canto, musica, tenore, cantante

DI MARCO FERRARI

A ottant’anni Pino Donaggio, quello di” Io che non vivo (senza te)”, ha deciso di raccontarsi nella biografia “Come sinfonia”, scritta a quattro mani con Anton Giulio Mancino, che insegna Cinema all’Università di Macerata, per l’editore Baldini Castoldi. Autore di decine di colonne sonore cinematografiche ha avuto il privilegio che le sue canzoni fossero interpretate dalle grandi voci in tutto in mondo. Il 24 novembre Donaggio raggiungerà il fatidico traguardo di diventare ottantenne nella sua casa di Venezia con accanto la pila dei nuovi libri. 

«L’idea della biografia è venuta a Mancino - spiega Donaggio – e io mi sono deciso a scriverla quando un giorno, in televisione per i cinquant’anni del mio brano “Io che non vivo”, sento dire che c’erano dei miei parenti che non credevano fossi ancora vivo. Con Mancino abbiamo lavorato durante il lockdown, due ore al giorno via Skype».

Giuseppe "Pino" Donaggio (Burano, 24 novembre 1941), noto cantautore e compositore italiano, dopo il successo del suo brano principe, che ha venduto oltre 80 milioni di copie, ha deciso di dare una svolta all’esistenza e da cantante si è fatto compositore per il cinema lavorando soprattutto con Brian De Palma in un lungo sodalizio riguardante ben sette film, tra i quali “Omicidio a Luci Rosse” e “Vestito per uccidere”, ma pure gli italiani Dario Argento e Pupi Avati. Una doppia carriera, dunque. Ma in entrambe le sue esistenze Donaggio ha mostrato di essere una persona per bene, umile, misurata, datata di un talento naturale che gli ha consentito di essere violinista, compositore e cantautore, un ultimo romantico, un antidivo. Nato nella laguna veneziana, nell’isola di Burano, e cresciuto nei pressi di Rialto, Pino Donaggio coltiva la passione per la musica sin da subito e, dimostrando uno straordinario e precoce talento ed entra nel Conservatorio di Venezia. Il suo destino, come lui stesso ammette, era quello di diventare violinista. Da Venezia passa a Milano, si perfeziona, cresce, matura anche l'ambizione di scrivere canzoni. E’ così che emoziona i giovani di una volta calcando il palco del Festival di Sanremo dieci volte: da “Come sinfonia”, di cui si festeggia quest'anno il sessantesimo anniversario, a “Io per amore”, passando per i brani più rock'n'roll come “Il cane di stoffa” e “Giovane giovane”, fino ad arrivare all'indimenticabile “Io che non vivo (senza te)”, brano cantato in tutto il pianeta, diventato in America “You Don't Have to Say You Love Me”, interpretato da Dusty Springfield ed Elvis Presley. 

«Arrivato al successo, - scrive Terence Hill nella prefazione al libro - Donaggio matura a sorpresa un altro cambio di rotta e, un po' per caso un po' per destino, inizia a comporre colonne sonore per il cinema e le sue musiche sono tra le più apprezzate da pubblico e addetti ai lavori, premiate, fanno scuola: da Hollywood alla RAI con la fiction italiana per eccellenza, “Don Matteo”. In questo libro, intimo e spassionato, il maestro Donaggio racconta e si fa raccontare per la prima volta con i tempi e i modi ampi e armoniosi della sinfonia: tra ricordi, salti temporali, aneddoti sugli amici, gli incontri insoliti, le avventure di chi ha vissuto dall'interno il mondo fascinoso e inaccessibile del palcoscenico, ci restituisce non solo la storia di una passione inestinguibile per la musica, ma anche il ritratto affabulante di un uomo che ha sempre preferito la semplicità, la schiettezza e la libertà alle luci della ribalta.» 

E lui stesso ammette: «Mi sembra impossibile aver fatto tutte le cose che ci sono scritte. Ho cominciato a 11 anni, per studiare violino al Conservatorio di Venezia, poi a Milano. Ho fatto il cantante per caso: Mina non poté interpretare “Come sinfonia” a Sanremo perché aveva altri due pezzi, fu lei a insistere di mettermi alla prova». Il cinema è stato per lui un incontro casuale, anche se "Io che non vivo" finì nel film “Vaghe stelle dell’Orsa” di Luchino Visconti. Lui andava nelle sale anche due volte al giorno, ma non pensava che avrebbe scritto musiche per i film. Il primo lavoro fu “A Venezia... un dicembre rosso shocking” di Nicolas Roeg. Non poteva essere che lui a descrivere la sua città natale musicalmente. Poi l’incontro con De Palma: «Quando morì Bernard Herrmann, il compositore che prima lavorava per Hitchcock, - spiega l’autore - De Palma non sapeva come fare per le musiche di Carrie. Un suo amico aveva comprato il disco del film di Roeg e glielo fa sentire. De Palma trova delle affinità con Herrmann, mi cerca e io dico ovviamente di sì».

Dopo sono venuti "Vestito per uccidere", "Omicidio a luci rosse", "Blow out". Ma ha lavorato anche per Joe Dante, Dario Argento, Lucio Fulci. «Ho composto colonne sonore per molti horror, ma non volevo essere etichettato e sono passato alle commedie, “Cin Cin” con Mastroianni e Julie Andrews. Poi il cinema politico con Ferrara, “Non ci resta che piangere” e fiction televisive come Don Matteo. Ho cercato di diversificare. Ho pubblicato una raccolta con le canzoni apparse nei film. Non amo riarrangiare i vecchi pezzi. E odio i revival. Sa quante volte mi hanno chiamato per ricantare in tv? A vedere antichi colleghi al microfono mi viene una tristezza».