José Cuneo Perinetti é un pittore uruguaiano di sangue italiano da parte di padre e madre, nato nel 1887 a Montevideo. I nonni Cuneo giunsero dalla Liguria attorno al 1837 e i nonni Perinetti, dal Piemonte attorno al 1840.

José disegna al Círculo de Bellas Artes con Carlos Maria de Herrera e inizia corsi di scultura con Felipe Menini. Giovanissimo, nel 1906 parte alla volta di Torino, dove entrò nella bottega di Leonardo Bistolfi e disegnò con Antón Mucchi. A Torino Cúneo definisce il suo profilo artistico attraverso l’opera di Fontanesi. Viaggiando a Venezia raccoglie il colore esaltato dei suoi pittori e a Parigi, nel 1909, scoppia la sua ammirazione in una mostra di pastelli e acquerelli. Sceglie questo profilo come supporto per le sue virtù e queste influenze risvegliano in lui le condizioni di grande artista. 

Fin da molto giovane José si riconosce per l’esatta comprensione dei propri valori. Al suo ritorno a Montevideo, nel 1910, portó una serie di “giardini” e “laghi italiani”, che mostrano una composizione di forme in grandi piani, altamente decorati e di colori forti. Nel 1911 va a Parigi e studia alla Vity Academy con la colorista Anglada Camarasa e Van Dongen. È un periodo importante per lui dove si riafferma ispirato dai giardini. Nel 1914 iniziò a dipingere i suoi famosi paesaggi uruguaiani della regione di Treinta y Tres.

Nel 1917 un altro viaggio. È breve ma é molto influente nell’opera di Cúneo e negli altri pittori uruguaiani che ricevono Cúneo al suo ritorno, tutti con la speranza di nuovi messaggi artistici. La grande ispirazione di Cuneo in quel momento fu Gauguin, che a Tahiti dipingeva un’opera “che potrebbe essere il filo conduttore di ciò che è anche nostro” dice. Ció che volle sempre risaltare fu la cultura europea in un paesaggio vergine come quello uruguaiano. Dai francese ha portato la pittura a lunghi piani di colore separati per non sporcarsi, a volte nello sviluppo di quello stile per lasciare scoperto il vuoto della tela tra piani vicini. 

Un altro viaggio fondamentale di Cúneo, per sviluppare il proprio lavoro, fu nel 1927. Le deformazioni espressioniste di Chaim Soutine, lo ispirarono esprimendosi in una prospettiva piena di emozioni, ingrandendo o riducendo oggetti o muovendoli secondo il grado di suggestione che l’artista riceveva, entrando come concezione una specie di selezione favorevole al suo temperamento romantico 

In Francia dipinge una serie di paesaggi di Cagnes con cui apre una mostra a Parigi alla Galleria Zak. La mostra dei paesaggi di Cagnes ha avuto un impatto forte sul valore delle sue opere.

L’opera di Cúneo è costituita da un insieme di movimenti pittorici che caratterizza il suo modo di lavorare. In realtá non ha un atteggiamento molto simile alla sua generazione, quella dei postimpressionisti, degli impressionabili, di quelli che registrano i temi più vari ed eventuali. L’artista inizia il tema prescelto e il suo obiettivo principale e una potente metafora plastica; uno stile marcato dalla ripetizione, molta concentrazione e tanta fantasia. 

Così cominciarono le prime sue vere opere in “serie” come: “I Giardini e i Laghi all’italiana di Albano e Nemi”, i “Paesaggi dei Trenta y Tres”, quelli delle “Isole” degli alberi nei pascoli di pianura; i ritratti sperimentali di amici, per lo più poeti e scrittori, come “Telémaco Morales”, “Sra. de Dieste”, “Nicolás Fusco Sanssone”, ecc.

Un marchio personale di Cúneo, aldilá dal fatto che è considerato un “planista”, sono le serie di “Ranchos” e “Lunas”, con molto rigore nella lotta contro l’equilibrio estetico. Ritornato da un altro viaggio in Europa, il pittore trascorre molto tempo nelle campagne della Florida, in Uruguay, realizzando una serie di opere sui temi dei rancheríos, i ranchos di zolle e paglia, i casolari dei contadini “criollos” che emerge dalla terra come per caso. 

Il Pittore, già sperimentato in diverse tendenze, elimina deliberatamente verticali e orizzontali e non si adatta su quella serie di ranchos. Di questa serie, non è semplicemente l’artista speculativo che schematizza la figura, che ritaglia i colori, delinea i volumi o prova altre teorie plastiche. Nasce in lui una particolare ispirazione e dipinge liberamente, guidato solo dalla sua espressività, è anche da quel tempo di Cagnes, con una sua tavolozza più bassa – più blu e più verde – ma sempre nella vibrazione caratteristica del suo splendido colore.

Le opere piú emblematiche di questo grande pittore                                                                                                                    sono i paesaggi italiani o le Lune e oggi, un suo quadro, non diciamo che puó raggiungere le quotazioni di un Torres García, un Figari o un Blanes, ma nessuno costa meno di 10.000 dollari.

STEFANO CASINI