Aosta (Depositphotos)

di Franco Esposito

L'incubo della miseria. Situazione e stato sociale impensabile, prima dell'aggressione spietata e duratura del Covid 19. Il coronavirus ha steso la Val d'Aosta. L'ha messa praticamente supina: da più ricca d'Italia si ritrova nella condizione di più bisognosa in assoluto. Abitata ora dal terrore e dal bisogno. L'incredibile metamorfosi preoccupa e allarme chi segue da lontano l'incredibile cambiamento. Una sorta di scivolone nel burrone. Giù giù, sempre più giù.

I soldi che non ci sono più, e questo è l'aspetto principale che angustia la Valle d'Aosta, ex ricca d'Italia. Alla Caritas pervengono fiumi di richieste d'aiuto. Il 61,1 per cento in più rispetto al 2019. Un triste malinconico drammatico record. Almeno a livello italiano. Lo sconvolgente dato proviene dall'ultimo rapporto della Caritas sulla povertà, riferito al 2020.

Il documento questo segnala: 839 valdostani hanno chiesto aiuto alla Caritas; erano 512 l'anno scorso. Il dato che sparge l'allarme certificato è rappresentato da 512 persone che non erano mai ricorse al canale di solidarietà della Caritas.

Piena di bellezze, soprattutto castelli, confinante a nord con la Svizzera, a ovest con la Francia e con il Piemonte a est, la Val d'Aosta è la regione più piccola d'Italia e la meno popolata: 3263 chilometri quadrati di superficie, 125mila abitanti. Il territorio è completamente montano. Istituita nel 1946 con l'abolizione della provincia di Aosta.

Il Pil pro capito era pari a 35.264, il secondo tra le regioni e le province autonome d'Italia. Però era; oggi la situazione è completamente cambiata, purtroppo in peggio. L'impoverimento prodotto dal lockdown - blocco delle attività lavorative, in particolare quelle stagionali legate al turismo – ha messo in luce e fatto emergere la fragilità di quei lavoratori precari con tutele sporadiche. Uomini e donne dell'ex piccola regione alpina cercano un sostegno di cui forse mai avrebbero creduto di avere bisogno. Il dramma quotidiano è sotto gli occhi di tutti, certificato appunto dalle innumerevoli richieste di aiuto alla Caritas.

La pandemia ha messo molti valdostani in una condizione di palese pesante difficoltà. Risultano di conseguenza intensificati, sempre più fitti e pressanti, i contatti con la Caritas diocesana. Il mezzo che ha favorito i contatti è stata l'attivazione del numero verde della Caritas. La novità ha attenuato (e praticamente attutito) quel senso di vergogna che spesso accompagna le richieste di aiuto di chi non è abituato a farle. La Val d'Aosta oggi gronda purtroppo un considerevole numero di nuovi poveri. Disperati, senza lavoro, senza più cespiti.

La Valle è in pratica una sola città, Aosta, poi tanti paesini con qualche centinaio di residenti. Realtà dove tutti conoscono tutti, anche se c'è più isolamento e meno comunità rispetto a qualche anno fa. In queste condizioni, non è facile proteggere con la riservatezza le condizioni personali. Ma è solo una indicazione.

Il direttore generale della Caritas diocesana di Aosta, Andrea Gatto, mette in primo piano le cifre. "I numeri su cui applicare percentuali statistiche complesse sono davvero piccoli". Ma chi sono i nuovi poveri generati dalla pandemia? Innanzitutto persone che non hanno avuto immediato accesso a interventi del servizio pubblico. A cassa integrazione o ristori nazionali e regionali. Persone con scadenze da onorare.

In Val d'Aosta alcuni generosi proprietari di case sono venuti incontro alla situazione di grave emergenza. Ma l'affitto poi alla fine lo devi pagare. La Caritas ha contribuito anche alla spesa alimentare. E lo scenario post apice della pandemia presenta i connotati della drammaticità. Di roseo proprio nulla. Però la Caritas diocesana della Val d'Aosta insegue una impressione relativamente positiva. Comunque non negativa, è l'ultima speranza. "L'aumento di nuove persone che chiedono aiuto sta rallentando".

Ma il grido di dolore resta comunque forte. Si possono ascoltare, e sono numerosi, abituali, quotidiani, insistenti, racconti come questo. Una giovane valdostana con due figli a carico ha il marito che lavorava nell'edilizia, costruzioni, ristrutturazioni e quant'altro di casa in montagna. Dall'oggi al domani non è stato più chiamato, il lavoro è sparito. Lei, moglie e mamma, faceva le pulizie per poche ore in casa di alcuni vicini e si dava inoltre da fare dando una mano in un bar del centro.

Prima della pandemia, questa famiglia non aveva mai pensato di finire tra le persone a rischio povertà. Invece è accaduto; le conseguenze sono facili da immaginare. "In poche settimane è cambiato tutto".

Cambiato come? I due figli della coppia mancano del necessario per andare a scuola e frequentarla come sarebbe necessario. Mancano i soldi per i regalini di Natale e per qualche cenetta in pizzeria, tutti insieme, padre, madre e figli.

Il capofamiglia ha dovuto chiamare la Caritas. "Siamo una famiglia scoperta". Come tante purtroppo in Val d'Aosta. La regione ex ricca d'Italia.