Caro Direttore, 

Nelson Di Maggio, una delle grandi figure della critica culturale uruguaiana, è morto nei giorni scorsi, il 4 novembre per la precisione, all’età di 92 anni. In un comunicato, la Dirección Nacional de Cultura e l’Instituto Nacional de Artes Visuales evince un profondo dolore per la scomparsa di Di Maggio, “che ci lascia la sua eredità attraverso i suoi testi e le sue raccolte di libri e di arte contemporanea”. 

Nelson Di Maggio nacque a San José de Mayo il 3 dicembre 1928 ed ha lavorato tutta la sua vita come critico d’arte, curatore, insegnante e scrittore. Il nonno Salvatore, proveniente dal palermitano, giunse nella cittá vicina alla capitale nel XIX secolo, come tantissimi connazionali.

Nel 2016, l’attuale vicepresidente di Sodre, Adela Dubra, l’artista Martín Sastre e il direttore del Museo Nazionale di Arti Visive, Enrique Aguerre, hanno promosso un riconoscimento a Di Maggio, in cui hanno messo in evidenza il suo ruolo nella cultura uruguaiana. 

L’invito includeva una grande frase dello stesso premiato: “Per essere un grande critico d’arte devi essere in grado di vincere un nemico a settimana e comunque non rimanere mai a corto di amici”. Per molti era un genio prezioso che, in ogni caso, é stato sempre molto acuto nella sua critica, lontano dall’altro critico di spicco, anche lui di origine italiana, scomparso qualche anno fa, Jorge Abbondanza, Direttore della Sezione Culturale de EL PAIS per decenni.

I primi articoli di Di Maggio furono pubblicati nel 1953 su El Nacional, il giornale diretto da Carlos María Gutiérrez e il cui staff comprendeva, tra l’altro,  illustri personaggi del giro culturale del paese. 

La parte più recente della  sua carriera si è svolta nel quotidiano La República,  dove ha iniziato a pubblicare nel 1990. Ricordiamo che, per molti anni, il nostro GENTE D’ITALIA si pubblicava in quel giornale. Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 ha scritto per El País.

Quest’anno sono stati pubblicati i due volumi che compilano, la sua opera completa: Sette decenni di critica d’arte, attraverso la Fondazione José Gurvich, Itaú, l’Università ORT e l’Ambasciata della Spagna. È un libro fondamentale per comprendere l’arte in Uruguay dagli anni ’50 ad oggi.

Come egli stesso rileva nel prologo del libro, “appartenevo a una generazione illustre che ha assistito e giudicato un periodo brillante della cultura nazionale”. Colto, sincero, informato, i suoi articoli furono una lezione di sensibilità ed eleganza. Due attributi che ora ci mancheranno di più.

STEFANO CASINI