CIÓ CHE RIMANE DEL CIRCOLO NAPOLETANO DI PAYSANDÚ

Tra gli anni 1870 e 1880 la società uruguaiana, come molti paesi in America, cominció ad organizzare la copertura della salute, beneficenza, con fini educativi, scientifici, filosofici, culturali, religiosi, produttivi, commerciali e ricreativi.

Le società più comuni erano quelle formate da comunità di immigrati, per formare casse mutue in favore della cura in salute, carità e beneficenza tra i cittadini e coetanei, rendendo piú facile l'accesso all'istruzione e l'insegnamento della lingua madre. Secondo Settembrino Pereda, alla fine del XIX secolo c'erano a Paysandú una trentina di associazioni sociali e i più comuni erano quelli del tipo "reciproco" Aiuto".

Questa condizione ha reso la cittá di Paysandú in città, a eccezione di Montevideo, con un maggiore spirito di associazionismo. La comunità italiana era la più numerosa a Paysandú e questo ha portato alla fondazione di più di un'associazione "nostrana". La prima importante fu La Sociedad Italiana de Socorros Muruos Circolo Napoletano", poi semplicemente "Circolo Napoletano". Fu fondata il 1 novembre del 1890 da un gruppo di campani per lo più della provincia di Napoli. Dieci anni prima, nel 1880, a Montevideo, questo gruppo aveva creato la "Società Italiana di Mutuo Soccorso Circolo Napolitano", che insieme al Circolo di Paysandú, si diventarono i solo due centri reciproci dei napoletani residenti nel paese. Il Circolo Napoletano di Paysandú ha raggiunto la copertura regionale e aveva fino a quasi 500 soci.

Il suo primo presidente fu Alfonso D'Urso. Altri nomi che sono passati attraverso il suo Consiglio di Amministrazione in diverse posizioni e passato i tempi sono: Juan Antonio Cola, Domingo Francolino, Onofre Sarlo, Mateo Nerone, Luis Menafra, José Florio, Blas Zinno, Roque Scotellaro, Juan Martorelli, Satiago Castellini, Francisco Mele, Roque Laviano, José Ottati, José San Juan, Ernesto Zurzolo, Domingo De Santis, Roberto Carotini, Alberto Barbieri, Juan Bertoni, Humbert.

Nelle fasi successive da segnalare la forte influenza di Ennio Fúccaro e Pierino Della Mea che fondarono piú tardi, nel 1908, il "Circolo Napoletano Femenile". Alcuni amministratori furono: Giuseppa Scelta in Ravazzani, Regina P. de Ferraris, María Colombino, Isabel G. de Sarlo, Modesta Cassola, Maria Saporiti, Juana B. de Francolino, Giuseppina Bulanti e Giulia Adamoli in Carotini.

Il Circolo Napoletano era membro della Croce Rossa d'Italia e della Società "Dante Alighieri" , giá dal 1895, molto prestigio nella società che ha sempre mantenuto buoni rapporti con i medici locali. Il Circolo si è distinto per il loro suo arduo lavoro nella fase di appoggio a tutti i campani, ma anche a tutti gli italiani.

Attorno al 1911, all'Esposizione Internazionale di Torino, venne conferito al Circolo Napoletano un diploma e una medaglia d'argento per la sua opera patriottica e di carità. Poco dopo la fondazione del Circolo, nel 1897 iniziò la costruzione della propria sede su un terreno di via Florida a Paysandú, Nel 1900 fu costruito il piano superiore e ci furono altri miglioramenti terminando il palazo nel 1912. Era vita come il Quartier Generale del Circolo e serviva ad altri scopi diversi, come scuola di lingua italiana, sala da ballo, spettacoli, boxe, artiste, conferenze, eccetera e tutto ciò serví a generare un po' di soldi e mantenere le casse dell'istituzione sane.

Ma gli sforzi di questa società avviate cominciarono a decadere attorno al 1933, quando lo stato aumentò i dazi doganali sui farmaci e questo indusse molti di loro a iniziare a usare parte delle riserve economiche per riscuotere meno ai soci. Si persero poco a poco vantaggi importanti come benefici per la salute o invalidità, spese funerarie, sussidio scolastico, nonché mantenimento delle cure mediche che fu l'ultimo a scomparire. Per qualche anno fu mantenuto solo l'usufrutto usufrutto dei pantheon nel cimitero.

Arivato 1970, il Circolo funzionava a malapena, con pochi soci, con debiti e con un edificio impossibile da mantenere. Il sindaco Belvisi di Paysandú, fece un accordo in base al quale la proprietà passava nelle mani del comune e i soci hanno potevano mantenere le cure mediche e alcuni altri benefici.

Si raggiunse un accordo che comportava un restauro del palazzo per utilizzare a scopi culturali. Detto questo il 18 luglio 1976 fu inaugurato all'interno della struttura El Museo Histórico Comunal, qualcosa rivendicato dai cittadini di Paysandú dal 1942. Il museo si trasferí ad un locale più grande e il Circolo fu utilizzato per alcuni uffici della Direzione Cultura e scuola della musica comunale. Son passati gli anni e, con il degrado e l'incuria nel 2002, moriva il Circolo Napoletano di Paysandú. Álvaro Lamas riuscí a firmare un accordo con l'Udelar, per installarvi una succursale della Escuela Nacional de Bellas Artes nell'anno 2003 ma era economicamente impossibile adattarlo in forma immediata per un funzionamento corretto. Questo ha richiesto tempo e finalmente, nel 2007 fu ri inaugurato. La facciata della casa nobiliare dei resti napoletani come nel 1912 rimasero dei cimeli. Da un punto di vista artistico è molto interessante perché ha sculture di un ricco simbolismo fatto dallo scultore napoletano Francesco Palermo Data la loro altezza è impossibile apprezzarli dal basso. Sul frontespizio, finito in triangolo isoscele, appare una figura femminile simbolo dell'Italia liberata dalla dominazione austriaca. La stella sulla fronte, l'atteggiamento d'insegnare con la mano destra estesa su una corona d'alloro e una bandiera verticale sostenuta col braccio sinistro che porta la mano al cuore, furono gli elementi che portarono a denominare questa parte della città come "Bella Italia".

E a Paysandú nasce il più vecchio simbolo della penisola: la Stella d'Italia che non ha mai avuto una bandiera, ma ha rispettato l'atteggiamento attraverso la corona d'alloro a braccio teso sulla mano sinistra piegata sul cuore. Il quartiere Bella Italia di Paysandú ha, alla base cubica altri due simboli, una ruota e un'aquila. La ruota è una figura stata molte volte da i romani come simbolo di progresso. D'altra parte abbiamo l'aquila, che si trova a sinistra del Bella Italia, altro elemento simbolico. In questo caso è classica l'Aquila romana appoggiata, con le ali aperte e la testa sagomata sulla sinistra e simboleggia il riconoscimento di Roma come capitale del Regno d'Italia. Poi c'é un altro simbolo tipico dell'esoterismo classico, Confronto tra le due statue "Bella Italia", quella di Brescia (1864) e Paysandú (1912) usato nei pantheon.

Si tratta di ciò che sembra, a occhio nudo, un'anfora ma che, in in realtà é un'urna funeraria dove sono conservate le ceneri. La sua forma è a dei tipici antichi romani e il cappuccio conico ha, in un' estremità un pezzetto che simula un ananas mentre che la sua base è adornata con una ghirlanda di verdura e i suoi manici sono dei leoni. L'ananas si riferisce alla ghiandola pineale che ha la forma di un ananas. In linguaggio simbolico può avere più di un'interpretazione, a seconda delle culture. Tra i significati più comuni che abbiamo quello con cui si connette l'ananas l'aldilà, con cui alcuni chiamano "l'occhio della mente" o "il terzo occhio", insomma, con un altro mondo.

Le facce dei leoni sono figure impegnative, come guardiani . Secondo la leggenda le spoglie mortali custodiscono l'anima del defunto, secondo le religioni classiche, nel in paradiso, attraverso appunto dalla ghiandola pineale. Questo simbolismo della morte e l'aldilá è riconosciuto come una delle principali funzioni della società di mutuo soccorso fornendo sostegno ai suoi membri nel momenti difficili e davanti alla perdita di familiari, fornendo un luogo di sepoltura sicuro con aiuti finanziari e contenimento sociale. Infine c'é uno stemma che spicca al centro del fronte. Lo stemma del Regno di Napoli, con il "trinacria" ,caratteristico dell'isola di Sicilia e del Vesuvio, caratteristico di Napoli.

A Montevideo, purtroppo, attorno agli anni '80, la sede del Circolo Napoletano, fu abbandonata dopo una serie di pessime gestioni, abbandonando soprattutto la nostra collettività. Non si sa bene ancora a nome di chi fosse perché, tutt'oggi, all'angolo delle vie Zelmar Michelini e Soriano, c'é la ex sede del Circolo Napoletano che, per anni, è stato un parcheggio, ma che lo vediamo tutto blindato da mattoni. La prima grande perdita della nostra comunità che, per una ventina d'anni, è andata avanti a Paysandú, ma che, a Montevideo, è morta una quarantina di anni fa.

STEFANO CASINI