Mario Draghi (foto Depositphotos)

Il rilancio dell’Italia parte dal mondo della ricerca e dell’istruzione, dove il governo Draghi ha individuato sei riforme da portare a termine entro il 2022 con i fondi del Pnrr, a fronte di un investimento di 17 miliardi di euro. La principale delle riforme sarà quella degli istituti tecnico professionali. Poi, spazio all’orientamento per guidare gli studenti nella scelta di un percorso di formazione adeguato al loro inserimento nel mondo del lavoro. Ed ancora: Reclutamento degli insegnanti e Riorganizzazione del sistema scolastico. Nella cabina di regia di ieri, presieduta dal premier Mario Draghi, il ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi ha illustrato le linee di intervento del proprio Dicastero, annunciando che i primi “bandi per 5 miliardi” potrebbero essere pronti “già entro novembre”. Si tratta di 3 miliardi destinati ad asili nido e scuole dell’infanzia, 400 milioni per le mense, 300 per le palestre, 800 per le scuole nuove e 500 per la ristrutturazione degli istituti. “Iniziamo questo percorso dall’istruzione, formazione e ricerca”, ha spiegato Draghi, “un po’ perché il piano dovrebbe disegnare l’Italia di domani, di quelli che oggi sono giovani e poi questo straordinario evento del Nobel al professor Parisi fa pensare nostre potenzialità nel campo della ricerca e della scienza”. Non solo Formazione e Ricerca, sia pur intese come “fondamentali per la crescita del nostro Paese” come ha argomentato il presidente del Consiglio. Perché sì: per il rilancio dell’Italia, dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, come ci ha tenuto a ricordare il ministro della Salute Roberto Speranza, sono in arrivo anche “20 miliardi da destinare alla Sanità”. E poi, con il decreto del ministro Giovannini, arriveranno 2,8 miliardi per 159 piani di rigenerazione urbana e di edilizia pubblica già presentati da Regioni e Comuni. “La presidenza ha già chiesto a tutti i ministeri ulteriori provvedimenti necessari per semplificare gli iter dei singoli progetti: molti sono già arrivati e presto ci sarà un altro provvedimento con altre semplificazioni”, ha ricordato Draghi. “Abbiamo sempre mantenuto gli impegni e non vogliamo smettere ora” ha concluso.