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Non amiamo il leaderismo, ovvero l'eccesso di importanza attribuito alla figura del leader che spesso rischia di degenerare in forme di autoritarismo. Ma è tuttavia indispensabile che una forza politica sia dotata di un leader capace di interpretare gli umori della sua base, di definirne la linea e di assumere le iniziative necessarie per darvi attuazione.
Se volgiamo lo sguardo verso i due schieramenti- centrodestra e centrosinistra per usare termini in uso che, peraltro, non corrispondono alla realtà effettiva - non possiamo non stentare ad individuare figure di questo tipo.
È fuor di dubbio - qualunque opinione si abbia di lui - che, per un certo periodo, Silvio Berlusconi, sia pure fuori dagli schemi tradizionali e senza alcun retroterra politico, abbia incarnato le caratteristiche del leader. Ma oggi, nonostante i suoi sforzi per riproporsi alla pubblica attenzione, la sua figura appare del tutto superata.
Possono considerarsi leader a tutto campo Giorgia Meloni e Matteo Salvini? Francamente non c'è la sentiamo di raffrontarli ai leader che hanno segnato la vita politica del nostro paese dal dopoguerra ad oggi. Pensiamo, facendo riferimento a tutti gli schieramenti, da destra, al centro, a sinistra, ai De Gasperi, ai Togliatti, ai Nenni e poi ai Moro, ai Fanfani, agli Almirante, ai Malagodi, agli Amendola, agli Ingrao. E l'elenco potrebbe continuare.
Ci sembra di poter scorgere nei leader degli attuali partiti un analogo carisma?
Sia chiaro: abbiamo citato esponenti del centrodestra ma a sinistra la situazione non appare diversa. Sono leader della caratura di quelli che abbiamo citato, Nicola Zingaretti, Enrico Letta e gli altri componenti dello stato maggiore del Pd? Viene da sorridere soltanto a pensarlo.
Per un certo periodo era apparso sulla scena un giovane uomo politico che sembrava possedere le stimmate del leader, Matteo Renzi, che aveva portato il Pd ad un successo elettorale senza precedenti.
Ma la sua stella ha brillato per breve tempo, forse perché aveva osato sfidare la vecchia nomenclatura. Questo "affronto" gli è stato fatto pagare pesantemente, sino a demonizzarlo, costringendolo a uscire dal partito e a fondarne un altro che non sembra aver avuto molta fortuna.
Lo ribadiamo: non ci entusiasma la formula dell'"uomo solo al comando" che rischia quasi sempre di sfociare non nell'autorevolezza, ma nell'autoritarismo. E tuttavia, secondo un aforisma che il vecchio Pietro Nenni soleva ripetere, e che fu successivamente ripreso da Giovanni Falcone, le idee e la politica camminano sulle gambe degli uomini. La forza di un partito, la sua competitività, la sua capacità d'iniziativa dipendono in gran parte dal carisma di coloro che ne sono alla guida.
Ma occorre, purtroppo, prendere atto che le idee latitano e che gli uomini, cioè i leader che devono darvi attuazione, mancano. È così che la politica, quella vera, è destinata a morire.
OTTORINO GURGO