alle elezioni con un approccio condiviso e una gestione trasparente”, possibilmente “in un momento in cui saremo più liberi di muoverci, per rafforzare gli organismi di rappresentanza e rilanciarli da qui ai prossimi anni”.

D’accordo con il rinvio del voto i due presidenti delle Commissioni esteri di Camera e Senato.

Per Piero Fassino il rinvio è “ragionevole” perché “il covid non è sconfitto”. Proprio oggi, ha ricordato, “il generale Figliuolo ha detto che l’80% degli italiani sarà vaccinato a settembre e credo che ci riusciremo, ma così non è nel resto del mondo, in primis in America Latina e in Brasile in particolare”.

“È chiaro – ha proseguito Fassino – che il quadro pandemico non è omogeneo: se si deve votare in tutto il mondo, ci devono essere condizioni di sicurezza ovunque, se no il voto sarebbe alterato nella sua capacità di rappresentanza”. Quanto ai consolati, “i vincoli per la rete rimarranno finchè la pandemia continuerà a colpire in modo acuto”, dunque, ha confermato, “condivido la richiesta del rinvio del voto. Non posso decidere come presidente di Commissione, ma posso sottoporre all’ufficio di presidenza il problema e formulare, d’accordo con i parlamentari, una risoluzione il cui testo potrebbe essere concordato col i colleghi del Senato, in cui si chiede al Governo di tenere conto di questi ostacoli e posticipare il voto”. Un posticipo, ha tenuto a precisare Fassino, che sì, “creerebbe anche spazio maggiore per modificare le leggi”, ma “non è un automatismo. A mio parere, il rinvio va legato alla pandemia. Se poi ci sarà anche spazio per provvedimenti legislativi, meglio”. In ogni caso, ha concluso, “il voto non dovrebbe essere rinviato oltre la primavera 2022”.

D’accordo sul rinvio anche Vito Petrocelli, disponibile alla stesura di una risoluzione condivisa come proposto da Fassino.

“Opportuno”, per il senatore, anche “sensibilizzare le Commissioni Affari Costituzionali, perché la materia elettorale è di loro competenza e sarebbe opportuno che questo messaggio arrivi anche da loro”. d’altra parte, ha ricordato, le proposte di legge di riforma “saranno assegnate a loro”; al massimo ci potrebbe essere una “assegnazione congiunta, ma sapete bene che più sono le commissioni che lavorano su un testo, più il percorso diventa complicato”.

Dunque “sì al posticipo alla primavera 2022”, no a talune riforme chieste dal Cgie, come l’eliminazione dell’inversione dell’opzione – se vuoi votare lo devi dire – che vede Petrocelli favorevolissimo.

“Non sono in grado di valutare quale proposta normativa dei consigli regionali italiani sarebbe assimilabile al Cgie”, ha aggiunto. “Sono consapevole e favorevole ad un cambio impostazione del ruolo e delle funzioni del Consiglio generale, ma tale cambiamento deve seguire a quello dei Comites”. Quanto al personale della Farnesina all’estero “in questi 3 anni si è già fatto molto per incrementarne il numero, non si può non riconoscere l’inversione di tendenza avvenuta con i Governi Conte”. Infine, la comunicazione: “se ci sarà la proroga che spero, è ovvio che ad essa dovrà seguire una massiccia campagna di informazione, gestita sia attraverso i media tradizionali che non, così da coprire tutte le fasce di età”. Dunque serviranno “piani di informazione su carta stampata, sul web, alla radio e in tv, sfruttando al massimo la potenzialità della Rai”.

Al dibattito hanno partecipato anche consiglieri Cgie e presidenti dei Comites come Pietro Mariani (Madrid) contrario all’inversione dell’opzione – se vuoi votare devi dirlo – perché “anticostituzionale”. Questa una delle modifiche da apportare nelle nuove, eventuali, leggi per impedire che “in pochi possano controllare il voto, attraverso piccoli gruppi di persone, e vincere con una manciata di voti”.

Fondamentale, poi, l’informazione che per Mariani dovrebbe essere di competenza della Farnesina: “con la Rai poco vista e i giornali locali ormai ridotti al lumicino, l’azione di comunicazione diretta agli iscritti Aire deve essere svolta dal Maeci con una sorta di “call to action”, una sorta di “vuoi votare sì o no?” che rimandi a portali online ufficiali”. La legge Comites “si deve riformare dando più prerogative ai comitati che, negli ultimi anni, anche per via delle limitazioni economiche e i controlli più stretti hanno avuto una meno autonomia rispetto alle loro funzioni reali”.

Presidente del Comites di Stoccarda, per Tommaso Conte affrontare le elezioni con così poco personale consolare è impensabile.

“Credo fermamente, come Garavini e Ungaro, che le scadenze letterali devono essere sempre rispettate perché ne va dell’immagine dell’organismo. Io non avrei posticipato neanche l’anno scorso, ma agli eletti dico che le nozze coi fichi secchi, come diceva Bruno Zoratto, anche in tempo di pandemia non sono possibili”. In Germania, ha ricordato, “nel 2016 avevamo 763.502 iscritti Aire e 195 impiegati nella rete consolare; al 10 marzo 2021 gli Aire erano 849.368 e gli impiegati 179, cioè 1 ogni 4745 connazionali. Questa è la media, se prendete Stoccarda la situazione è 1 impiegato su 7123 connazionali. Dobbiamo votare, come dice Petrocelli, ma gli chiedo: con quali mezzi? Quando il Direttore generale Vignali dice che dobbiamo usare Fast it lo sa che migliaia di giovani arrivati in Germania negli ultimi due anni hanno usato il portale per iscriversi all’Aire e ancora non risultano registrati? Come si vuole organizzare le elezioni? Manca il personale. Servono squadre per “sanificare” l’arretrato”, ha concluso, perché se no no “non voterà neanche l’1% degli aventi diritto”.

Contraria al rinvio del voto anche la deputata di Forza Italia Fucsia Nissoli: “le elezioni sono state rinviate già di 20 mesi”, ha ricordato prima di citare la sua risoluzione, approvata dalla Camera, per “un voto entro il 2021”. Spostando la data “perderemo credibilità di fronte al mondo, come istituzione e come italiani all’estero. La democrazia è fatta di partecipazione, ma anche di regole”, ha sottolineato Nissoli, prima di ribadire il suo “no” al rinvio e la necessità di “informare capillarmente gli iscritti Aire sul voto e su cosa sono i Comites”. Serve una “campagna sinergica tra tutti gli attori in campo, non solo la Farnesina, ma tutte le istituzioni”. Quanto alla riforma, Nissoli ha pragmaticamente ricordato che “come eletti all’estero non siamo riusciti neanche a portare a casa la bicamerale, figuratevi una riforma di Comites e Cgie a tre anni e mezzo dall’inizio della Legislatura. Secondo me non è possibile. Io – ha concluso – sono pronta a collaborare ma credo si debba votare il 3 dicembre. Sono d’accordo con Tommaso Conte sulla necessità di più personale: lo chiediamo tutti, ma non arriva”.

Presidente della Commissione Affari Esteri del Senato, Vito Petrocelli – che con Fassino ha dato la sua disponibilità ad una risoluzione che chieda il rinvio del voto – è di nuovo intervenuto per ribadire quanto sia “fondamentale realizzare che c’è un universo di comunità che lavora in modo tenace sia per mantenere le sue specificità, sia per modernizzarsi”. Ricordato il ddl sul voto all’estero, che prevede anche il voto elettronico, Petrocelli ha ribadito tutta la sua contrarietà ad ogni voto per corrispondenza e quindi il sul placet all’inversione dell’opzione. Si tratta comunque di riforme che giacciono in Parlamento perchè “nessuno le vuole calendarizzare”; “anche Merlo come sottosegretario prima poteva muovere alcune leve, non l’ha fatto e ora che non è più nel Governo presenta due leggi in tempo reale”. Il senatore 5 Stelle ha infine rivendicato la sua opposizione al Comitato per le questioni degli italiani all’estero, sostenendo appunto che, senza di esso, tutta la Commissione, e quindi tutti i parlamentari, soprattutto eletti in Italia, sono costretti a farsi carico dei temi legati agli italiani nel mondo.

Preoccupato per il voto in piena pandemia anche Luigi Billè (Cgie Uk): “l’attuale normativa non garantisce la libera partecipazione democratica” al voto, ha detto prima di richiamare l’osservazione di Silvana Mangione: “le elezioni sono il 3 dicembre ma la macchina parte il 3 settembre, con la contingenza legata al covid”. Dunque sì al rinvio ma “no” a “rinvii arbitrari”. Approvando la riforma “si mette il voto in sicurezza. I parlamentari se ne facciano carico”.

Responsabile Pd per gli italiani nel mondo, per Luciano Vecchi “spetta alla autorità politica prendere decisioni. Il gruppo Pd – ha ricordato – è stato decisivo per far mettere a bilancio 2021 una somma per le elezioni, seppur insufficiente, di fronte alla proposta del Governo che era “zero”, lo ricordo anche a Merlo”.

Il tema sulla data, ha aggiunto, “è molto semplice: c’è la pandemia, si può votare? No, lo dicono tutti quelli che conoscono la situazione sul territorio”. Dunque rinvio, ma non “sine die”, al contrario “fissando già una data in primavera, salvaguardando il lavoro già avviato dalla Dgit e le risorse stanziate, possibilmente integrandole con il bilancio 2022”.

Il Pd “è per avere una riforma dei Comites, che che ne dica la senatrice Garavini, e abolire l’inversione dell’opzione”. Su questo punto, sarebbe “sufficienti dire quando ti iscrivi all’Aire se vuoi votare all’estero o in Italia, una volta per tutte; un’opzione che vale solo una volta è folle e significa più lavoro per gli uffici”.

Consigliere Cgie per il Cile, Nello Gargiulo ha sintetizzato in tre punti il suo intervento: “la responsabilità della riforma è del Parlamento, che è sovrano e ne decide i tempi; la Farnesina dovrà valutare la situazione nei consolati in ogni Continente”; certo, ha osservato, “se non c’è un’inversione di tendenza del virus, i voti sarebbero pochi e quindi ci sarebbero poche difficoltà per il personale”. Infine, la comunità: “come rivitalizzare le nostre comunità online, visto che non ci vediamo da un anno e mezzo? Fare le liste, raccogliere le firme nei consolati, conoscere i candidati”, tutto questo con la situazione di oggi sembra impossibile. Dunque, ha concluso, “sì al rinvio, ma non oltre 5/6 mesi; ma che la macchina organizzativa parta fin da ora”

Sono intervenuti altri 3 parlamentari italiani eletti all’estero, Billi, Schirò e Fantetti, oltre al Direttore generale per gli Italiani all’Estero della Farnesina, Vignali, e altri esponenti dei Comites e del Cgie, durante il dibattito organizzato dal Cgie stesso per discutere sul rinvio o non rinvio delle prossime elezioni dei Comites in programma il prossimo 3 dicembre. Elezioni per le quali il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero ha chiesto il rinvio in primavera dell’anno prossimo.

Per il deputato della Lega eletto in Europa, Simone Billi, la pandemia “non è un motivo così forte” per optare per il rinvio, in quanto difficilmente “a primavera 2022 la pandemia sarà passata”. Tuttavia, il deputato leghista si è concentrato sul livello di stress che queste elezioni causerebbero al personale estero impegnato nei Consolati, già molto stressato al momento a causa della pandemia. E dunque per la rete consolare, il rinvio “sarebbe una boccata d’ossigeno”.

Ha preso parola in seguito anche Angela Schirò, deputata del Pd eletta in Europa, che si è detta anche lei “molto preoccupata per lo stato dei Consolati italiani nel mondo”. Ma questo non le ha tolto i “seri dubbi sulla richiesta di rinvio. L’unico in grado di dare risposta sulle capacità e possibilità di queste elezioni è il Governo, che deve impegnarsi”. Riguardo la riforma elettorale, invece, Schirò ha ribadito la sua volontà di portare avanti tali idee, ma ha anche affermato l’innocenza degli eletti all’estero “sul ritardo delle riforme” (di cui si parla dal 2009). Secondo la deputata dem “è necessario fare un lavoro congiunto per riformare in caso di rinvio, utilizzando l’eventuale tempo in più per questo”.

Diverso il discorso di Raffaele Fantetti, senatore di Cambiamo! eletto in Europa, secondo il quale “non possiamo accettare un rinvio delle elezioni, soprattutto nel momento in cui abbiamo fatto battaglie per ottenere i fondi. E per diritto “a scadenza” vanno fatte le elezioni”. Inoltre, per Fantetti “l’inversione d’opzione rappresenta una garanzia di sicurezza nel voto per gli italiani all’estero”, ma questo non toglie la necessità di riformare “insistendo sulla digitalizzazione”.

Fantetti si è detto quindi a disposizione per le riforme, ma, “posto che ci sia tanta informazione, non possiamo permetterci un rinvio”.

Sono poi intervenuti due esponenti del mondo dei Comites, Luciano Alban, presidente di quello di Zurigo, e Ernesto Pravisano, del Comites d’Olanda.

Il primo ha spiegato che “i Comites non possono rappresentare solo il 2 o 3% delle comunità. Dobbiamo riformare. Così come devono essere riformati i rapporti tra Comites e Consolato. Bisogna votare, ma votare in previsione di una scarsità di partecipazione è inutile”. Il secondo, invece, ha elencato i due limiti che riguardano questa situazione sono “interconnessi ed entrambi vanno risolti”: uno “strutturale”, quello della legge, e l’altro rappresentato dalla situazione pandemica.

Vincenzo Arcobelli, Presidente del Comitato Tricolore Italiani nel Mondo – CTIM, ha chiesto invece direttamente agli esponenti dell’amministrazione, se ad oggi, il 3 settembre, tra “ferie e traslochi”, sono pronti ad oggi al 100% per le prossime elezioni. “E se oggi fanno tutti parte della stessa maggioranza – si è chiesto poi -, non è possibile fare una riforma che accolga le richieste degli italiani all’estero, anche per il 3 dicembre?”.

In seguito ha preso parola anche Luigi Maria Vignali, Direttore generale Italiani all’Estero del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che spiegato: “noi siamo in ascolto. Il nostro compito è applicare la legge. E noi ci stiamo attivando per l’obiettivo di portare a termine nel migliore dei modi le elezioni del 3 dicembre. In caso di rinvio ci attiveremo per farlo più avanti”

Referente della Lega nel mondo, Paolo Borchia non ha detto “no” al rinvio del voto – ora previsto il 3 dicembre – paventando anche lui il pericolo di “perdere credibilità”, ma aperto ad ascoltare “le indicazioni dell’Amministrazione”, cioè la Farnesina, che “diano elementi di certezza così la politica sia in grado di decidere”. Dunque “siamo pronti a ragionare sul rinvio, ma non puntando sulla pandemia: ieri la Sassonia ha votato in presenza”. Quanto al voto elettronico, sembra essere “obiettivo di tutti, ma – ha osservato – dobbiamo fare conti con la realtà” che per Borchia è “che non c’è ancora una tecnologia matura”. Quanto infine alle risorse umane, il tema “è inderogabile”; c’è bisogno di una “riforma radicale sull’impianto della rappresentatività. L’impasse si trascina da troppo tempo”.

Il segretario generale del Cgie, Michele Schiavone ha preso la parola per ribadire che il compito dei consiglieri è quello di difendere i diritti dei connazionali: “nessuno prende in considerazione le nostre proposte in difesa dei diritti; i 18 eletti all’estero proseguono il loro lavoro con la schiena diritta, ma la verità è che le questioni nostre non entrano nel dibattito pubblico e quindi mi chiedo: che senso ha spendere la vita alla rincorsa dei diritti? Non siamo attaccati alle poltrone, abbiamo tanto da perdere, abbiamo carriere e dedichiamo tempo a un ideale e a una comunità che ha bisogno di essere sostenuta. Chi si occupa di italiani all’estero deve allargare lo sguardo oltre l’Italia”.

Anche per Gianluca Lodetti (Cgie Italia) è il caso di “sgombrare il campo dal pensiero che il Cgie vuole il posticipo del voto per non eleggere le rappresentanze”. La verità è che “c’è una classe politica che non riesce a rappresentare in pieno le nostre esigenze, non parlo degli eletti all’estero, ma proprio delle segreterie dei partiti. Questo – ha accusato – ha bloccato le riforme”. Quindi, rivolto a Borchia, Lodetti ha ricordato che “non votiamo tutti in Sassonia, dunque verifichiamo le possibilità effettive sui territori”.

Al territorio, anzi “al fronte”, ha fatto riferimento anche Giuseppe Scigliano, presidente del Comites di Hannover, favorevole al rinvio del voto. “La base sta dicendo unanime che non è il momento di votare; io non sono un politico, io sto al fronte, conosco la realtà del mio territorio. I consolati non sono pronti: mettere sull’home page un volantino con su scritto che ci sono le elezioni non è “preparare le elezioni”. Da più di un anno e mezzo che non vediamo le persone, e in queste condizioni si vuole votare?”.

Presidente del Comites di Lione, Angelo Campanella ha sostenuto che fa “difficoltà a considerare i 18 eletti all’estero i miei rappresentanti, che poco o niente hanno fatto”. Un giudizio severo che ha esteso “alla politica tout court”. Al contrario “Comites e Cgie hanno sempre fatto la loro parte”. A Lione vivono più 80mila Aire, per i Comites votano sempre in 6mila: “sono loro che ci hanno motivato”, ha aggiunto prima di ricordare che “in tutta Europa nessuno ha modificato il calendario elettorale; qui in Francia votiamo fra 2 settimane”. Il vero problema dei Comites è “avere riconoscimento ed essere messi in condizione di lavorare”.

Secondo Rodolfo Ricci (Cgie Italia) la discussione di tre ore promossa oggi dal Cgie “è interessante, perché dà uno spaccato dell’Italia ed è una fotografia del fallimento della politica”; sarebbe “da diffondere per capire come siamo messi in questo Paese”. D’altra parte, ha aggiunto, “diciamo le stesse cose di 6 anni fa, prima della riforma che ha tagliato il numero dei consiglieri”. Da lì è sempre stata una lotta per i diritti di base. “Si facciano le elezioni, se si vuole, ma – ha concluso – la responsabilità del loro fallimento sarà della politica”.

In collegamento dal Venezuela, Nello Collevecchio ha invitato tutti i parlamentari ad andare in Sud America per “visitare tutti i paesi del continente, non solo il Venezuela”, per capire come si vive e come “i connazionali contribuiscono al Sistema Paese”.

Dall’Argentina è intervenuto anche Marcelo Carrara, Consigliere Cgie di Mar del Plata: “la pandemia non può essere una scusa. Non sappiamo quando finirà, ma non possiamo posticipare in eterno le elezioni. Dobbiamo legittimare i nostri rappresentanti. Si pensa di posticipare alla primavera europea, ma nessuno pensa al Sud del mondo. Se non c’è la volontà politica adesso per arrivare a una riforma, chi ci garantisce che ci sarà dopo il rinvio?”

La posizione di Vincenzo Mancuso dell’intercomites Germania, invece, è molto chiara: “rinviare le elezioni sì, ma di un anno”. La situazione pandemica deve finire per fare campagna elettorale, bisogna guardarsi in faccia, ovunque nel mondo.

E anche per Fernando Manzo (Belgio) fare le elezioni e soprattutto i preliminari delle elezioni è “impossibile” in alcune zone del mondo a causa della pandemia. Quindi è necessario il rinvio. Poi, il Consigliere Cgie si è detto anche molto scettico sul voto elettronico, che spesso può risultare “complicato”