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Il covid non è solo una malattia. È un sentimento. Odiamo tutti il covid. Detestiamo tutti le restrizioni che ci ha imposto. Non sopportiamo l’isolamento, i negozi chiusi, i ristoranti sbarrati, i treni a capienza dimezzata, l’obbligo dei tamponi per viaggiare. Non sopportiamo di ingrassare perché, chiusi in casa, non facciamo che cucinare e mangiare. Vogliamo andare in palestra, in piscina, nei centri commerciali, in spiaggia, a teatro, al cinema, al museo. Vogliamo le fabbriche in piena attività, le esportazioni da record, i turisti che tornano in massa, l’economia che decolla. Rivogliamo tutti indietro la nostra vita.

Come era prima di questo flagello che la globalizzazione ci ha messo di traverso. Perfino meglio, ora che abbiamo il traguardo delle riforme in corso e la data magnifica e progressiva del 2026. E qui, ecco che c’entra la filosofia. C’entra la psicologia, c’entrano la sociologia, la neurologia, l’antropologia. Scienze che non per caso (tranne la neurologia) vanno tutte sotto il largo cappello delle ”scienze umane”. Perché il covid ha riportato dentro la nostra vita un atteggiamento che pensavamo ormai relegato alle società primitive. E noi, si sa, siamo evoluti. Molto evoluti. Le tribù dell’Africa profonda, della Papuasia, dei deserti mongoli sono lontanissime da noi. Noi siamo moderni. Loro, antichi. Eppure, sbam!, il covid ci ha dato una spinta. Siamo caduti all’indietro.

Dritti dentro il Pensiero Magico. Cosa è il pensiero magico? è una visione del mondo. Ci fa sentire in perfetta armonia con la Natura. Ci fa credere che il mondo sia esattamente come desideriamo. Non ci sono più fatti, evidenze. C’è il perfetto mondo che abbiamo deciso sia il nostro. Basta pensarlo. E succede. Cosa è stato, questo inizio d’estate, finora? La negazione della pandemia. Tutti o quasi vaccinati. Tutti desiderosi di vivere come prima. Finalmente, la rinascita.

Il nuovo Boom. Ristoranti pieni, alberghi pieni, spiagge piene ( anzi, alcuni hanno alzato i prezzi). Gioia. Musica. Acquisti. Balli. Festa. Allegria. Pub dove abbracciarsi ai goal della nostra magnifica Nazionale. E finalmente il trionfo azzurro, l’Italia che vince tutto, il campionato europeo, il recovery, la ripresa economica. Via le distanze, via le mascherine. Feste di nozze, di laurea, di compleanno. Rave. Charities. Ce l’abbiamo fatta! Gli unici rimasti a mugugnare sono i gestori delle discoteche. Gli unici che protestano. Noi siamo tutti felici. Di nuovo. Ci abbracciamo. Di nuovo. Spendiamo. Di nuovo. Abbiamo fiducia nel futuro. E invece il maledetto covid ci batte la mano sulla spalla. Rinasce. Ricresce. Arriva negli spogliatoi della Olimpiade di Tokyo e nel pub del romano quartiere Monteverde dove si condivide l’emozione della finale. Stavolta, il maledetto covid prende i ragazzi. Stavolta l’età media dei ricoverati è 50 anni.

Mancano quasi 4 milioni di over60 al conteggio dei già vaccinati. Mancano tanti studenti, perché il covid é arrivato prima dell’appuntamento col tenace Generale Figliuolo. Eppure, dire adesso “Stiamo attenti” ti rende antipatico. Mettere la mascherina ti fa sbeffeggiare. Dire che le varianti azzannano, ti fa tacciare da odioso menagramo. Però i contagi raddoppiano, i no vax proliferano. Ci vuole consapevolezza del rischio di ricascarci, nelle zone rosse, per evitarle. Per far crescere la nostra ripresa, per tornare a scuola e al lavoro in presenza, per goderci teatro, cinema, concerti, viaggi, vacanze, shopping, feste, matrimoni, battesimi, balli, eventi, ci vuole il coraggio di avere paura.

DALLA REDAZIONE