(foto depositphotos)

di Alessandro Camilli

E’ Ardea, sembrano gli Usa. Tre vittime: due bambini e un anziano. Uccisi senza motivo. Assassinati da uno squilibrato che nonostante i suoi problemi, noti, se ne andava in giro armato.

Iniziano spesso così le cronache delle tante stragi che si consumano negli Stati Uniti dove tutti possono essere armati. Questa volta però la storia arriva dall’italianissima provincia romana dove troppi, evidentemente, possono essere armati.

Sembra Miami ma invece è, più prosaicamente, Ardea, tessera del puzzle che compone l’hinterland romano. In questo caso a sud, sul mare. Come Miami appunto, ma senza palme. Eppure anche qui, come nella violenta e armata America, si può morire perché un pazzo, con una pistola in tasca, esce di casa e decide di fare il tiro a segno per scacciare i suoi mostri. Uccidendo degli innocenti.

Di là dell’oceano Atlantico avere armi da fuoco, in qualche caso anche da guerra, è un diritto. In nome del diritto e con i soldi del mercato che le armi fanno girare, le sparatorie sono all’ordine del giorno. Da quest’altra parte del mare invece, sulle sponde del Tirreno, avere armi non solo non è un diritto ma è assolutamente vietato.

Ad eccezione di una serie di distinguo che consentono di avere armi da fuoco ad alcune categorie di persone: ovviamente forze dell’ordine, poi vigilanti, cacciatori e tiratori sportivi. Ma anche, a qualcuno, per difesa personale.

Lì, sul litorale romano fatto di comprensori e villette, non lontano dalla base di Pratica di Mare, quella dove atterrano i vaccini che così bene abbiamo imparato a conoscere, viveva un uomo armato perché di professione vigilante. Il padre del 34enne Andrea Pignani.

Vigilante che lo scorso autunno scompare, nel senso che muore. E insieme a lui scompare la sua pistola, una Beretta modello 81 con proiettili calibro 7.65. Le pistole però uccidono ma non muoiono, e quindi scompare nel senso che nessuno ne sa più nulla. Niente denuncia di scomparsa o detenzione.

Ma qualcosa di quell’arma, dicono i racconti di oggi, si sapeva. L’ha presa il figlio che l’ha anche usata, usata per andare a sparare nei boschi o in aria e per fare il gradasso o minacciare in strada. Male, anzi malissimo perché quel figlio, dicono ancora i racconti di oggi, non stava bene. Non stava bene perché litigava con i vicini e non stava bene tanto che il consorzio dove viveva lo faceva tenere sotto controllo dalla vigilanza interna.

Ma non stava bene al punto che, solo poco tempo fa, era stato sottoposto ad un TSO – trattamento sanitario obbligatorio – perché aveva minacciato, questa volta con un coltello, la madre. Lungo lo scorrere di questa storia si arriva al punto in cui Ardea si risveglia Miami.

Non per i grattacieli o per le onde dell’oceano, non per le palme o il glamour, ma perché anche qui può capitare di finire uccisi mentre si gioca o si va in bicicletta, uccisi perché si finisce sulla strada di uno squilibrato che se ne va in giro armato.