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Con 178 voti favorevoli, 15 contrari e 30 astensioni, il Senato ha approvato, in via definitiva, il ddl costituzionale che modifica l’articolo 58 della Costituzione e si abbassa da 25 a 18 anni il limite di età per l’elezione del Senato. Cambierebbe anche il limite di età per candidarsi al Senato, che é oggi di 40 anni.  

Visto che sono mancati i due terzi richiesti dalla Costituzione, la riforma sarà promulgata tra tre mesi per consentire di chiedere il referendum che possa confermare la nuova disposizione. Il voto è giunto dopo che si era conclusa la discussione generale. 

Nelle dichiarazioni di voto favorevole, i senatori Grimani (IV-PSI) e Totaro (FdI) hanno detto che, in ogni caso, sarebbe stato opportuno ridurre anche i requisiti d’età di quell’elettorato passivo del Senato per coinvolgere definitivamente i giovani. 

Bressa (Aut) e Malpezzi (PD), hanno qualificato la modifica costituzionale che generalizza il voto a 18 anni come l’inizio di un tempo nuovo, mentre De Petris (Misto-LeU), anche dopo aver riconosciuto l’importanza del nuovo provvedimento proposto nei confronti dei giovani, ha dichiarato che la partecipazione politica, il pluralismo politico e la rappresentanza sono questioni più complesse, anche per il fatto della riduzione del numero dei parlamentari e della legge elettorale in vigore.

Grassi della Lega ha confermato il suo SI ed ha ricordato che sono venute meno le ragioni storiche per distinguere gli elettorati delle due Camere, mentre Garruti del Movimento 5 Stelle, ha detto che l’aumento del numero di elettori per via dell’età é salute politica per quanto riguarda rappresentanza e governabilità. 

È stato critico Malan di Forza Italia, il quale, mentre si asteneva, ha ricordato che gli squilibri derivanti dalla riduzione del numero dei parlamentari, rende più debole la rappresentanza e la proposta non è accompagnata da una modifica che amplia il corpo elettorale del Senato.

L‘Italia é uno dei pochissimi paesi nei quali l’età per votare non sia di 18 anni per Camera e Senato. In Italia il diritto di voto nel 1861 era riservato ai soli cittadini maschi di età superiore ai 25 anni e di elevata condizione sociale. Nel 1881 il Parlamento approvò l’estensione del diritto di voto e fu ammessa anche la media borghesia; inoltre il limite d’età fu abbassato a 21 anni.

Nel 1912, su proposta di Giovanni Giolitti, il Parlamento approvò l’estensione del diritto di voto a tutti i cittadini maschi a partire dai 21 anni di età che avessero superato con buon esito l’esame di scuola elementare e tutti i cittadini di età superiore ai trenta anni indipendentemente dal loro grado di istruzione. Il suffragio universale maschile vero e proprio è stato introdotto con la legge n. 1985/1918, che ha ammesso al voto tutti cittadini maschi di età superiore ai ventun anni, nonché i cittadini di età superiore ai diciotto anni che avessero prestato il servizio militare nella prima guerra mondiale. 

Il voto alle donne e in questo aspetto abbiamo impiegato troppo tempo,  è stato invece riconosciuto soltanto nel 1946, quindi, molte nostre nonne e anche madri, non hanno potuto votare prima dell’affermazione della Repubblica nel 1946. La disposizione di votare per la Camera a 18 anni e per il Senato a 25 risale all’ultima Costituzione, ma ora, si disporrebbe anche che, per essere Senatore della Repubblica (oggi bisogna avere 40 anni) basteranno 25 anni. 

Insomma, i millenials, saranno presto messi sulla strada giusta. Oggi, nel mondo, abbiamo Direttori Generali di Multinazionali di 25 o 30 anni e non soltanto per essere “figli di”. Il mondo cambia troppo velocemente e bisogna adeguarsi.

STEFANO CASINI