di Lucio Fero

Gli italiani nel 2021 hanno finora accresciuto i loro consumi del cinque e passa per cento rispetto a quanto hanno fatto nel periodo equivalente del 2020. Non è poca cosa, quel cinque per cento è, in attesa che vengano “messi a terra” gli investimenti da miliardi Ue, ciò che alimenta la ripresa economica, il ritorno di reddito a persone e attività e almeno in parte l’incremento previsto del Pil. Insomma gli italiani stanno spendendo di più (e smettendo di accumulare risparmio aggiuntivo sui conti correnti). Ma…ma c’è una ma per ora grande come una transenna che restringe la carreggiata, domani potrebbe diventare ancora più grande, come un Tir di traverso in mezzo ad un’autostrada.

Inflazione, aumento dei prezzi, diminuzione del potere d’acquisto, diminuito valore della merce denaro…ciò che accade lo si può chiamare in molti modi. E si può legittimamente pensare-sperare sia temporaneo. Così fanno le Banche centrali e così fa Fmi che però dicono che inflazione crescerà fino a Natale per andar via via giù nella prima metà dell’anno prossimo. In un pianeta indebitato fino al 100 per cento del suo Pil, a tanto si è arrivati come effetto del sostegno pubblico a tutte le economie colpite dal Covid. Un po’ di inflazione offre anche respiro. Due, tre per cento di inflazione, cioè di minor valore del denaro offre ai debitori uno sconto, uno sconto che è ossigeno quando i debitori sono Stati in prima battuta e di conseguenza contribuenti. Ma in ambito Ue inflazione già viaggia sopra il 4 per cento e negli Usa è ancora più su.

Per ora soprattutto il comparto produttivo: prezzi alla produzione aumentati di circa il 14 per cento in pochi mesi. Il petrolio, il gas…ma anche il rame, il ferro, l’acciaio, il legno. Quando e quanto di questi costi aumentati saranno trasferiti dalle aziende sui prezzi al consumo? Non ci vorrà molto. Sui prodotti alimentari (aumentati i prezzi del grano e dl riso e dello zucchero e del caffè…) si stima che il trasferimento dell’aumento costi materie prime sui prezzi al consumo, se totale, porterebbe ad aumento prezzi del 30 per cento. Insomma sulla diligenza dei consumi privati che viaggia verso Natale c’è pronto l’assalto dei prezzi in aumento.

Dicono e sperano i governi e le autorità monetarie: passerà. Cioè farà poco danno. Non dovesse passare in pochi mesi, dovesse partire e avvitarsi la spirale prezzi salari e ciò in un mondo super indebitato, montante e persistente inflazione obbligherebbe Bce e Federal Reserve e ogni Banca centrale ad aumentare i tassi di interesse oggi di fatto a zero. Cioè obbligherebbe ogni governo a iniziare rientro dal debito e quindi selezione della spesa pubblica. Per l’Italia… vasto programma.